G8 di Genova, venticinque anni dopo. Per non dimenticare.
Come il mondo ha smesso di chiedere un altro mondo possibile
قمة جنوى للثماني الكبار، بعد خمسة وعشرين عاماً. حتى لا ننسى.
كيف توقّف العالم عن المطالبة بعالم آخر ممكن
Dal 19 al 22 luglio 2001, i leader delle otto nazioni più potenti del mondo si riunirono a Genova per il vertice G8. La città fu trasformata in una fortezza: la zona rossa, le reti metalliche, le navi militari in porto, gli elicotteri. Come se il dibattito sul futuro del pianeta fosse una questione da tenere lontana dai corpi delle persone comuni. Fuori da quella fortezza c'erano circa 300.000 persone arrivate da tutta Europa e dal mondo. Non erano una massa informe, ma erano sindacati, associazioni ambientaliste, movimenti per i diritti umani, studenti, lavoratori, preti, anarchici, pensionati. Il più grande movimento transnazionale che il dopoguerra europeo avesse mai visto, unito da un'idea semplice e radicale: la globalizzazione così com'era costruita non andava bene, e un altro mondo era possibile.
Il 20 luglio Carlo Giuliani, ventitré anni, genovese, venne ucciso da un carabiniere durante gli scontri in piazza Alimonda. Un proiettile alla testa. Fu il primo manifestante ucciso in Italia in trent'anni. La notte tra il 21 e il 22 luglio la polizia irruppe nella scuola Diaz, sede del Genoa Social Forum. Dentro c'erano giornalisti, osservatori internazionali, attivisti che dormivano. Quello che seguì è stato definito dai giudici italiani la più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dalla seconda guerra mondiale. Persone prese a calci mentre dormivano, trascinate per i capelli, ammanettate e lasciate in pozze di sangue. Le prove di reato (molotov, coltelli) furono piazzate dalla polizia stessa. Lo accertarono i tribunali, anni dopo.
Chi fu portato a Bolzaneto — la caserma usata come centro di detenzione temporanea — racconta di ore e giorni di umiliazioni sistematiche: posizioni di stress forzate, privazione del sonno, minacce di stupro, insulti politici e razziali, ostruzione all'accesso agli avvocati. La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo condannò l'Italia per trattamenti inumani e degradanti. Erano torture. La parola è quella.
Il movimento che stava cambiando le domande Per capire cosa fu spento a Genova bisogna capire cosa stava crescendo nei tre anni precedenti. Seattle, novembre 1999. Le proteste contro il vertice WTO bloccarono le trattative e misero in crisi l'ordine del giorno della globalizzazione liberista. Fu uno shock per i potenti, non perché la polizia non riuscì a controllare le piazze, ma perché milioni di persone in tutto il mondo si accorsero che esisteva un movimento capace di porre domande scomode alle istituzioni internazionali e di farlo in modo visibile, coordinato, trasversale. Da Seattle in poi si aprì una stagione nuova. Praga, Nizza, Göteborg, Napoli, Porto Alegre: ogni vertice internazionale diventava il palcoscenico di una contro-narrazione. Il Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre, nato nel 2001 come alternativa al Forum Economico di Davos, riunì decine di migliaia di persone da tutto il pianeta per discutere di debito dei paesi poveri, di brevetti sui farmaci, di accesso all'acqua, di commercio equo, di diritti del lavoro nell'era globale. Non era solo protesta. Era costruzione di un'alternativa intellettuale al pensiero unico. quel consenso di Washington che dal 1989 aveva imposto al mondo la deregolamentazione, le privatizzazioni e la libera circolazione dei capitali come unica ricetta possibile. Il movimento no-global, che preferiva definirsi altromondista, per un altro mondo piuttosto che contro la globalizzazione, stava producendo analisi, proposte, reti internazionali. Stava diventando una forza politica matura.
La Tobin Tax, una piccola tassa sulle transazioni finanziarie internazionali per finanziare lo sviluppo globale, era passata da proposta marginale a tema di dibattito nei parlamenti europei. Il movimento per la cancellazione del debito dei paesi poveri aveva ottenuto risultati concreti. La campagna per l'accesso ai farmaci contro l'AIDS nei paesi africani stava forzando le mani alle multinazionali farmaceutiche. Non erano battaglie simboliche. Erano battaglie che stavano cambiando cose reali. Genova doveva essere il momento più alto di questa traiettoria.
