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Il convoglio per Gaza che si è fermato a Bengasi: i dieci ostaggi, la storia e la politica.

Il convoglio per Gaza che si è fermato a Bengasi: i dieci ostaggi, la storia e la politica.

Duecento volontari, sette ambulanze e un corridoio umanitario bloccato tra Sirte e Il Cairo: la storia dei dieci attivisti detenuti in Cirenaica.

قافلة غزة التي توقفت في بنغازي: الرهائن العشرة والقصة والسياسة

مائتا متطوع وسبع سيارات إسعاف وممر إنساني أُغلق بين سرت والقاهرة: قصة الناشطين العشرة المحتجزين في برقة.

Il 15 maggio 2026 una carovana di più di 200 volontari parte dalla Mauritania con ambulanze e aiuti umanitari diretti a Gaza, fermata il 24 maggio nei pressi di Sirte dai fedelissimi del generale Haftar. Tra i dieci negoziatori arrestati ci sono anche due italiani, Domenico Centrone e Dina Alberizia, detenuti in un centro gestito dall'intelligence di Bengasi senza accesso agli avvocati. La vicenda rivela l'intreccio di interessi tra la Cirenaica di Haftar, Il Cairo e Tel Aviv che governa di fatto ogni accesso a Gaza.
في الخامس عشر من مايو 2026، انطلقت قافلة من أكثر من 200 متطوع من موريتانيا تحمل سيارات إسعاف ومساعدات إنسانية في طريقها إلى غزة، قبل أن يوقفها في الرابع والعشرين من مايو قرب سرت موالون للجنرال حفتر. ومن بين المفاوضين العشرة الذين اعتُقلوا إيطاليان اثنان، دومينيكو سنتروني ودينا ألبيريزيا، يُحتجزان في مركز تديره مخابرات بنغازي دون أن يتمكن المحامون من الوصول إليهما. تكشف القضية عن تشابك المصالح بين برقة التابعة لحفتر والقاهرة وتل أبيب، وهو تشابك يتحكم فعلياً في كل وصول إلى غزة.
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Il 15 maggio 2026 più di 200 persone partono dalla Mauritania con sette ambulanze, venti case mobili e dieci camion di aiuti umanitari. È il Global Sumud Land Convoy — la "flottilla di terra" — gemella della più nota Flotilla che in quelle stesse settimane tentava la rotta marittima verso Gaza. L'obiettivo è semplice da dire e quasi impossibile da realizzare: attraversare il Maghreb, entrare in Libia, raggiungere l'Egitto e da lì il valico di Rafah, per portare medicine, cibo e personale sanitario alla popolazione della Striscia.

Il convoglio attraversa la Tunisia, entra in Libia, arriva a Tripoli dove riceve persino l'appoggio del primo ministro e del ministro degli Esteri del governo occidentale. Poi, all'altezza di Sirte — la città-cerniera tra le due Libie — la strada si chiude. Dieci negoziatori, partiti in avanscoperta per trattare il passaggio con le autorità della Cirenaica, non tornano più. Vengono catturati il 24 maggio nei pressi di Sirte, all'estremità occidentale del territorio controllato dal generale Khalifa Haftar. Tra loro due italiani: Domenico Centrone, documentarista pugliese, e Leonarda "Dina" Alberizia, educatrice in pensione.

Una Libia, due Stati, due verità Per capire cosa significhi essere arrestati a Sirte bisogna prima capire che la Libia, quindici anni dopo la caduta di Gheddafi, non è un paese ma due. A Tripoli c'è il Governo di Unità Nazionale, riconosciuto dalle Nazioni Unite. A Bengasi comanda la Cirenaica del feldmaresciallo Haftar, non riconosciuta internazionalmente ma saldamente in controllo del territorio orientale e di parte del sud. Sirte è il punto dove le due Libie si toccano — e dove, in questo caso, si sono scontrate. Il convoglio aveva ottenuto il sostegno politico di Tripoli. Ma per arrivare in Egitto deve passare dalla Cirenaica, e lì le regole sono altre. Un portavoce del governo orientale aveva dichiarato disponibilità a fornire rifornimenti al convoglio, ma aveva precisato che il passaggio non sarebbe stato possibile senza l'autorizzazione dell'Egitto. Una frase che, letta oggi, è la chiave di tutta la vicenda.

