Il Libano si spezza di nuovo: Israele avanza, il mondo parla e Beirut brucia
L'IDF supera il Litani, Netanyahu ordina l'espansione delle operazioni e la diplomazia internazionale si riunisce — ma intanto Tiro si svuota e uno scrittore dice quello che i governi non vogliono sentire
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الجيش الإسرائيلي يتجاوز نهر الليطاني ونتنياهو يأمر بتوسيع العمليات والدبلوماسية الدولية تجتمع — لكن صور تفرغ من السكان وكاتب يقول ما لا تريد الحكومات سماعه
C'è una certa brutalità nella ripetizione. Il Libano torna a essere teatro di invasione, le colonne di fumo tornano sui sobborghi di Beirut, e la comunità internazionale torna a convocare riunioni d'urgenza. Netanyahu ha ordinato all'IDF di espandere le operazioni terrestri, definendolo «una svolta radicale» nella strategia contro Hezbollah. Le forze israeliane hanno superato il fiume Litani, preso il castello medievale di Beaufort — con tutta la carica simbolica che porta — e tagliato di fatto il Paese in due. Non è un'operazione chirurgica. È una penetrazione militare profonda, in spregio agli impegni di tregua e alla risoluzione ONU che quella tregua dovrebbe garantire.
La risposta internazionale segue uno schema già visto: la Francia chiede una riunione lampo del Consiglio di Sicurezza, il ministro di Parigi ricorda che «Israele ha diritto a difendersi, ma così contravviene ai propri impegni». Teheran alza la posta dichiarando che il cessate il fuoco in Libano è condizione necessaria per qualsiasi accordo con Washington, mentre gli Stati Uniti — nella figura del Segretario di Stato Rubio — annunciano l'imminente comunicazione di un cessate il fuoco. Nel frattempo i raid continuano. La diplomazia, come spesso accade in questo conflitto, parla al futuro mentre il presente brucia.
A dare la misura umana di tutto questo è lo scrittore libanese Charif Majdalani, che con lucidità scomoda dice l'essenziale: «Siamo tornati indietro di trent'anni». Il governo libanese si trova a gestire una guerra per cui non era stato né eletto né preparato. Uno Stato già fragilissimo, svuotato da decenni di paralisi istituzionale e dalla catastrofe economica del 2019, è ora costretto a reggere il peso di un conflitto che altri — Israele, Hezbollah, Iran, Stati Uniti — decidono sui suoi confini e sul suo cielo. La città di Tiro, una delle più antiche del Mediterraneo, si svuota di abitanti come se la storia non avesse insegnato nulla.
Il rischio concreto, come avverte Majdalani, è l'implosione: non solo militare, ma sociale e politica. Ogni volta che il Libano viene «liberato» da qualcuno, finisce per ritrovarsi più in macerie di prima. Sarebbe utile che chi muove truppe e firma accordi lo ricordasse — prima dell'annuncio del cessate il fuoco, non dopo.