Gli infiltrati e il cortocircuito La questione dei black bloc a Genova è ancora oggi controversa e irrisolta nella sua interezza. Quello che sappiamo con certezza è che a Genova operarono gruppi organizzati che avevano come obiettivo la distruzione sistematica di banche, vetrine, auto, non la polizia, non i simboli del potere, ma il tessuto urbano commerciale della città. Queste azioni fornirono alla stampa internazionale le immagini di cui aveva bisogno per ridurre 300.000 persone a "violenti" e cancellare il contenuto politico di quello che stava succedendo. Quanto ci fosse di spontaneo e quanto di orchestrato in quella violenza è una domanda che indagini giudiziarie e ricerche successive non hanno mai risolto completamente. Ci sono testimonianze di infiltrazioni da parte di provocatori, persone che agitavano la violenza e poi sparivano tra le forze dell'ordine. Ci sono verbali di riunioni in cui responsabili delle forze di sicurezza italiane discutevano della necessità di "alzare il livello dello scontro" per giustificare un intervento più duro. Quello che è certo è l'effetto: la violenza dei black bloc trasformò il frame narrativo dell'intera vicenda. Il movimento non fu più quello che chiedeva un altro mondo possibile. Diventò il movimento violento, pericoloso, estremista. Le 300.000 persone pacifiche scomparvero dall'inquadratura. Restarono le fiamme, i cassonetti rovesciati, i vetri rotti. E il sangue di Carlo Giuliani, che però scomparve molto prima dalle prime pagine.
L'undici settembre e la fine di tutto Il 11 settembre 2001 non ci sono state solo le Torri Gemelle. Quel giorno crollò anche l'architettura concettuale dentro cui il movimento altermondialista stava costruendo la sua traiettoria. Da quel momento in poi ogni conversazione politica globale fu costretta dentro un'unica cornice: la guerra al terrore. Sicurezza, controllo, sorveglianza, obbedienza. Chi protestava contro le politiche economiche globali smise di essere un attivista e cominciò a essere un potenziale problema di ordine pubblico. I meccanismi di sicurezza che erano stati sperimentati a Genova (le zone rosse, la militarizzazione dello spazio pubblico, la criminalizzazione del dissenso) diventarono la norma accettata nei paesi democratici. Le leggi antiterrorismo approvate in tutta fretta dopo l'11 settembre in Europa e negli Stati Uniti allargarono enormemente i poteri di sorveglianza e restrizione. Non erano strumenti pensati per i terroristi islamici, erano strumenti pensati per chiunque potesse destabilizzare l'ordine. E "chiunque" includeva i movimenti sociali. La guerra in Afghanistan e poi quella in Iraq nel 2003 spostarono completamente il centro dell'attenzione politica e mediatica. Le piazze che tornavano a riempirsi lo facevano contro la guerra, non per un altro modello economico. Era una battaglia urgente e necessaria, ma era una battaglia difensiva. Si chiedeva di fermare qualcosa, non di costruire qualcosa. Il pensiero unico che il movimento altromondista aveva cominciato a scalfire tornò a essere l'unico pensiero perché l'agenda era cambiata e nessuno aveva più spazio mentale per le domande di fondo.
Come si è spenta la fiamma Le cause sono multiple e si intrecciano. La repressione a Genova lasciò un trauma collettivo nel movimento italiano ed europeo. Partecipare a una manifestazione internazionale era diventato qualcosa che poteva costarti l'ospedale o il carcere. Molti si ritirarono. Era razionale farlo. La frammentazione era già nel DNA del movimento, la sua forza, la sua trasversalità, era anche la sua debolezza strutturale. Non aveva un partito, non aveva una leadership, non aveva un programma unitario. Quando la pressione esterna aumentò, la coesione interna si sgretolò. Internet, che era stato lo strumento che aveva permesso la coordinazione globale del movimento, divenne nel decennio successivo la piattaforma della sua dissoluzione. I social media frammentarono le narrazioni, moltiplicarono le divisioni, trasformarono la politica in performance e la solidarietà in engagement. Il movimento che aveva organizzato convergenze fisiche di centinaia di migliaia di persone fu sostituito da milioni di conversazioni parallele che non si incontravano mai.
