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Palestina, il sistema che uccide due volte
Faruk Yıldız · Pexels

Palestina, il sistema che uccide due volte

Pena di morte in Cisgiordania, accuse di genocidio a Gaza, ritiro israeliano dal Libano: un puzzle di crisi che ha un unico filo conduttore — l'impunità

فلسطين، النظام الذي يقتل مرتين

عقوبة الإعدام في الضفة الغربية، اتهامات بالإبادة الجماعية في غزة، الانسحاب الإسرائيلي من لبنان: لغز من الأزمات يجمعها خيط واحد — الإفلات من العقاب

Pena di morte per i palestinesi in Cisgiordania, accuse ONU di rischio genocidio a Gaza, crisi libanese senza soluzione diplomatica e rilancio del boicottaggio: quattro notizie che raccontano un unico sistema di impunità. Un'analisi critica del quadro politico e giuridico che circonda la questione palestinese nel 2026.
عقوبة الإعدام للفلسطينيين في الضفة الغربية، تحذيرات الأمم المتحدة من خطر الإبادة الجماعية في غزة، أزمة لبنانية بلا حل دبلوماسي وإعادة إطلاق المقاطعة: أربع أخبار تروي نظاماً واحداً من الإفلات من العقاب. تحليل نقدي للإطار السياسي والقانوني المحيط بالقضية الفلسطينية في عام 2026.
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C'è una logica in quello che sta accadendo nel Medio Oriente di questi mesi, e non è difficile da leggere se si smette di trattare ogni notizia come un evento isolato. La pena di morte ora applicabile nei tribunali militari israeliani ai palestinesi accusati di terrorismo in Cisgiordania, il monito dell'Alto Commissario ONU sui rischi di genocidio a Gaza, il presidente libanese Aoun che invoca il cessate il fuoco come unica via praticabile, Omar Barghouti che rilancia il boicottaggio come strumento di pressione globale: sono capitoli diversi dello stesso libro, e quel libro parla di un sistema di controllo che si sta istituzionalizzando.

Partiamo dai fatti più concreti. L'estensione della pena capitale ai processi nei tribunali militari — strutture già ampiamente criticate per la mancanza di garanzie processuali nei confronti degli imputati palestinesi — non è una misura di sicurezza straordinaria. È una scelta politica che normalizza una giustizia parallela, a due velocità, fondata sull'etnia. Nel frattempo, l'ONU chiede a Israele di adottare misure preventive contro atti di genocidio a Gaza: una formulazione che, nella burocrazia del diritto internazionale, ha il peso specifico di un'accusa. Non è retorica. È un campanello d'allarme che i governi occidentali continuano a trattare come rumore di fondo.

Il Libano aggiunge un'altra dimensione. Aoun parla di un dovere morale di fermare la guerra, ma la realtà è che Beirut non ha strumenti autonomi per farlo — dipende dalla diplomazia internazionale, la stessa che stenta a produrre risultati tangibili anche su Gaza. Ed è in questo vuoto che si inserisce la proposta del BDS, il movimento di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni. Barghouti, co-fondatore del movimento, la presenta come l'unica pressione concreta disponibile alla società civile globale quando le istituzioni falliscono. Si può discutere dell'efficacia del boicottaggio, ma è difficile contestarne la logica quando i canali diplomatici producono dichiarazioni e non azioni.

Il quadro che emerge è quello di una crisi di accountability strutturale: diritto internazionale invocato ma non applicato, organismi ONU che parlano ma non vincolano, governi che bilanciano interessi economici e valori dichiarati. Per chi vive questa storia da vicino — e in Italia ci sono centinaia di migliaia di persone di origine araba che la seguono ogni giorno — il silenzio europeo non è neutralità. È una posizione.

هناك منطق في ما يحدث في الشرق الأوسط في هذه الأشهر، وليس من الصعب قراءته إذا توقفنا عن معاملة كل خبر كحدث معزول. عقوبة الإعدام الآن المطبقة في المحاكم العسكرية الإسرائيلية على الفلسطينيين المتهمين بالإرهاب في الضفة الغربية، وتحذير مفوض الأمم المتحدة السامي من مخاطر الإبادة الجماعية في غزة، والرئيس اللبناني عون الذي يستحث على وقف إطلاق النار باعتباره الطريق الوحيد الممكن عملياً، وعمر البرغوثي الذي يعيد إطلاق المقاطعة كأداة ضغط عالمية: هذه فصول مختلفة من نفس الكتاب، وهذا الكتاب يتحدث عن نظام سيطرة يجري تأسيسه.

لننطلق من الوقائع الأكثر حسية. إن توسيع عقوبة الإعدام ليشمل الدعاوى القضائية في المحاكم العسكرية — وهي هياكل انتقدت بالفعل على نطاق واسع لافتقارها إلى الضمانات الإجرائية تجاه المتهمين الفلسطينيين — ليست تدبيراً أمنياً استثنائياً. إنها خيار سياسي يطبع عدالة موازية، بسرعتين، مؤسسة على الانتماء العرقي. في الوقت نفسه، تطالب الأمم المتحدة إسرائيل باتخاذ تدابير وقائية ضد أعمال الإبادة الجماعية في غزة: وهي صيغة تحمل، في بيروقراطية القانون الدولي، وزناً نوعياً لاتهام. ليست بلاغة. إنها جرس إنذار يستمر الحكام الغربيون في التعامل معه باعتباره ضوضاء خلفية.

لبنان يضيف بعداً آخر. يتحدث عون عن واجب أخلاقي لإيقاف الحرب، لكن الواقع هو أن بيروت لا تملك أدوات مستقلة للقيام بذلك — فهي تعتمد على الدبلوماسية الدولية، نفس الدبلوماسية التي تعاني من صعوبة في إنتاج نتائج ملموسة حتى بشأن غزة. وفي هذا الفراغ يدخل اقتراح حركة BDS، حركة المقاطعة والانسحاب من الاستثمارات والعقوبات. يقدمها البرغوثي، المؤسس المشارك للحركة، باعتبارها الضغط العملي الوحيد المتاح للمجتمع المدني العالمي عندما تفشل المؤسسات. يمكن الجدال حول فعالية المقاطعة، لكن من الصعب الطعن في منطقها عندما تنتج القنوات الدبلوماسية تصريحات وليس إجراءات.

الصورة التي تنبثق هي صورة أزمة مساءلة هيكلية: القانون الدولي المستحضر لكن غير المطبق، وأجهزة الأمم المتحدة التي تتحدث لكن لا تلزم، وحكومات توازن بين المصالح الاقتصادية والقيم المعلن عنها. بالنسبة لمن يعيش هذه القصة عن كثب — وفي إيطاليا هناك مئات الآلاف من الأشخاص من أصول عربية يتابعونها كل يوم — الصمت الأوروبي ليس حيادية. إنها موقف.

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