L'assegno unico per i figli: chi lo prende, quanto vale, come si chiede
Da aprile 2026 non servono più due anni di residenza in Italia: basta il permesso giusto, un ISEE aggiornato e una domanda all'INPS, che poi si rinnova da sola.
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من أبريل 2026 لم تعد بحاجة إلى سنتين من الإقامة في إيطاليا: يكفيك تصريح الإقامة الصحيح، و ISEE محدّث، وطلب لدى INPS الذي يتجدد تلقائياً بعدها.
Hanane vive a Brescia da quattordici mesi. È arrivata dal Marocco con il marito e i due figli, di tre e otto anni. Lui ha un permesso per lavoro e lavora in un magazzino della logistica, ma con contratti di tre mesi alla volta. Per tutto l'inverno hanno pensato che l'assegno unico non fosse per loro: senza due anni di residenza e senza un contratto di almeno sei mesi, all'epoca, non spettava. A settembre, all'uscita da scuola, un'altra mamma le ha raccontato che da aprile quella regola non c'è più. Hanane ha fatto due conti: per due bambini e un ISEE basso, sono più di 400 euro al mese.
Cos'è l'assegno unico
L'assegno unico universale è un sostegno mensile dell'INPS, l'ente pubblico che paga pensioni e prestazioni sociali, per ogni figlio a carico. Esiste dal 2022 e ha preso il posto di vecchie misure come gli assegni familiari per i figli e le detrazioni fiscali per i figli sotto i 21 anni. «Universale» vuol dire che spetta anche a chi non lavora e a chi ha un reddito alto: cambia solo l'importo.
Per quali figli
L'assegno spetta per ogni figlio minorenne, dal settimo mese di gravidanza fino ai 18 anni. Tra i 18 e i 21 anni spetta solo se il figlio studia, fa un tirocinio, lavora con un reddito sotto gli 8.000 euro l'anno, è disoccupato e iscritto al centro per l'impiego, oppure fa il servizio civile. Per i figli con disabilità non c'è limite di età.
Chi lo può chiedere
Il genitore che fa domanda deve vivere in Italia e pagare (anche solo in teoria) le tasse qui. Per i cittadini di paesi fuori dall'Unione europea conta il permesso di soggiorno. Secondo le indicazioni dell'INPS danno diritto all'assegno, tra gli altri: il permesso UE per soggiornanti di lungo periodo, il permesso unico per lavoro di durata superiore a sei mesi, il permesso per ricerca, la protezione internazionale (asilo e protezione sussidiaria), la carta blu, il permesso per casi speciali. I lavoratori di Marocco, Algeria e Tunisia hanno una protezione in più grazie agli accordi tra questi paesi e l'Unione europea. Se il permesso è in rinnovo, vale la ricevuta.
L'INPS invece esclude, tra gli altri, il permesso per studio, per cure mediche e quello dei richiedenti asilo. Sul permesso per attesa occupazione, quello di chi ha perso il lavoro, i tribunali hanno dato più volte torto all'INPS: se hai questo permesso e ti hanno respinto la domanda, parlane con un patronato o con un'associazione come l'ASGI.
Cosa è cambiato ad aprile 2026
Fino a marzo chi era arrivato da poco doveva avere almeno due anni di residenza in Italia, oppure un contratto di lavoro di almeno sei mesi. La legge 50 del 2026, in vigore dal 21 aprile, ha cancellato questo requisito: l'assegno spetta dal primo mese di residenza. È la novità che riguarda Hanane. Ne abbiamo parlato in questo articolo.
La stessa legge conta anche i figli che vivono in un altro paese dell'Unione europea, se sono fiscalmente a carico. Non cambia nulla, invece, per i figli che vivono in Marocco, in Egitto o in un altro paese fuori dall'Unione: per loro l'assegno non spetta. Se si possa estendere la regola sui figli in un paese UE anche ai genitori non europei è una questione aperta, che secondo l'ASGI finirà probabilmente davanti ai giudici. E chi si era visto respingere la domanda prima di aprile per i due anni di residenza, per ora, non ha istruzioni dall'INPS sugli arretrati.
Quanto vale nel 2026
L'importo dipende dall'ISEE, l'indicatore che misura la situazione economica della famiglia. Gli importi 2026 sono stati aumentati dell'1,4% rispetto al 2025:
Con un ISEE fino a 17.468,51 euro si riceve il massimo: 203,80 euro al mese per ogni figlio minorenne.
Con un ISEE da 46.582,71 euro in su, o senza ISEE, si riceve il minimo: 58,30 euro per ogni figlio minorenne.