Le cause rimasero. La disuguaglianza globale non diminuì. Aumentò. L'accesso all'acqua, ai farmaci, al cibo non migliorò per i miliardi che ne erano privi. Le crisi finanziarie del 2008 e del 2020 dimostrarono che le analisi del movimento erano corrette: il sistema era fragile, ingiusto e incapace di autoregolarsi. Ma quando arrivarono quelle crisi, non c'era più un movimento capace di trasformare l'indignazione in progetto politico
Il mondo che abbiamo ereditato Nel 2001 il movimento altermondialista chiedeva regole per i mercati finanziari. Nel 2008 i mercati finanziari crollarono e distrussero i risparmi e i lavori di decine di milioni di persone. Le risposte dei governi salvarono le banche con soldi pubblici e scaricarono il costo sulle popolazioni con l'austerità. Nel 2001 il movimento chiedeva equità nell'accesso ai farmaci. Nel 2020 durante la pandemia i brevetti sulle vacine costarono milioni di vite nei paesi poveri mentre i paesi ricchi accumulavano dosi. Nel 2001 il movimento chiedeva politiche sul clima. Nel 2026 il pianeta è misurato a livelli di crisi climatica che venticinque anni fa erano scenari pessimistici. Non hanno vinto perché avevano ragione. Hanno vinto perché erano più forti. E la forza non stava nelle idee, stava nei soldi, nelle istituzioni, negli eserciti e nella capacità di controllare le narrazioni.
Siamo più divisi. Le comunità che a Genova si trovarono insieme (sindacalisti italiani, ambientalisti tedeschi, contadini brasiliani, pacifisti spagnoli) oggi faticano a trovare un linguaggio comune. La globalizzazione ha prodotto culture della vittima e identità di trincea che rendono difficile la solidarietà orizzontale. Ognuno difende il suo pezzo di prato. Siamo più sorvegliati. Gli strumenti di controllo nati dopo l'11 settembre non sono stati smontati, sono stati perfezionati. Ogni telefono è un dispositivo di tracciamento. Ogni algoritmo è un sistema di profilazione. Lo spazio dell'anonimato in cui i movimenti si organizzano si è ristretto enormemente. Siamo più stanchi. Decenni di sconfitte e di cooptazione delle istanze progressive hanno prodotto una generazione politica che fatica a credere che le cose possano cambiare. Il cinismo è diventato la postura intellettuale dominante tra chi un tempo avrebbe scelto l'impegno.
Quello che resta e quello che serve Carlo Giuliani è sepolto nel cimitero di Staglieno a Genova. Ha ancora ventitré anni. I funzionari della polizia condannati per le violenze alla Diaz e a Bolzaneto hanno scontato pochissimo o niente, molti sono stati promossi. Il sistema che produsse quell'abuso di potere non è stato riformato. Si è ripresentato in forme diverse in molti altri luoghi e occasioni. Ma qualcosa rimane di quella stagione che non si può cancellare. L'idea che l'ordine esistente non sia naturale né inevitabile. Che le regole del commercio internazionale, della finanza, del lavoro siano scelte politiche e non leggi di natura. Che milioni di persone diverse possano trovarsi insieme su una piattaforma comune di dignità e giustizia.
Quelle idee sono ancora vere. Sono più urgenti di allora. Il problema non è avere ragione. Il problema è costruire la forza collettiva per farlo valere. E la forza collettiva si costruisce in un modo solo: uscendo dall'isolamento, cercando gli altri, tollerando le differenze che si possono tollerare, costruendo convergenze su ciò che è essenziale. Genova non fu una sconfitta delle idee. Fu una sconfitta di un movimento in un momento preciso della storia. I movimenti tornano. Le domande restano. Venticinque anni dopo, il mondo che chiedevano a Genova è ancora da costruire. E non lo costruisce nessun altro al posto nostro.
بين التاسع عشر والثاني والعشرين من يوليو 2001، اجتمع زعماء الدول الثماني الأكثر قوةً في العالم في جنوى لقمة مجموعة الثماني. تحوّلت المدينة إلى قلعة حصينة: المنطقة الحمراء، الأسلاك المعدنية، السفن العسكرية في الميناء، المروحيات. كأن النقاش حول مستقبل الكوكب كان شأناً يجب إبعاده عن أجساد الناس العاديين. خارج تلك القلعة كان نحو ثلاثمئة ألف شخص قدموا من أرجاء أوروبا والعالم. لم يكونوا كتلةً بلا ملامح، بل كانوا نقابات واتحادات بيئية وحركات حقوقية وطلاباً وعمالاً ورجال دين وفوضويين ومتقاعدين. أكبر حركة عابرة للحدود شهدها العالم الأوروبي منذ نهاية الحرب، تجمعها فكرة بسيطة وجذرية: العولمة كما بُنيت لا تصلح، وعالماً آخر ممكن.
