Gaza: perché continuiamo a guardare dall'altra parte e perché è pericoloso farlo
Ogni mattina riceviamo immagini che non vorremmo vedere. La tentazione di chiudere la pagina è umana, ma chi commette atrocità conta esattamente su questo
غزة: لماذا نواصل النظر بعيداً، ولماذا هذا خطير
كل صباح تصلنا صور لا نريد رؤيتها. إغراء إغلاق الصفحة أمر إنساني، لكن مرتكبي الفظائع يعتمدون على هذا تحديداً
Stamattina a qualcuno sono arrivate foto di bambini morsicati dai topi a Gaza. Bambini. Topi. E madri che non dormono la notte per fare la guardia ai propri figli, in mezzo alle macerie, senza cibo, senza sicurezza, senza niente. La reazione immediata di chi ha visto quelle immagini è stata quella che avremmo avuto tutti: chiudere la pagina, pensare ad altro, sopravvivere alla giornata. Ed è una reazione umana, comprensibile, quasi necessaria per non impazzire.
Ma c'è un problema enorme in questo meccanismo di difesa, e vale la pena parlarne senza giri di parole. Chi commette genocidi — e usiamo questa parola perché sempre più voci autorevoli nel diritto internazionale la usano per descrivere quello che sta accadendo a Gaza — sa perfettamente che l'orrore produce saturazione. Sa che dopo un certo numero di immagini, dopo un certo numero di titoli, la gente smette di reagire. Non perché sia cattiva, ma perché il cervello umano non è costruito per reggere un dolore continuo e senza soluzione apparente. L'indifferenza non è un fallimento morale individuale: è una risposta prevedibile che chi ha interesse a non essere fermato conosce bene e sfrutta. Questo vale in modo particolare per chi in Italia ha legami con il mondo arabo — familiari a Gaza o in Libano, amici che seguono la situazione da vicino, comunità che vivono questo conflitto non come notizia lontana ma come ferita quotidiana. Per loro la stanchezza emotiva si mescola a qualcosa di più personale e più lacerante.
Allora cosa fare, concretamente? Non si tratta di torturarsi guardando ogni foto o ogni video. Si tratta di scegliere consapevolmente di non sparire del tutto, di non far finta che non esista. Significa condividere un articolo quando si ha la forza di farlo, significa sostenere le organizzazioni umanitarie che operano sul campo, significa non cambiare discorso quando qualcuno ne parla. L'attenzione collettiva è l'unica forma di pressione che, nel tempo, può influenzare le scelte politiche — quelle dei governi europei, quelle delle istituzioni internazionali. Guardare altrove è un diritto per sopravvivere. Ma farlo sempre, tutti, è un lusso che la storia ci presenterà il conto.
Info utile: Se vuoi sostenere chi lavora a Gaza in questo momento, organizzazioni come UNRWA, Medici Senza Frontiere e Emergency operano attivamente nella zona e accettano donazioni dirette.