**Il vero padrone del valico è al Cairo*" Perché l'autorizzazione doveva venire dall'Egitto, e non dalla Libia? Perché il valico di Rafah — la porta su Gaza — non lo controlla la Cirenaica. Lo controlla Il Cairo, in coordinamento strettissimo con Israele. Dal pieno esercizio dell'autorità su questo punto di frontiera dipende non solo la possibilità di regolare i flussi di aiuti umanitari, ma anche il potere dell'Egitto di condizionare qualunque processo negoziale su Gaza: nessuna decisione di sicurezza è possibile senza l'assenso del governo egiziano, anche se questa leva resta condizionata dalla collaborazione con Israele. Dopo la riapertura controllata di Rafah, tutti i palestinesi che vogliono entrare o uscire da Gaza devono ottenere il nullaosta del Cairo, che invia i nomi al servizio di sicurezza interna israeliano Shin Bet per l'autorizzazione finale. Un convoglio di 200 civili stranieri, armato solo di ambulanze e buone intenzioni, non rientrava in nessuna casella di quel sistema. Il Cairo non aveva nessuna intenzione di farlo passare, e la Cirenaica — che dipende dall'Egitto per la propria sopravvivenza politica — ha eseguito.

**Perché la Cirenaica dice sempre sì al Cairo*" Il governo militare della Libia orientale si regge proprio sul sostegno dell'Egitto, il cui governo filo-Usa teme di dare spazio ad azioni di solidarietà con i gazawi che incontrano però il favore di gran parte della popolazione, agitando lo spauracchio dei Fratelli Musulmani. (Italia che cambia) Non è una frase buttata lì. È la spiegazione strutturale di tutto quello che è successo a Sirte. Haftar non ha bloccato il convoglio per ragioni libiche. L'ha bloccato perché il suo principale sponsor regionale — insieme a Russia, Emirati ed più di recente Turchia — gli ha chiesto di farlo, e Haftar ai suoi sponsor non dice di no.

Il prezzo sale: la mano di Saddam Haftar Con il passare delle settimane, la vicenda dei dieci negoziatori si è trasformata da fermo amministrativo a detenzione vera e propria, con toni sempre più duri. La linea dura sui dieci prigionieri l'ha decisa Saddam Haftar, il figlio del generale Khalifa Haftar, che sembra vicino alla successione al padre ottantatreenne e che intrattiene personalmente i rapporti con Stati Uniti, Italia e Turchia. Le fonti di Agenzia Nova sostengono che i negoziatori avrebbero rifiutato di consegnare gli aiuti alla Mezzaluna Rossa libica, che li avrebbe poi portati a Gaza per loro conto — ma gli attivisti avevano già comunicato fin dal primo momento che questa eventualità era sul tavolo. A oggi sono stati formalizzati quattro capi d'accusa, mentre gli avvocati non sono mai riusciti a incontrare gli attivisti, detenuti in un sito gestito dall'Agenzia per la sicurezza interna di Bengasi — un'organizzazione il cui coinvolgimento in detenzioni arbitrarie, torture e sparizioni forzate è ampiamente documentato da Amnesty International. Al 4 giugno, all'interno del centro veniva negato a un detenuto diabetico l'accesso regolare ai farmaci, mentre diversi partecipanti registravano calo di zuccheri nel sangue e uno ha avuto una crisi epilettica. In risposta, gli stessi detenuti hanno iniziato uno sciopero della fame e della sete, arrivato oltre il nono giorno.

Cosa dice il diritto internazionale Sul piano giuridico il quadro è netto. In caso di condanna per "assembramento non autorizzato", la pena massima prevista è di sei mesi di carcere e una multa. Ma a distanza di settimane dall'arresto, senza accuse formalizzate per gran parte di quel periodo e senza accesso degli avvocati ai detenuti, si è già ben oltre quella soglia. Amnesty International accusa le autorità libiche di detenzione arbitraria, sparizione forzata e procedimenti giudiziari basati su accuse infondate e tre violazioni distinte del diritto internazionale dei diritti umani, che impone l'accesso a un avvocato, accuse chiare e tempestive, e un processo equo davanti a un'autorità riconosciuta. Il fatto che la Cirenaica non sia uno Stato riconosciuto a livello internazionale complica ulteriormente la questione: i dieci si trovano detenuti da un'autorità che, sul piano del diritto internazionale, non avrebbe nemmeno piena legittimità a esercitare giurisdizione penale.

