Raid israeliani, piazze divise e filmmaker che filmano le macerie: il Libano affronta la guerra con corpi e identità spezzati
Raid israeliani nel sud del Libano, almeno dodici morti in un giorno. A Beirut la piazza sciita si mobilita, ma il resto del Paese tace. Una filmmaker documenta le macerie per non dimenticare. Tre segnali di un Paese che si frammenta mentre brucia.
L'IDF supera il Litani, Netanyahu ordina l'espansione delle operazioni e la diplomazia internazionale si riunisce — ma intanto Tiro si svuota e uno scrittore dice quello che i governi non vogliono sentire
Israele espande le operazioni terrestri in Libano, supera il Litani e ordina raid su Beirut. La Francia convoca il Consiglio ONU, l'Iran pone condizioni, Rubio promette un cessate il fuoco imminente. Ma lo scrittore Majdalani ricorda che il Paese rischia di implodere — e che trent'anni di storia sembrano cancellati in pochi giorni.
Mentre i negoziati si trascinano, i raid israeliani colpiscono minori e siti Unesco. L'Occidente osserva, gli organismi internazionali protestano — ma il conto continua a salire.
Settantasette bambini uccisi o feriti in una settimana, siti Unesco sotto attacco, colloqui di pace che avanzano mentre i soldati israeliani si avvicinano a Beirut. Il Libano paga un prezzo altissimo nel silenzio dell'Occidente.
Mentre Francesca Albanese porta in Senato le prove di una tortura sistematica, Amira Musallam sfida israeliani e mondo a stare fisicamente accanto ai palestinesi in Cisgiordania
Francesca Albanese porta in Senato le prove di una tortura sistematica nei Territori occupati, mentre Amira Musallam costruisce ponti con israeliani e volontari internazionali in Cisgiordania. Due approcci diversi, una sola urgenza: non guardare dall'altra parte.
Israele avanza via terra, i villaggi scompaiono, i morti superano tremila. E il cessate il fuoco è ancora «formalmente» in vigore.
Le forze israeliane operano via terra in Libano oltre la linea gialla, 19 villaggi evacuati, oltre 3.000 morti dall'inizio delle operazioni. Il cessate il fuoco è «formalmente» in vigore. Un'analisi di cosa significano questi fatti — e perché il silenzio internazionale è parte del problema.
Mentre le borse festeggiano e i diplomatici trattano, il Libano brucia ancora. Un cortocircuito che racconta tutto.
Mentre le borse europee salgono ai massimi storici scommettendo su un accordo nucleare con l'Iran, il Libano subisce raid, saccheggi e oltraggi ai simboli religiosi. Un'analisi del cortocircuito tra diplomazia, mercati e realtà sul campo.
Ogni mattina riceviamo immagini che non vorremmo vedere. La tentazione di chiudere la pagina è umana, ma chi commette atrocità conta esattamente su questo
Le immagini di bambini morsicati dai topi a Gaza rimettono al centro una domanda scomoda: come reagiamo di fronte all'orrore continuo? La tentazione di chiudere la pagina è umana e comprensibile, ma chi compie atrocità su larga scala conosce bene questo meccanismo di saturazione emotiva e lo sfrutta a proprio vantaggio. L'articolo riflette sul rischio dell'indifferenza collettiva, con un occhio particolare alle comunità arabe in Italia che vivono il conflitto come una ferita personale, e suggerisce forme concrete e sostenibili di attenzione attiva.
Ancora una volta Bruxelles sceglie l'immobilismo. E chi paga il prezzo sono i civili palestinesi.
L'Unione Europea ha scelto ancora una volta di non imporre sanzioni a Israele nonostante il conflitto in corso a Gaza, confermando la propria incapacità di tradurre le dichiarazioni in azioni concrete. Secondo Middle East Eye, questa scelta non è frutto di incapacità tecnica ma di mancanza di volontà politica. Il risultato è una crescente perdita di credibilità e peso diplomatico dell'UE agli occhi del mondo arabo e della comunità internazionale. Per le comunità arabe in Europa, l'Unione continua a rivelarsi un interlocutore inaffidabile e privo di coerenza tra i valori proclamati e le scelte reali.
Capire perché Israele non riesce — o non vuole — uscire dal ciclo dei conflitti significa guardare alle contraddizioni interne di un progetto politico che scricchiola
Un'analisi di Middle East Eye sostiene che la politica israeliana di guerra continua non sia solo una scelta strategica, ma il riflesso di una crisi profonda del sionismo come progetto politico. Le contraddizioni interne della società israeliana — religiose, etniche, culturali — renderebbero il conflitto permanente uno strumento di coesione identitaria più che una necessità militare. Una chiave di lettura utile per comprendere le dinamiche del Medio Oriente al di là della cronaca quotidiana.
Lo stretto di Hormuz chiuso significa petrolio alle stelle e crescita italiana a rischio: ecco cosa potrebbe succedere davvero
Confindustria lancia un avvertimento serio: se la guerra in Iran dovesse prolungarsi e portare alla chiusura dello stretto di Hormuz, l'Italia e il mondo intero potrebbero affrontare la crisi energetica più grave mai registrata. Le stime di crescita italiane sono già sotto pressione, e a rischio ci sono in particolare i volumi di export verso i mercati internazionali. Uno scenario che preoccupa anche chi opera negli scambi commerciali tra Italia e mondo arabo.
Decenni di calcoli errati su Teheran stanno mostrando il loro conto salato. Un'analisi di quello che non ha funzionato nella grande strategia occidentale
Israele e gli Stati Uniti hanno puntato per decenni su una strategia di cambio di regime in Iran attraverso sanzioni, isolamento e pressione militare, ma i risultati sono stati opposti alle attese. Il regime iraniano ha mostrato una resilienza inaspettata, mentre le pressioni esterne hanno spesso rafforzato la narrativa del governo di Teheran e indebolito le forze riformiste interne. Un'analisi delle ragioni strutturali di questo fallimento strategico, con ricadute dirette sugli equilibri di tutto il Medio Oriente e del Mediterraneo.
Il patriarca latino di Gerusalemme scrive alla sua diocesi e non usa mezze parole: la guerra è diventata un idolo, e gli algoritmi decidono chi deve morire
Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, ha scritto una lettera aperta alla sua diocesi denunciando che la guerra è diventata un "culto idolatra" e che i civili non sono più considerati vittime collaterali. Pizzaballa distingue nettamente tra chi occupa e chi è occupato, rifiutando la falsa equivalenza tra le parti. Denuncia anche l'uso di algoritmi per decidere chi colpire e segnala il peggioramento della situazione in Cisgiordania, con aggressioni e insediamenti in aumento.
Fonte: BBC Arabic
**NOTA REDAZIONALE:** L'analisi che segue è firmata da Jeremy Bowen, storico corrispondente ed editor per gli affari internazionali della BBC. Il testo, pubblicato originariamente su BBC Arabic, offre una lettura critica della strategia militare dell'amministrazione Trump nei confronti dell'Iran. --- ## Analisi: Trump combatte una guerra basata sull'istinto, e questo non funziona *Jeremy Bowen,