في العشرين من يوليو، لقي كارلو جوليان، ثلاثة وعشرون عاماً، من أبناء جنوى، حتفه برصاصة أطلقها عليه أحد رجال الدرك خلال المواجهات في ساحة أليموندا. رصاصة في الرأس. كان أول متظاهر يُقتل في إيطاليا منذ ثلاثين عاماً. في ليلة الحادي والعشرين إلى الثاني والعشرين من يوليو، اقتحمت الشرطة مدرسة دياز، مقر منتدى جنوى الاجتماعي. كان بداخلها صحفيون ومراقبون دوليون وناشطون نائمون. ما تلا ذلك وصفه القضاة الإيطاليون بأنه أشد انتهاك لحقوق الديمقراطية في دولة غربية منذ الحرب العالمية الثانية. أشخاص يُركلون وهم نائمون، يُسحبون من شعورهم، يُكبّلون ويُتركون في بِرك من الدماء. أدلة الجريمة — زجاجات حارقة وسكاكين — زُرعت من قِبل الشرطة نفسها. أثبتت ذلك المحاكم بعد سنوات.
من نُقل إلى بولتسانيتو — الثكنة المستخدمة مركزاً للاحتجاز المؤقت — يروي ساعاتٍ وأياماً من الإذلال الممنهج: أوضاع إجهاد قسري، وحرمان من النوم، وتهديد بالاغتصاب، وإهانات سياسية وعنصرية، وعرقلة الوصول إلى المحامين. أدانت المحكمة الأوروبية لحقوق الإنسان إيطاليا بسبب المعاملة اللاإنسانية والمهينة. كانت تعذيباً. هذه هي الكلمة الصحيحة.
الحركة التي كانت تُغيّر الأسئلة لفهم ما أُطفئ في جنوى، لا بد من فهم ما كان ينمو في السنوات الثلاث التي سبقتها. سياتل، نوفمبر 1999. احتجاجات ضد قمة منظمة التجارة العالمية أوقفت المفاوضات وزعزعت جدول أعمال عولمة السوق الحر. كانت صدمةً للأقوياء، ليس لأن الشرطة عجزت عن ضبط الشوارع، بل لأن ملايين الأشخاص حول العالم اكتشفوا وجود حركة قادرة على توجيه أسئلة محرجة للمؤسسات الدولية، وبطريقة مرئية ومنسقة ومتشعبة. من سياتل فصاعداً، انفتح موسم جديد. براغ، نيس، يوتيبوري، نابولي، بورتو أليغري: صار كل مؤتمر دولي مسرحاً لرواية مضادة. المنتدى الاجتماعي العالمي في بورتو أليغري، الذي أُسِّس عام 2001 بديلاً عن المنتدى الاقتصادي في دافوس، جمع عشرات الآلاف من أنحاء العالم للنقاش في ديون الدول الفقيرة وبراءات اختراع الأدوية والوصول إلى الماء والتجارة العادلة وحقوق العمل في العصر العالمي. لم يكن احتجاجاً وحسب. كان بناءً لبديل فكري عن الفكر الأحادي. ذلك إجماع واشنطن الذي فرض على العالم منذ 1989 رفع القيود وتخصيص القطاع العام وحرية تنقل رؤوس الأموال باعتبارها الوصفة الوحيدة الممكنة. الحركة المناهضة للعولمة، التي كانت تفضّل تسمية نفسها "البديل-عولموية" من أجل عالم آخر لا ضد العولمة، كانت تُنتج تحليلات ومقترحات وشبكات دولية. كانت تتحول إلى قوة سياسية ناضجة.
ضريبة توبين، وهي ضريبة صغيرة على المعاملات المالية الدولية لتمويل التنمية العالمية، انتقلت من مقترح هامشي إلى موضوع نقاش في البرلمانات الأوروبية. حركة إلغاء ديون الدول الفقيرة حققت نتائج ملموسة. حملة الوصول إلى أدوية الإيدز في الدول الأفريقية كانت تُرغم شركات الأدوية الكبرى على التراجع. لم تكن معارك رمزية. كانت معارك تُغيّر أشياء حقيقية. كان يُفترض أن تكون جنوى الذروة القصوى لهذا المسار.
