Egitto: lo Stato abbandona il pane dei poveri
C'è una notizia che arriva dall'Egitto e che in Italia quasi nessuno ha raccontato: il governo del Cairo starebbe valutando di eliminare il sussidio in natura sul pane — quello che permette a milioni di egiziani poveri di comprare una pagnotta a pochi centesimi — e di sostituirlo con trasferimenti di denaro in contanti. A riportarlo è Mada Masr, uno dei pochi media egiziani indipendenti rimasti, citando fonti anonime all'interno del Ministero delle Finanze e della Federazione delle Camere di Commercio.
Sembra una riforma tecnica, quasi burocratica. Ma non lo è. Il sussidio sul pane esiste in Egitto da decenni ed è una delle ultime reti di protezione concreta per chi vive sotto la soglia di povertà — che nel paese supera abbondantemente il 30% della popolazione. Passare ai contanti significa esporre quelle famiglie all'inflazione: se i prezzi salgono, il valore reale del sussidio si assottiglia, e con esso la capacità di comprare cibo.
È esattamente il modello che il Fondo Monetario Internazionale spinge da anni nei paesi che chiedono prestiti: ridurre le sovvenzioni dirette, liberalizzare i prezzi, trasferire la responsabilità sul mercato. L'Egitto è in questo percorso da quando nel 2016 ha firmato un accordo da miliardi di dollari con il FMI, e ci è tornato con nuovi accordi negli anni successivi. Le riforme hanno portato stabilizzazione macroeconomica — e anche una svalutazione della sterlina egiziana che ha devastato il potere d'acquisto dei ceti bassi.
Perché dovrebbe interessarci, in Italia? Perché l'Egitto è un partner strategico dell'Unione Europea sul dossier migrazioni: Roma e Bruxelles hanno investito politicamente e finanziariamente nel governo di Al-Sisi come argine ai flussi dal Mediterraneo. Ma raramente si discute della fragilità sociale interna di quel paese. Quando lo Stato egiziano toglie il pane dai fornai dei quartieri poveri del Cairo o di Alessandria, non è solo una questione di bilancio pubblico: è una scintilla potenziale di instabilità, che può tradursi in proteste, repressione, e — alla fine — in nuovi spostamenti di persone.
Mada Masr, che pubblica in arabo e in inglese nonostante le pressioni delle autorità egiziane, fa un lavoro che pochissimi si permettono: raccontare l'Egitto dal basso, con fonti dentro le istituzioni. Vale la pena leggerlo.