L'Italia, mediatrice tra le righe Tra i detenuti ci sono Dina Alberizia, 67 anni, educatrice in pensione residente in Piemonte, e Domenico Centrone, 33 anni, documentarista e docente a contratto di Cinematografia all'Università di Bari. Per loro si muove direttamente la Farnesina. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha rassicurato i parenti, confermando l'impegno del governo per la loro liberazione, mentre è in corso un complesso negoziato. Ma le autorità della Libia orientale, non riconosciute a livello internazionale, sembrano alzare il prezzo. Il consolato generale d'Italia a Bengasi continua a insistere per ottenere una visita ai detenuti, e Tajani parla di interlocuzioni in corso che avrebbero già portato a un miglioramento delle condizioni di detenzione.

L'Italia ha argomenti concreti da far pesare. Roma è uno dei pochi paesi che mantiene relazioni stabili con entrambe le Libie: la premier Giorgia Meloni ha visitato sia Tripoli che Bengasi nel 2024, incontrando Haftar subito dopo il premier di Tripoli Dbeibah, e più di recente l'Unione Europea — con un ruolo italiano di primo piano sul fascicolo migratorio — ha siglato un accordo riservato con le forze di Haftar per la realizzazione di un centro di coordinamento marittimo in Cirenaica. È proprio questa rete di interessi condivisi (migrazione, energia, stabilità regionale) a dare a Roma una leva che altri governi europei non hanno. Resta da vedere se basterà a tradursi in una liberazione rapida, o se i dieci continueranno a essere, come scrive osservatorio Repressione, ostaggi di un equilibrio che riguarda tutto tranne loro.

Una domanda che resta sul tavolo C'è una domanda politica che va oltre il destino dei dieci attivisti: perché l'Italia e l'Unione Europea, che intrattengono rapporti continui con le autorità libiche, non riescono a ottenere con più rapidità la liberazione di persone detenute senza accuse chiare? La risposta, probabilmente, sta proprio nel ruolo che entrambe le Libie continuano a svolgere per l'Europa sul fronte migratorio: un'utilità troppo grande per rischiare di comprometterla con una pressione diplomatica reale.

Dieci persone, partite per portare ambulanze e medicine a un milione e mezzo di civili sotto assedio, sono finite loro stesse rinchiuse in un luogo che nessuno sa indicare con certezza, vittime di un gioco a incastro tra Bengasi, Il Cairo e Tel Aviv di cui non fanno parte e che non hanno scelto.

في الخامس عشر من مايو 2026، انطلق أكثر من 200 شخص من موريتانيا على متن سبع سيارات إسعاف وعشرين منزلاً متنقلاً وعشرة شاحنات محملة بالمساعدات الإنسانية. هذا هو Global Sumud Land Convoy — "أسطول البر" — التوأم للأسطول البحري الأشهر الذي كان يحاول في الأسابيع ذاتها الوصول إلى غزة عبر البحر. الهدف بسيط القول وشبه مستحيل التحقيق: اجتياز المغرب العربي، ودخول ليبيا، والوصول إلى مصر ومنها إلى معبر رفح، لإيصال الأدوية والغذاء والكوادر الصحية إلى سكان القطاع.

اجتاز القافلة تونس، ودخلت ليبيا، ووصلت إلى طرابلس حيث حظيت حتى بدعم رئيس الوزراء ووزير الخارجية في حكومة الغرب. ثم، عند سرت — المدينة المفصل بين ليبيا الغرب وليبيا الشرق — أُغلق الطريق. عشرة مفاوضين أُرسلوا في طليعة القافلة للتفاوض على المرور مع سلطات برقة لم يعودوا. اعتُقلوا في الرابع والعشرين من مايو قرب سرت، عند الحافة الغربية للأراضي التي يسيطر عليها الجنرال خليفة حفتر. ومن بينهم إيطاليان اثنان: دومينيكو سنتروني، مخرج أفلام وثائقية من بوليا، وليوناردا "دينا" ألبيريزيا، معلمة متقاعدة.