المندسون والدائرة القصيرة مسألة مجموعات الكتلة السوداء في جنوى لا تزال حتى اليوم مثيرة للجدل وغير محسومة في مجملها. ما نعرفه على وجه اليقين هو أن مجموعات منظمة عملت في جنوى وكان هدفها التدمير الممنهج للبنوك والواجهات الزجاجية والسيارات، لا الشرطة ولا رموز السلطة، بل النسيج التجاري الحضري للمدينة. أمدّت هذه الأعمال الصحافة الدولية بالصور التي احتاجتها لاختزال ثلاثمئة ألف شخص في خانة "العنيفين" ومحو المضمون السياسي لما كان يجري. كم كان عفوياً وكم كان مدبّراً في ذلك العنف، سؤالٌ لم تحسمه التحقيقات القضائية والأبحاث اللاحقة حسماً كاملاً. ثمة شهادات على تسلل مثيرين للشغب، أشخاص كانوا يُذكون العنف ثم يختفون بين صفوف قوات الأمن. وثمة محاضر اجتماعات تتداول فيها قيادات أجهزة الأمن الإيطالية ضرورة "رفع مستوى المواجهة" لتبرير تدخل أشد قسوة. ما هو مؤكد هو الأثر: عنف الكتلة السوداء أعاد صياغة الإطار السردي لمجريات الأحداث كلها. لم تعد الحركة تلك التي تطالب بعالم آخر ممكن. صارت الحركة العنيفة الخطرة المتطرفة. اختفى الثلاثمئة ألف سلمي من الصورة. وبقيت الشعلات والحاويات المقلوبة والزجاج المكسور. ودم كارلو جوليان، الذي اختفى هو الآخر من الصفحات الأولى قبل وقت أطول.
الحادي عشر من سبتمبر ونهاية كل شيء في الحادي عشر من سبتمبر 2001 لم تنهَر البرجان فحسب. ذلك اليوم انهار أيضاً البناء المفاهيمي الذي كانت الحركة البديل-عولموية تشيّد مسارها داخله. من تلك اللحظة فصاعداً، أُكرهت كل محادثة سياسية عالمية على الانحشار في إطار واحد: الحرب على الإرهاب. أمن، ومراقبة، وسيطرة، وطاعة. من كان يحتج على السياسات الاقتصادية العالمية كفّ عن كونه ناشطاً وبات مشكلةً أمنية محتملة. الآليات الأمنية التي جرى اختبارها في جنوى — المناطق الحمراء، وعسكرة الفضاء العام، وتجريم المعارضة — صارت القاعدة المقبولة في الدول الديمقراطية. قوانين مكافحة الإرهاب التي أُقرّت على عجل بعد الحادي عشر من سبتمبر في أوروبا والولايات المتحدة وسّعت توسيعاً هائلاً صلاحيات المراقبة والتقييد. لم تكن أدوات مصممة للإرهابيين الإسلاميين، كانت أدوات مصممة لكل من يمكنه زعزعة النظام. و"كل من" كان يشمل الحركات الاجتماعية. الحرب في أفغانستان ثم تلك في العراق عام 2003 أزاحتا مركز الثقل السياسي والإعلامي بالكامل. الساحات التي عادت تمتلئ كانت تمتلئ ضد الحرب، لا من أجل نموذج اقتصادي آخر. كانت معركة عاجلة وضرورية، لكنها معركة دفاعية. كان المطلوب إيقاف شيء، لا بناء شيء. عاد الفكر الأحادي الذي بدأت الحركة البديل-عولموية بنخره ليكون الفكر الوحيد لأن الأجندة تبدّلت ولم يعد في ذهن أحد مساحة للأسئلة الجوهرية.
كيف خبت الشعلة الأسباب متعددة ومتشابكة. القمع في جنوى خلّف صدمة جماعية في الحركة الإيطالية والأوروبية. المشاركة في مظاهرة دولية باتت شيئاً قد يكلفك المستشفى أو السجن. انسحب كثيرون. كان ذلك منطقياً. التشرذم كان راسخاً في صميم الحركة؛ قوّتها وتشعّبها كانا أيضاً ضعفها البنيوي. لم يكن لها حزب ولا قيادة ولا برنامج موحد. حين تصاعد الضغط الخارجي، تفتت التماسك الداخلي. الإنترنت، الذي كان الأداة التي أتاحت التنسيق العالمي للحركة، تحوّل في العقد التالي إلى منصة تفكيكها. جزّأت وسائل التواصل الاجتماعي الروايات وضاعفت الانقسامات وحوّلت السياسة إلى أداء والتضامن إلى تفاعل رقمي. الحركة التي نظّمت تجمعات مادية لمئات الآلاف حلّت محلها ملايين المحادثات المتوازية التي لا تلتقي أبداً.
