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«Sono uomo e sono musulmano»: uno sfregio che non parla per l'Islam
Monojit Dutta · Pexels

«Sono uomo e sono musulmano»: uno sfregio che non parla per l'Islam

A Milano un algerino aggredisce una ragazza marocchina davanti al Duomo. Il caso solleva domande scomode su violenza, identità e strumentalizzazione religiosa

«أنا رجل وأنا مسلم»: إساءة لا تمثل الإسلام

جزائري يعتدي على فتاة مغربية أمام كاتدرائية ميلانو. القضية تثير أسئلة حساسة حول العنف والهوية والاستخدام السياسي للدين

Un algerino di 27 anni ha sfregiato una ragazza marocchina davanti al Duomo di Milano, gridando «Sono uomo e sono musulmano». Un caso che interroga la comunità araba in Italia sulla violenza di genere, sulla strumentalizzazione religiosa e sulla necessità di una condanna netta, senza deleghe né silenzi.
اعتدى شاب جزائري يبلغ من العمر 27 سنة على فتاة مغربية أمام كاتدرائية ميلانو، وهو يصرخ «أنا رجل وأنا مسلم». قضية تدفع الجالية العربية في إيطاليا للتساؤل عن العنف ضد المرأة والاستخدام السياسي للدين والحاجة إلى إدانة واضحة وحازمة، بدون تفويض أو صمت.

Un coltello, una frase, un volto segnato. Davanti al Duomo di Milano, nel cuore simbolico di una delle città più cosmopolite d'Italia, un uomo di 27 anni di origini algerine ha sfregiato al viso una ragazza di 23 anni di origini marocchine. Prima di colpire, le avrebbe gridato: «Che cos'hai da guardare? Sono uomo e sono musulmano». La Polizia locale lo ha fermato con l'accusa di lesioni personali gravissime con sfregio permanente. Un episodio che fa male due volte — per la brutalità dell'atto e per le parole con cui è stato rivendicato.

Partiamo da quel grido, perché non è un dettaglio secondario: è il cuore del problema. Usare l'identità religiosa e di genere come giustificazione di una violenza non è un atto di fede — è il suo esatto contrario. L'Islam non autorizza nessun uomo a sfregiare nessuna donna, men che meno invocando la propria mascolinità come patente di impunità. Quella frase è una forma di abuso doppio: prima sulla vittima, poi su una comunità di milioni di persone che si ritrovano, loro malgrado, associati a un gesto che ripudiano. Vale la pena dirlo chiaramente, senza reticenze diplomatiche: chi usa la religione per coprire la violenza non merita la protezione del discorso identitario.

Al tempo stesso, sarebbe un errore — e un'occasione persa — leggere questo episodio come conferma di un'equazione semplice e pericolosa: immigrato uguale minaccia, musulmano uguale aggressore. La vittima è anch'essa di origini arabe e musulmana. La violenza di genere non ha passaporto, né fede. Attraversa culture, classi sociali, quartieri ricchi e poveri. Quello che rende questo caso specifico è la dimensione pubblica della rivendicazione: un uomo che esibisce la propria identità come scudo mentre colpisce. Un cortocircuito che merita analisi, non strumentalizzazione politica.

La comunità araba in Italia, spesso costretta a difendersi da generalizzazioni, ha tutto l'interesse a non tacere su episodi come questo. Il silenzio non protegge, complica. Condannare con chiarezza la violenza — anche quando viene da chi condivide lingua o provenienza — è un atto di coerenza morale prima ancora che politica. Milano ha visto molte piazze riempirsi per i diritti. Sarebbe il momento che quella stessa energia sappia riconoscere il nemico anche quando parla la nostra lingua.

سكين وجملة ووجه مشوّه. أمام كاتدرائية ميلانو، في القلب الرمزي لإحدى أكثر مدن إيطاليا تنوعاً، شوّه شاب جزائري الأصل يبلغ من العمر 27 سنة وجه فتاة مغربية الأصل تبلغ من العمر 23 سنة. قبل أن يضربها، صرخ في وجهها: «ما الذي تنظرين إليه؟ أنا رجل وأنا مسلم». اعتقلته الشرطة المحلية بتهمة الإيذاء البدني الخطير جداً مع تشويه دائم. حادثة تؤلم مرتين — لوحشية الفعل وللكلمات التي ادّعاها فاعلها.

نبدأ من تلك الصرخة، لأنها ليست تفصيلاً ثانوياً — بل هي جوهر المشكلة. استخدام الهوية الدينية والجندر كتبرير لعنف ليس عملاً من أعمال الإيمان — بل هو ضده تماماً. الإسلام لا يسمح لأي رجل بتشويه أي امرأة، فضلاً عن استحضار ذكورته كترخيص للإفلات من العقاب. تلك العبارة شكل من أشكال الإيذاء المزدوج: أولاً على الضحية، ثم على مجتمع يضم ملايين الأشخاص الذين وجدوا أنفسهم، رغماً عنهم، مرتبطين بفعل يرفضونه. يستحق الأمر أن نقوله بوضوح، بدون احتياطات دبلوماسية: من يستخدم الدين لتغطية العنف لا يستحق حماية الخطاب الهوياتي.

في الوقت ذاته، سيكون خطأ — وفرصة ضائعة — قراءة هذه الحادثة كتأكيد لمعادلة بسيطة وخطيرة: المهاجر يساوي تهديد، المسلم يساوي معتدٍ. الضحية أيضاً من أصول عربية ومسلمة. العنف ضد النساء لا جنسية له، ولا دين. يخترق الثقافات والطبقات الاجتماعية والأحياء الغنية والفقيرة. ما يميز هذه الحالة بالذات هو البُعد العام للادّعاء: رجل يستخدم هويته كدرع بينما يوجّه الضربات. تناقض يستحق التحليل، لا الاستغلال السياسي.

الجالية العربية في إيطاليا، المرغمة غالباً على الدفاع عن نفسها ضد التعميمات، لديها كل الأسباب لكي لا تسكت على حوادث كهذه. الصمت لا يحمي، بل يعقّد الأمور. إدانة العنف بوضوح — حتى عندما يأتي من شخص يشاركك اللغة أو الأصل — عمل انسجام أخلاقي قبل أن يكون انسجاماً سياسياً. ميلانو شهدت ساحات كثيرة امتلأت بالمتظاهرين من أجل الحقوق. قد يحين الوقت كي تستطيع تلك الطاقة ذاتها أن تعترف بالعدو حتى عندما يتكلم لغتنا.

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