ليبيا واحدة، دولتان، حقيقتان لفهم ما يعنيه الاعتقال في سرت، لا بد أولاً من فهم أن ليبيا، بعد خمسة عشر عاماً على سقوط القذافي، ليست دولة واحدة بل دولتان. في طرابلس يوجد حكومة الوحدة الوطنية المعترف بها من الأمم المتحدة. وفي بنغازي يحكم الفريق أول حفتر برقةَ، غير المعترف بها دولياً لكنها تسيطر بإحكام على الشرق وجزء من الجنوب. سرت هي النقطة التي تلتقي فيها ليبيا الاثنتان — وحيث تصادمتا في هذه القضية. كانت القافلة قد حصلت على الدعم السياسي من طرابلس. لكن للوصول إلى مصر لا بد من المرور عبر برقة، وهناك القواعد مختلفة. كان متحدث باسم الحكومة الشرقية قد أعلن استعداداً لتزويد القافلة بالإمدادات، لكنه أوضح أن المرور لن يكون ممكناً دون إذن مصري. جملة تبدو اليوم، بقراءتها مجدداً، مفتاح القضية كلها.

صاحب المعبر الحقيقي في القاهرة لماذا كان الإذن يجب أن يأتي من مصر لا من ليبيا؟ لأن معبر رفح — البوابة على غزة — لا تتحكم فيه برقة. تتحكم فيه القاهرة، بتنسيق وثيق جداً مع إسرائيل. على التحكم الكامل بهذه النقطة الحدودية لا يتوقف فقط تنظيم تدفق المساعدات الإنسانية، بل أيضاً قدرة مصر على التأثير في أي مسار تفاوضي بشأن غزة: لا يمكن اتخاذ أي قرار أمني دون موافقة الحكومة المصرية، وإن كانت هذه الورقة مشروطة بالتعاون مع إسرائيل. بعد إعادة فتح رفح بشكل منضبط، بات على كل فلسطيني يرغب في الدخول إلى غزة أو الخروج منها الحصول على موافقة القاهرة، التي ترسل الأسماء إلى جهاز الأمن الداخلي الإسرائيلي الشاباك للحصول على الإذن النهائي. قافلة من 200 مدني أجنبي، لا تحمل سوى سيارات إسعاف ونوايا حسنة، لم تكن تندرج في أي خانة من خانات ذلك النظام. لم يكن للقاهرة أي نية للسماح بمرورها، وبرقة — التي تعتمد على مصر لبقائها السياسي — نفّذت.

لماذا تقول برقة دائماً نعم للقاهرة تقوم الحكومة العسكرية لليبيا الشرقية على دعم مصر تحديداً، التي تخشى حكومتها الموالية للولايات المتحدة أن تُفسح المجال لأعمال تضامن مع أهل غزة تحظى برغم ذلك بتأييد شريحة واسعة من الشعب، مستخدمةً شبح جماعة الإخوان المسلمين. (Italia che cambia) ليست هذه عبارة اعتباطية. إنها التفسير البنيوي لكل ما جرى في سرت. حفتر لم يوقف القافلة لأسباب ليبية. أوقفها لأن راعيه الإقليمي الرئيسي — إلى جانب روسيا والإمارات وتركيا في مرحلة أحدث — طلب منه ذلك، وحفتر لا يقول لا لرعاته.

يرتفع الثمن: يد صدام حفتر مع مرور الأسابيع، تحولت قضية المفاوضين العشرة من احتجاز إداري إلى اعتقال فعلي، بنبرة أشد قسوة يوماً بعد يوم. الخط المتشدد تجاه الأسرى العشرة قرره صدام حفتر، نجل الجنرال خليفة حفتر، الذي يبدو قريباً من خلافة والده الثلاثيني في الثمانينيات، والذي يدير شخصياً العلاقات مع الولايات المتحدة وإيطاليا وتركيا. تؤكد مصادر وكالة نوفا أن المفاوضين رفضوا تسليم المساعدات إلى الهلال الأحمر الليبي الذي كان سيوصلها إلى غزة نيابةً عنهم — غير أن الناشطين أبلغوا منذ اللحظة الأولى أن هذا الاحتمال كان مطروحاً على الطاولة. حتى اليوم وُجّهت أربعة تهم رسمية، فيما لم يتمكن المحامون من لقاء المعتقلين قط، وهم محتجزون في منشأة تديرها جهاز الأمن الداخلي في بنغازي — وهي منظمة موثق توريطها على نطاق واسع من قبل منظمة العفو الدولية في الاحتجاز التعسفي والتعذيب والاختفاء القسري. في الرابع من يونيو، كان يُحرم معتقل مصاب بالسكري من الوصول المنتظم إلى دوائه، فيما سجّل عدد من المشاركين انخفاضاً في نسبة السكر في الدم، وتعرّض أحدهم لنوبة صرع. رداً على ذلك، شرع المعتقلون أنفسهم في إضراب عن الطعام والماء، تجاوز يومه التاسع.

