Abderrahim è arrivato a 7 anni. È morto straniero a 43
Domenica 19 luglio a Bologna: fermato dalla polizia, muore sul posto. Non aveva la cittadinanza.
عبد الرحيم وصل في السابعة من عمره. ومات غريباً في الثالثة والأربعين
الأحد 19 يوليو في بولونيا: أوقفته الشرطة فمات في المكان. لم يكن يحمل الجنسية الإيطالية.
Abderrahim è arrivato in Italia a sette anni. È morto a quarantatré, ancora straniero.
La sua storia non è solo una tragedia. È la fotografia di un sistema che non ha mai deciso cosa fare di chi ci vive da sempre senza essere italiano.
Domenica 19 luglio 2026, nel quartiere Pilastro di Bologna, Abderrahim Fakir è stato bloccato a terra da due agenti di polizia, a faccia in giù, con i polsi serrati da fascette di plastica. Il 118 era presente. Qualcuno dei residenti lo sentiva gridare "Aiuto, basta, basta." Poi è morto.
Aveva 43 anni. Era titolare di una piccola impresa di facchinaggio e logistica. Era arrivato in Italia con la sua famiglia quando ne aveva sette. Aveva vissuto qui per trentasei anni.
Non aveva la cittadinanza italiana.
Questa è la prima cosa su cui bisogna fermarsi — non come dettaglio biografico, ma come fatto politico. Trentasei anni in Italia. Una vita intera. Una famiglia, un lavoro, dei dipendenti. E ancora in attesa, ancora con una domanda d'asilo aperta, ancora straniero nel paese dove era cresciuto.
Non è una storia eccezionale. È la storia di migliaia di persone che vivono in Italia da decenni senza riuscire a ottenere la cittadinanza — perché il sistema italiano la concede per discendenza di sangue, non per anni di vita vissuta. Chi nasce altrove può aspettare in eterno. Dieci anni è il minimo teorico, ma tra pratiche bloccate, requisiti cambiati, documenti persi nelle questure, si può arrivare a venti, trenta, quarant'anni — o non arrivare mai.
Abderrahim Fakir non è arrivato mai.
Cosa succede adesso ai responsabili
Il giorno stesso della sua morte è scattato lo scudo penale — una delle misure più controverse del pacchetto sicurezza varato dal governo Meloni a febbraio 2026. I due agenti e i quattro operatori del 118 presenti non sono stati automaticamente iscritti nel registro degli indagati come sarebbe avvenuto in passato. Il pubblico ministero ha invece aperto il cosiddetto modello 45 bis — un registro separato, introdotto dal nuovo decreto, per i casi in cui il fatto potrebbe essere stato commesso in presenza di una "causa di giustificazione": legittima difesa, adempimento di un dovere, stato di necessità.
In teoria questo registro protegge chi ha agito correttamente nell'esercizio delle proprie funzioni da essere automaticamente travolto da un'indagine. In pratica, nella notte del 19 luglio, mentre la famiglia di Fakir stava ancora elaborando la notizia della sua morte, i sei coinvolti erano già coperti da questa protezione.
Il ministro dell'Interno Piantedosi ha precisato che "nessuno scudo penale" copre eventuali reati — le indagini proseguono, l'autorità giudiziaria può comunque procedere. Ma il punto politico rimane: il primo decreto sicurezza del governo Meloni ha trovato il suo primo caso di applicazione reale nel corpo di un uomo marocchino morto a faccia in giù in un garage del Pilastro.
Quello che sappiamo e quello che non sappiamo
I residenti che hanno chiamato il 113 descrivevano un uomo agitato che urlava nei pressi dei garage. Secondo i familiari, Fakir soffriva di asma e potrebbe aver avuto una crisi respiratoria. La sua avvocata, che lo seguiva per la pratica della cittadinanza, lo descrive come "l'ultimo dei miei assistiti per cui avrei immaginato una fine del genere."
Il video circolato mostra due agenti che lo tengono a terra. Si sente la sua voce.
La procura ha disposto l'autopsia. I risultati chiariranno la causa della morte. Fino ad allora, due versioni parallele coesistono: la Questura parla di un intervento su una persona in escandescenze che ha poi accusato un malore; la famiglia parla di un uomo che chiedeva aiuto e non lo ha ricevuto.
La verità è nei verbali, nei filmati delle bodycam, nell'autopsia. Non è ancora nota. Chiunque la spacci come certezza — in un senso o nell'altro — mente.
Bologna, lunedì sera
La sera del 20 luglio il sindaco di Bologna Matteo Lepore ha convocato una manifestazione in piazza Nettuno. La piazza si è riempita. Ha parlato per prima la nipote di Fakir. Poi una parte del corteo si è spostata verso la prefettura, dove erano schierati gli agenti, e sono iniziati gli scontri — bombe carta, idranti, fumogeni. Cinque manifestanti e sessantaquattro agenti feriti.
Piantedosi ha criticato Lepore per aver "trasformato una tragedia in una polemica." Il sindaco ha risposto che chiedere giustizia non è una polemica.
Nel mezzo di questo scontro politico c'è ancora lui — Abderrahim Fakir — che viveva a Borgonuovo, andava spesso a trovare i parenti al Pilastro, e non aveva ancora il documento che avrebbe dimostrato a questo paese che ci apparteneva.
وصل عبد الرحيم إلى إيطاليا وهو في السابعة من عمره. ومات في الثالثة والأربعين، لا يزال غريباً.
قصته ليست مجرد مأساة. إنها صورة لنظام لم يقرر قط ماذا يفعل بمن يعيش هنا منذ الأزل دون أن يكون إيطالياً.