القضايا بقيت. التفاوت العالمي لم يتراجع. بل ازداد. الوصول إلى الماء والأدوية والغذاء لم يتحسن للمليارات المحرومة منها. أثبتت الأزمات المالية في 2008 و2020 أن تحليلات الحركة كانت صائبة: النظام كان هشاً وظالماً وعاجزاً عن تنظيم نفسه. لكن حين وقعت تلك الأزمات، لم تكن ثمة حركة قادرة على تحويل السخط إلى مشروع سياسي.
العالم الذي ورثناه في 2001 طالبت الحركة البديل-عولموية بوضع قواعد للأسواق المالية. في 2008 انهارت الأسواق المالية ودمّرت مدخرات وظائف عشرات الملايين من الناس. استجابات الحكومات أنقذت البنوك بأموال عامة وألقت التكلفة على كاهل الشعوب عبر التقشف. في 2001 طالبت الحركة بعدالة في الوصول إلى الأدوية. في 2020 خلال الجائحة، كلّفت براءات اختراع اللقاحات ملايين الأرواح في الدول الفقيرة بينما الدول الغنية تكدّس الجرعات. في 2001 طالبت الحركة بسياسات مناخية. في 2026 يُقاس الكوكب بمستويات من الأزمة المناخية كانت قبل خمسة وعشرين عاماً سيناريوهات متشائمة. لم يفوزوا لأن أفكارهم كانت صائبة. فازوا لأنهم كانوا أقوى. والقوة لم تكن في الأفكار، بل كانت في الأموال والمؤسسات والجيوش والقدرة على السيطرة على الروايات.
نحن أكثر انقساماً. المجتمعات التي التقت في جنوى — نقابيون إيطاليون، وبيئيون ألمان، وفلاحون برازيليون، وسلاميون إسبان — تعاني اليوم في إيجاد لغة مشتركة. أفرزت العولمة ثقافات ضحوية وهويات خندقية تجعل التضامن الأفقي عسيراً. كل فريق يحمي قطعة أرضه. نحن أكثر مراقبةً. أدوات السيطرة التي ولدت بعد الحادي عشر من سبتمبر لم تُفكَّك، بل صُقِّلت. كل هاتف هو جهاز تتبع. كل خوارزمية هي نظام تصنيف. الفضاء المجهول الذي تنظم فيه الحركات نفسها تقلّص تقلصاً هائلاً. نحن أكثر تعباً. عقود من الهزائم واستيعاب المطالب التقدمية أفرزت جيلاً سياسياً يعجز عن الإيمان بأن الأمور قابلة للتغيير. صار التشكيك الساخر الموقف الفكري السائد لدى من كانوا في وقت مضى سيختارون الالتزام.
ما بقي وما يُحتاج كارلو جوليان مدفون في مقبرة ستانييو في جنوى. لا يزال في الثالثة والعشرين من عمره. المسؤولون الشرطيون المدانون بسبب أعمال العنف في مدرسة الدياز وبولتسانيتو قضوا القليل من العقوبة أو لم يقضوا شيئاً، وكثيرون منهم تمت ترقيتهم. المنظومة التي أفرزت ذلك التعسف لم تُصلَح. أعادت تقديم نفسها بأشكال مختلفة في أماكن ومناسبات عديدة أخرى. غير أن شيئاً يبقى من تلك المرحلة لا يمكن محوه. الفكرة القائلة بأن النظام القائم ليس طبيعياً ولا حتمياً. وأن قواعد التجارة الدولية والمال والعمل هي خيارات سياسية لا قوانين طبيعية. وأن ملايين الناس المختلفين يمكنهم أن يجتمعوا على منصة مشتركة من الكرامة والعدالة.
تلك الأفكار لا تزال صحيحة. وهي أكثر إلحاحاً مما كانت عليه. المشكلة ليست في امتلاك الحق. المشكلة في بناء القوة الجماعية لإثبات ذلك الحق. والقوة الجماعية لا تُبنى إلا بطريقة واحدة: بالخروج من العزلة، والسعي إلى الآخرين، وتحمّل الاختلافات التي يمكن تحمّلها، وبناء التقاطعات حول ما هو جوهري. جنوى لم تكن هزيمة أفكار. كانت هزيمة حركة في لحظة محددة من التاريخ. الحركات تعود. والأسئلة تبقى. بعد خمسة وعشرين عاماً، العالم الذي طالبوا ببنائه في جنوى لا يزال ينتظر. ولن يبنيه أحد عوضاً عنا.