Tra le due soglie l'importo scende man mano che l'ISEE sale. Per i figli tra 18 e 21 anni gli importi vanno da 29,10 a 99,10 euro.
A queste cifre si aggiungono delle maggiorazioni. Tra le principali: un aumento del 50% per i figli sotto un anno; un aumento per il terzo figlio e i successivi; una somma fissa di 150 euro al mese per le famiglie con quattro o più figli; un aumento per i figli con disabilità, che varia secondo la gravità; un aumento, fino a 34,90 euro per figlio, se lavorano entrambi i genitori; un aumento se la madre ha meno di 21 anni. A luglio 2026, secondo l'INPS, l'importo medio è stato di 177 euro per figlio, e le famiglie che ricevono l'assegno sono oltre sei milioni.
Come si chiede, e come si rinnova
La domanda si fa una volta sola. Puoi farla sul sito o sull'app dell'INPS, entrando con SPID, CIE o CNS (se non li hai, c'è la guida su SPID e CIE), oppure gratuitamente presso un patronato. Servono i dati dei figli, il codice fiscale di tutti, l'IBAN di un conto intestato a te. Se i genitori sono due, ognuno riceve di solito metà dell'importo sul proprio conto.
Dopo, la domanda si rinnova da sola ogni anno. Quello che va rinnovato è l'ISEE, che scade il 31 dicembre. Senza un ISEE nuovo, da marzo l'INPS paga solo l'importo minimo. Se presenti la DSU (la dichiarazione per l'ISEE) entro il 30 giugno, l'INPS ricalcola gli importi da marzo e ti paga la differenza. Dopo il 30 giugno la differenza dei mesi passati si perde. Come si calcola l'ISEE quando hai conti o case nel paese d'origine lo trovi nella guida dedicata.
Per un neonato, se fai domanda entro 120 giorni dalla nascita ricevi anche gli arretrati, a partire dal settimo mese di gravidanza.
L'assegno arriva ogni mese. Chi lo riceve già senza cambiamenti viene pagato di solito verso il 20 del mese; per una domanda nuova o una modifica, il primo pagamento arriva in genere alla fine del mese successivo.
Insieme ad altre misure
L'assegno unico si somma ad altri aiuti. Non conta nel reddito usato per l'assegno di inclusione, e si può ricevere insieme al bonus di 1.000 euro per i nuovi nati e al bonus per l'asilo nido, di cui parliamo nella mappa dei bonus. Ricorda invece che dal 2025 chi non è cittadino europeo non ha più detrazioni fiscali per i familiari che vivono all'estero: lo spieghiamo nella guida alla dichiarazione dei redditi.
Quando qualcosa va storto
A settembre 2026 l'INPS ha cominciato a confrontare le dichiarazioni ISEE con i propri archivi. Se trova dati che non tornano può ricalcolare l'assegno, anche al minimo. Se ricevi una comunicazione dall'INPS, non ignorarla: leggila con un patronato, e controlla che nella DSU ci siano tutti i componenti della famiglia, i conti e gli immobili, anche all'estero. Se l'INPS ti chiede di restituire dei soldi, hai diritto a sapere perché e a contestarlo; come si fa lo spieghiamo nella guida all'INPS.
Ogni cambiamento importante va comunicato aggiornando la domanda: la nascita di un figlio, una separazione, un figlio che compie 18 anni e smette di studiare, un nuovo IBAN.
Cosa fare, passo per passo
1. Controlla il tuo permesso di soggiorno: se è di lungo periodo, per lavoro sopra i sei mesi, per protezione internazionale o per casi speciali, hai diritto. Se è in rinnovo, conserva la ricevuta.
2. Prepara codice fiscale tuo e dei figli, documento d'identità, permesso o ricevuta, IBAN di un conto intestato a te.
3. Fai l'ISEE: gratis al CAF o online con la DSU precompilata sul sito INPS.
4. Presenta la domanda sul sito o sull'app INPS con SPID, CIE o CNS, oppure al patronato. Per un neonato, entro 120 giorni dalla nascita.
5. Ogni anno, a gennaio, rifai l'ISEE. Il termine per non perdere nulla è il 30 giugno.
6. Aggiorna la domanda quando cambia qualcosa in famiglia o cambi conto.
7. Se la domanda viene respinta per il tipo di permesso, o se ti chiedono indietro dei soldi, vai da un patronato o da un'associazione di tutela prima di scadenze e ricorsi.
Dove andare: sito e app INPS, patronati, CAF per l'ISEE. Costi: gratis, sia la domanda al patronato sia l'ISEE al CAF. Tempi: primo pagamento di solito entro la fine del mese successivo alla domanda; poi ogni mese, verso il 20.