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Il Libano si spezza di nuovo: Israele avanza, il mondo parla e Beirut brucia
Melih Akkus · Pexels

Il Libano si spezza di nuovo: Israele avanza, il mondo parla e Beirut brucia

L'IDF supera il Litani, Netanyahu ordina l'espansione delle operazioni e la diplomazia internazionale si riunisce — ma intanto Tiro si svuota e uno scrittore dice quello che i governi non vogliono sentire

لبنان ينقسم من جديد: إسرائيل تتقدم والعالم يتحدث وبيروت تحترق

الجيش الإسرائيلي يتجاوز نهر الليطاني ونتنياهو يأمر بتوسيع العمليات والدبلوماسية الدولية تجتمع — لكن صور تفرغ من السكان وكاتب يقول ما لا تريد الحكومات سماعه

Israele espande le operazioni terrestri in Libano, supera il Litani e ordina raid su Beirut. La Francia convoca il Consiglio ONU, l'Iran pone condizioni, Rubio promette un cessate il fuoco imminente. Ma lo scrittore Majdalani ricorda che il Paese rischia di implodere — e che trent'anni di storia sembrano cancellati in pochi giorni.
إسرائيل توسع عملياتها البرية في لبنان وتتجاوز نهر الليطاني وتشن غارات على بيروت. فرنسا تدعو مجلس الأمم المتحدة والإيران تضع شروطاً وروبيو يعد بوقف إطلاق نار وشيك. لكن الكاتب مجدلاني يذكّر بأن البلد يخاطر بالانهيار — وأن ثلاثين سنة من التاريخ تبدو ممحاة في أيام قليلة.
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C'è una certa brutalità nella ripetizione. Il Libano torna a essere teatro di invasione, le colonne di fumo tornano sui sobborghi di Beirut, e la comunità internazionale torna a convocare riunioni d'urgenza. Netanyahu ha ordinato all'IDF di espandere le operazioni terrestri, definendolo «una svolta radicale» nella strategia contro Hezbollah. Le forze israeliane hanno superato il fiume Litani, preso il castello medievale di Beaufort — con tutta la carica simbolica che porta — e tagliato di fatto il Paese in due. Non è un'operazione chirurgica. È una penetrazione militare profonda, in spregio agli impegni di tregua e alla risoluzione ONU che quella tregua dovrebbe garantire.

La risposta internazionale segue uno schema già visto: la Francia chiede una riunione lampo del Consiglio di Sicurezza, il ministro di Parigi ricorda che «Israele ha diritto a difendersi, ma così contravviene ai propri impegni». Teheran alza la posta dichiarando che il cessate il fuoco in Libano è condizione necessaria per qualsiasi accordo con Washington, mentre gli Stati Uniti — nella figura del Segretario di Stato Rubio — annunciano l'imminente comunicazione di un cessate il fuoco. Nel frattempo i raid continuano. La diplomazia, come spesso accade in questo conflitto, parla al futuro mentre il presente brucia.

A dare la misura umana di tutto questo è lo scrittore libanese Charif Majdalani, che con lucidità scomoda dice l'essenziale: «Siamo tornati indietro di trent'anni». Il governo libanese si trova a gestire una guerra per cui non era stato né eletto né preparato. Uno Stato già fragilissimo, svuotato da decenni di paralisi istituzionale e dalla catastrofe economica del 2019, è ora costretto a reggere il peso di un conflitto che altri — Israele, Hezbollah, Iran, Stati Uniti — decidono sui suoi confini e sul suo cielo. La città di Tiro, una delle più antiche del Mediterraneo, si svuota di abitanti come se la storia non avesse insegnato nulla.

Il rischio concreto, come avverte Majdalani, è l'implosione: non solo militare, ma sociale e politica. Ogni volta che il Libano viene «liberato» da qualcuno, finisce per ritrovarsi più in macerie di prima. Sarebbe utile che chi muove truppe e firma accordi lo ricordasse — prima dell'annuncio del cessate il fuoco, non dopo.

هناك وحشية معينة في التكرار. لبنان يعود ليكون مسرحاً للغزو، أعمدة الدخان تعود فوق ضواحي بيروت، والمجتمع الدولي يعود ليدعو إلى اجتماعات طوارئ. نتنياهو أمر جيش الاحتلال بتوسيع العمليات البرية، معرّفاً إياها بأنها «تحوّل جذري» في الاستراتيجية ضد حزب الله. القوات الإسرائيلية تجاوزت نهر الليطاني، استولت على قلعة بوفور التاريخية — بكل ما تحمله من دلالة رمزية — وقسمت البلاد فعلياً إلى نصين. إنها ليست عملية جراحية. إنها اخترااق عسكري عميق، يسفّه العهود بوقف إطلاق النار وقرار الأمم المتحدة الذي يفترض أن يضمنها.

الرد الدولي يتبع نمطاً مألوفاً: فرنسا تطلب جلسة طارئة سريعة لمجلس الأمن، والوزير الفرنسي يذكّر بأن «لإسرائيل الحق في الدفاع عن نفسها، لكن هذا ينتهك التزاماتها». طهران ترفع المراهنات معلنة أن وقف إطلاق النار في لبنان شرط ضروري لأي اتفاق مع واشنطن، بينما الولايات المتحدة — في شخص وزير الخارجية روبيو — تعلن عن اتصال وشيك لوقف إطلاق النار. وفي الوقت نفسه، تستمر الغارات. الدبلوماسية، كما يحدث غالباً في هذا الصراع، تتحدث عن المستقبل والحاضر يحترق.

يعطينا الكاتب اللبناني شريف مجدلاني المقياس الإنساني لكل هذا، وهو يقول بصراحة قاسية ما هو جوهري: «عدنا للوراء ثلاثين سنة». الحكومة اللبنانية تجد نفسها تدير حرباً لم تُنتخب من أجلها ولم تكن مستعدة لها. دولة هشّة بالفعل، مفرّغة من عقود من الشلل المؤسسي وكارثة الانهيار الاقتصادي سنة 2019، الآن مجبرة على تحمل وزن صراع يقرر فيه آخرون — إسرائيل، حزب الله، إيران، الولايات المتحدة — على حدودها وسماؤها. مدينة صور، إحدى أقدم مدن المتوسط، تفرّغ سكانها كأن التاريخ لم يعلّم شيئاً.

الخطر الحقيقي، كما يحذّر مجدلاني، هو الانهيار: ليس عسكرياً فقط، بل اجتماعياً وسياسياً أيضاً. كل مرة يتم «تحرير» لبنان من قِبل أحدهم، ينتهي به الحال إلى أنقاض أكثر من ذي قبل. من المفيد أن يتذكر من يحرّك الجيوش ويوقّع الاتفاقيات هذا الواقع — قبل إعلان وقف إطلاق النار، لا بعده.

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