Sumud, il convoglio che ha unito il Maghreb all'Africa subsahariana in nome della Palestina
Quando si parla di sostegno alla Palestina, i riflettori puntano quasi sempre sulle stesse capitali: Washington, Bruxelles, Tel Aviv. Il resto del mondo — e in particolare l'Africa — resta fuori campo. Eppure qualcosa si muove, e si muove in modo organizzato.
Si chiama Sumud — la parola araba per «fermezza», quella stessa fermezza che i palestinesi rivendicano da decenni — ed è il nome di un convoglio di solidarietà nordafricano che ha attraversato confini geografici e politici per portare un messaggio chiaro: la questione palestinese non è solo affare del Medio Oriente o dell'Occidente. È una causa africana.
A raccontarlo al Middle East Monitor è Raouf Farrah, analista algerino e lead Africa Analyst per SecDev, una delle voci più lucide sul rapporto tra Africa e geopolitica globale. Farrah non usa giri di parole: il convoglio Sumud rappresenta una forma di diplomazia dal basso che i governi europei non sanno leggere, perché non rientra nei loro schemi. Non è una ONG finanziata da fondazioni occidentali. Non è un partito. È un movimento che parla la lingua della solidarietà concreta, e che trova terreno fertile dall'Algeria al Senegal, dal Marocco alla Nigeria.
Quello che colpisce nell'analisi di Farrah è la geografia del sostegno: non una mappa Est-Ovest, ma un asse Sud-Sud. Paesi che condividono con i palestinesi la memoria del colonialismo, la diffidenza verso le istituzioni internazionali percepite come strumenti dei potenti, e una cultura politica in cui la solidarietà non è un'astrazione ma una pratica quotidiana.
In Italia questo discorso non esiste. La stampa mainstream ha citato il convoglio Sumud quasi esclusivamente come «incidente diplomatico» — qualche titolo sui blocchi alle frontiere, qualche nota sul fastidio di certi governi. Zero analisi. Zero voci africane.
Eppure i lettori arabi in Italia — marocchini, algerini, tunisini, senegalesi — vivono esattamente in questo spazio: tra un'Europa che fatica a capire, e un Sud globale che parla una lingua che loro conoscono bene.
L'intervista completa di Farrah al Middle East Monitor è una lettura necessaria per chiunque voglia capire la Palestina senza indossare gli occhiali di Washington o di Bruxelles. Il link è qui: leggi l'originale su MEMO.
Per una volta, proviamo ad ascoltare chi non viene mai invitato nei talk show europei.