ماذا يقول القانون الدولي على الصعيد القانوني الصورة واضحة. في حال الإدانة بتهمة "التجمهر غير المرخص"، يبلغ الحد الأقصى للعقوبة ستة أشهر سجناً وغرامة مالية. لكن بعد أسابيع من الاعتقال، دون توجيه اتهامات رسمية طوال معظم تلك المدة ودون أن يتمكن المحامون من الوصول إلى المعتقلين، تجاوز الأمر هذا الحد بكثير. تتهم منظمة العفو الدولية السلطات الليبية بالاحتجاز التعسفي والاختفاء القسري وإجراء محاكمات مبنية على اتهامات واهية، وثلاث انتهاكات مستقلة للقانون الدولي لحقوق الإنسان الذي يُلزم بالوصول إلى محامٍ واتهامات واضحة وفي حينها ومحاكمة عادلة أمام سلطة معترف بها. ويزيد الأمر تعقيداً أن برقة ليست دولة معترفاً بها دولياً: العشرة محتجزون من قِبل سلطة تفتقر، على صعيد القانون الدولي، إلى الشرعية الكاملة لممارسة الولاية القضائية الجنائية.

إيطاليا، وسيطة بين السطور من بين المعتقلين دينا ألبيريزيا، 67 عاماً، معلمة متقاعدة مقيمة في بيمونتي، ودومينيكو سنتروني، 33 عاماً، صانع أفلام وثائقية ومحاضر متعاقد في السينما بجامعة باري. تتحرك لأجلهما الفارنيزينا مباشرةً. طمأن وزير الخارجية أنطونيو تاياني ذوي المعتقلين، مؤكداً التزام الحكومة بالعمل على الإفراج عنهم، فيما يجري تفاوض معقد. لكن سلطات ليبيا الشرقية، غير المعترف بها دولياً، تبدو وكأنها ترفع سعر الصفقة. تواصل القنصلية العامة الإيطالية في بنغازي الإلحاح للحصول على زيارة للمعتقلين، ويتحدث تاياني عن مشاورات جارية أفضت بحسب قوله إلى تحسن في ظروف الاحتجاز.

لدى إيطاليا حجج ملموسة تستطيع الاستناد إليها. روما من الدول القليلة التي تحافظ على علاقات ثابتة مع ليبيا الاثنتين: زارت رئيسة الوزراء جورجيا ميلوني طرابلس وبنغازي عام 2024، فالتقت بحفتر مباشرة عقب لقائها برئيس وزراء طرابلس الدبيبة، وفي وقت أحدث وقّع الاتحاد الأوروبي — بدور إيطالي بارز في ملف الهجرةاتفاقية سرية مع قوات حفتر لإنشاء مركز تنسيق بحري في برقة. هذه الشبكة من المصالح المشتركة (الهجرة والطاقة والاستقرار الإقليمي) هي تحديداً ما يمنح روما رافعة لا تمتلكها حكومات أوروبية أخرى. يبقى السؤال مفتوحاً: هل ستكفي لتُترجَم إلى إفراج سريع، أم سيواصل العشرة كونهم، كما تكتب مرصد القمع، رهائن لتوازن لا علاقة له بهم.

سؤال يبقى مطروحاً ثمة سؤال سياسي يتجاوز مصير الناشطين العشرة: لماذا لا تستطيع إيطاليا والاتحاد الأوروبي، اللذان يحتفظان بعلاقات مستمرة مع السلطات الليبية، انتزاع الإفراج بسرعة أكبر عن أشخاص محتجزين دون اتهامات واضحة؟ الجواب يكمن على الأرجح في الدور الذي تؤديه ليبيا الاثنتان لأوروبا على الجبهة المهاجرين: نفعٌ أكبر من أن يُجازَف بتعريضه للخطر من خلال ضغط دبلوماسي حقيقي.

عشرة أشخاص، انطلقوا لإيصال سيارات إسعاف وأدوية إلى مليون ونصف مليون مدني تحت الحصار، وجدوا أنفسهم هم أيضاً محبوسين في مكان لا يستطيع أحد تحديده بيقين، ضحايا لعبة متداخلة الأطراف بين بنغازي والقاهرة وتل أبيب لا يكونون طرفاً فيها ولم يختاروها.

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