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Chi parla di Palestina?
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Chi parla di Palestina?

Orient XXI (rete di media indipendenti del mondo arabo) · Leggi l'originale ↗ · 10 giugno 2026
Nei media occidentali si parla di Palestina quasi sempre senza palestinesi. Un'assenza strutturale, non casuale, che distorce la comprensione dei fatti. Arabita riflette su questo silenzio, ispirandosi all'approccio di Orient XXI, e ricorda perché includere le voci arabe non è un optional, ma una condizione minima per un'informazione credibile.

C'è una domanda semplice che raramente viene posta nelle redazioni europee e nordamericane quando si apre un dibattito sulla Palestina: perché non c'è nessun palestinese in studio?

Secondo Orient XXI (rete di media indipendenti del mondo arabo), questa assenza non è accidentale. È strutturale. Nei grandi media occidentali, quando si parla di Gaza, di Cisgiordania, di profughi o di diritto internazionale, le voci convocate sono quasi sempre quelle di analisti stranieri, diplomatici, portavoce istituzionali o, nella migliore delle ipotesi, giornalisti che hanno *visitato* quei luoghi. I palestinesi stessi — quelli che vivono sotto occupazione, nei campi profughi, nella diaspora — restano sullo sfondo, citati come numeri o come vittime, raramente come interlocutori.

Questa dinamica ha un nome preciso: silenzio per delega. Qualcun altro parla al posto tuo, interpreta la tua esperienza, decide quali aspetti della tua storia meritano attenzione. Il risultato, per il lettore italiano medio, è una narrazione sulla Palestina costruita attorno a categorie geopolitiche familiari — il conflitto, la sicurezza, gli accordi — ma svuotata della dimensione umana e politica che i palestinesi stessi porterebbero se venissero interpellati.

Non si tratta solo di un problema etico, anche se lo è. È un problema epistemico: quando escludi le fonti primarie, la tua comprensione di un fenomeno diventa inevitabilmente distorta. Puoi parlare di una guerra, di una occupazione, di uno sfollamento di massa senza mai interrogare chi quella guerra la subisce, chi in quella occupazione ci nasce e ci muore, chi quello sfollamento lo porta nel corpo come memoria familiare.

Arabita nasce anche per rispondere a questa lacuna. Non perché crediamo che ogni voce araba sia automaticamente più autorevole, ma perché una conversazione che esclude sistematicamente una parte è semplicemente una conversazione monca. E il lettore italiano che vuole capire davvero cosa accade nel mondo arabo — non solo seguire la cronaca — ha diritto a strumenti più completi.

Orient XXI, insieme ad altre reti di giornalismo indipendente del Sud del mondo, sta cercando di riempire questo vuoto. Lo fa con inchieste, analisi e reportage che danno la parola a chi di solito non ce l'ha nei circuiti mainstream. È un lavoro lento, controcorrente, spesso ignorato. Ma è esattamente il tipo di giornalismo di cui abbiamo bisogno per non limitarci a guardare la Palestina da fuori, come si guarda un problema altrui.

La Palestina non è un problema altrui. È una questione che riguarda l'intero ordine internazionale. E per capirla davvero, bisogna cominciare ad ascoltare chi ci vive dentro.

Traduzione Arabita · Fonte: Orient XXI (rete di media indipendenti del mondo arabo) · Articolo originale ↗
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