الأحد 19 يوليو 2026، في حي بيلاسترو بمدينة بولونيا، أُلقي عبد الرحيم فقير أرضاً بواسطة عنصرَي شرطة، وجهه نحو الأسفل، مكبَّل اليدين بأربطة بلاستيكية. كانت سيارة الإسعاف حاضرة. سمع بعض السكان صراخه: "النجدة، كفوا، كفوا." ثم مات.
كان في الـ43 من عمره. كان يمتلك شركة صغيرة للنقل واللوجستيك. وصل إلى إيطاليا مع عائلته وهو في السابعة من عمره. عاش هنا ستة وثلاثين عاماً.
لم يكن يحمل الجنسية الإيطالية.
هذه هي النقطة الأولى التي يجب التوقف عندها — ليس بوصفها تفصيلاً في سيرة حياته، بل بوصفها حقيقة سياسية. ستة وثلاثون عاماً في إيطاليا. عمر بأكمله. عائلة، وعمل، وموظفون. ومع ذلك لا يزال في الانتظار، لا تزال طلبية لجوئه معلقة، لا يزال غريباً في البلد الذي نشأ فيه.
ليست هذه قصة استثنائية. إنها قصة آلاف الأشخاص الذين يعيشون في إيطاليا منذ عقود دون أن يتمكنوا من الحصول على الجنسية — لأن النظام الإيطالي يمنحها بالنسب لا بسنوات الحياة المعاشة. من يولد في مكان آخر قد ينتظر إلى الأبد. عشر سنوات هي الحد الأدنى النظري، لكن بين الملفات المعلقة والمتطلبات المتغيرة والوثائق الضائعة في مراكز الشرطة، قد تمتد إلى عشرين وثلاثين وأربعين عاماً — أو لا تنتهي قط.
عبد الرحيم فقير لم ينتهِ إليها قط.
ماذا يحدث الآن للمسؤولين
بمجرد وفاته، تفعّلت الحصانة الجنائية — وهي من أكثر تدابير حزمة الأمن إثارةً للجدل، التي أقرتها حكومة ميلوني في فبراير 2026. لم يُسجَّل العنصران والمسعفون الأربعة الحاضرون تلقائياً في سجل المشتبه بهم كما كان سيجري في السابق. بدلاً من ذلك، فتح المدعي العام ما يُعرف بـالنموذج 45 ثانياً — سجل منفصل أدخله المرسوم الجديد، للحالات التي قد يكون فيها الفعل قد وقع في وجود "مبرر قانوني": دفاع مشروع، أو أداء واجب، أو حالة ضرورة.
من الناحية النظرية، يحمي هذا السجل من تصرف بشكل صحيح في أداء مهامه من أن تطاله تلقائياً تحقيقات جنائية. أما من الناحية العملية، فإنه في ليلة 19 يوليو، وبينما كانت عائلة فقير لا تزال تستوعب خبر وفاته، كان الستة المتورطون قد باتوا مشمولين بهذه الحماية.
أوضح وزير الداخلية بيانتيدوزي أن "لا حصانة جنائية" تغطي الجرائم المحتملة — فالتحقيقات مستمرة والسلطة القضائية تستطيع المضي قدماً. لكن النقطة السياسية تبقى قائمة: وجد أول مرسوم أمن لحكومة ميلوني أول تطبيق فعلي له في جسد رجل مغربي مات وجهه نحو الأسفل في مرآب بحي بيلاسترو.
ما نعرفه وما لا نعرفه
وصف السكان الذين اتصلوا بـ113 رجلاً هائجاً يصرخ بالقرب من المرائب. وفقاً لأفراد عائلته، كان فقير يعاني من الربو وربما أصابته نوبة تنفسية. أما محاميته التي كانت تتابع ملف الجنسية معه، فتصفه بأنه "آخر من كان يمكن أن يخطر ببالي أن ينتهي بهذه الطريقة".
يُظهر الفيديو المتداول عنصرَي شرطة يُمسكان به أرضاً. يُسمع صوته.
أمرت النيابة العامة بإجراء تشريح الجثة. ستكشف النتائج عن سبب الوفاة. حتى ذلك الحين، تتعايش روايتان متوازيتان: مديرية الشرطة تتحدث عن تدخل مع شخص في حالة هياج أصيب بعدها بوعكة صحية؛ والعائلة تتحدث عن رجل كان يستغيث ولم يُغاث.
الحقيقة في المحاضر، وتسجيلات كاميرات الجسد، والتشريح. لم تُعرف بعد. ومن يروّج لها باعتبارها يقيناً — في أي اتجاه — يكذب.
بولونيا، مساء الاثنين
مساء 20 يوليو، دعا عمدة بولونيا ماتيو ليبوري إلى تظاهرة في ساحة نيتونو. امتلأت الساحة. تحدثت أولاً ابنة أخ فقير. ثم توجه جزء من الحشد نحو مقر المحافظة حيث كانت قوات الأمن مرابطة، وبدأت الاشتباكات — قنابل ورقية وخراطيم مياه وقنابل دخانية. خمسة متظاهرين وأربعة وستون عنصر شرطة مصابون.
انتقد بيانتيدوزي ليبوري لأنه "حوّل مأساة إلى جدل سياسي." فأجاب العمدة بأن المطالبة بالعدالة ليست جدلاً سياسياً.
في خضم هذا الصراع السياسي لا يزال هو — عبد الرحيم فقير — الذي كان يقيم في بورغونوفو، ويزور كثيراً أقاربه في بيلاسترو، ولم يحصل بعد على الوثيقة التي كانت ستُثبت لهذا البلد أنه ينتمي إليه.