Diventare cittadini italiani per residenza: requisiti, domanda, costi e tempi
Dieci anni di residenza legale senza buchi nell'anagrafe, un reddito minimo per tre anni, il B1 di italiano, 250 euro e una domanda online: poi si aspetta, fino a tre anni, e si giura.
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عشر سنوات إقامة قانونية بدون فجوات في السجل المدني، دخل أدنى لثلاث سنوات، شهادة B1 في الإيطالية، 250 يورو وطلب أونلاين: ثم تنتظر، لمدة تصل إلى ثلاث سنوات، وتؤدي اليمين
Khalid vive a Reggio Emilia da dodici anni. È arrivato dal Marocco a ventidue, ha sempre lavorato e ha sempre rinnovato il permesso. L'anno scorso ha deciso di chiedere la cittadinanza. Ha passato l'esame di italiano, raccolto le buste paga, pagato il contributo. Poi, al momento di controllare i dati, ha scoperto un buco. Nel 2019 era rimasto otto mesi in Marocco per assistere il padre malato, e il Comune lo aveva cancellato dall'anagrafe per irreperibilità. Per lo Stato, quei dieci anni ricominciano da quando si è iscritto di nuovo.
La cittadinanza per residenza è un percorso lungo, e basta un dettaglio per allungarlo. Conviene conoscerlo tutto prima di cominciare.
Quanti anni servono
La legge sulla cittadinanza è la 91 del 1992. Per chi la chiede perché vive in Italia, all'articolo 9, gli anni di residenza legale necessari sono:
10 anni per i cittadini di paesi fuori dall'Unione europea;
4 anni per i cittadini dell'Unione europea;
5 anni per gli apolidi, e secondo le guide più diffuse anche per i rifugiati;
3 anni per chi è nato in Italia;
2 anni per chi ha un genitore o un nonno che era italiano per nascita (prima della legge del 2025 erano 3);
5 anni per chi ha lavorato per lo Stato italiano, anche all'estero, e per il maggiorenne adottato da un italiano, contati dopo l'adozione.
Cosa vuol dire residenza «legale»
Non basta vivere in Italia. La residenza legale è quella che risulta dall'anagrafe del Comune, accompagnata da un permesso di soggiorno valido. E deve essere ininterrotta: deve durare per tutti gli anni richiesti e continuare fino al giuramento.
È il punto su cui inciampano molti, come Khalid. Diverse sentenze recenti dei tribunali amministrativi, nel 2025 e nel 2026, hanno confermato che una cancellazione dall'anagrafe per irreperibilità interrompe il conteggio, anche se la persona era davvero in Italia. Per i brevi periodi tra un permesso scaduto e il rinnovo, una circolare del Ministero dell'Interno ammette di provare la presenza con altri documenti, come la scuola dei figli o le visite mediche. Conta invece anche la residenza «fittizia» o convenzionale che i Comuni danno a chi non ha una casa: lo ha stabilito più volte il TAR del Lazio, come abbiamo raccontato qui. Ma l'anagrafe va tenuta in ordine: se cambi casa, comunica subito il nuovo indirizzo; se parti per molti mesi, informati prima su come non essere cancellato. Su come funziona l'iscrizione anagrafica c'è la nostra guida.
Il reddito
Bisogna dimostrare di avere avuto, negli ultimi tre anni, un reddito sufficiente a mantenersi. Le soglie usate dalle Prefetture sono 8.263,31 euro l'anno per chi è solo, 11.362,05 euro con il coniuge a carico, e circa 516 euro in più per ogni altra persona a carico. Il reddito si prova con le dichiarazioni dei redditi o con la Certificazione Unica, e si possono sommare i redditi dei familiari che vivono con te. Il lavoro in nero, per lo Stato, non esiste: conta solo ciò che è dichiarato. Come funziona la dichiarazione lo spieghiamo qui.
L'italiano
Dal 2018 bisogna dimostrare di conoscere l'italiano almeno al livello B1, con un certificato rilasciato da un ente riconosciuto. Sono esonerati, tra gli altri, chi ha il permesso UE di lungo periodo e chi ha firmato l'accordo di integrazione. Nel 2025 la Corte costituzionale ha esonerato anche chi ha gravi limitazioni nell'apprendimento dovute all'età, a malattie o a disabilità. Come si prepara e si sostiene l'esame è spiegato in questa guida.
Condotta e documenti dal paese d'origine
Lo Stato valuta anche la condotta del richiedente: le condanne penali pesano, e per la cittadinanza per residenza la valutazione è discrezionale, cioè la Prefettura e il Ministero hanno un margine di scelta. La domanda può essere respinta anche per motivi di sicurezza.
Dal paese d'origine servono due documenti: l'atto di nascita e il certificato penale, quest'ultimo rilasciato da meno di sei mesi. Entrambi vanno legalizzati e tradotti in italiano. Sono spesso i documenti che richiedono più tempo, perché passano dai consolati e dagli uffici del paese d'origine: conviene chiederli per primi, ma non troppo presto, visto che il certificato penale scade.
La domanda
La domanda si presenta solo online, sul portale dei servizi del Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'Interno (portaleservizi.dlci.interno.it). Si caricano i documenti e le ricevute di pagamento: il contributo di 250 euro e una marca da bollo da 16 euro. Il contributo si può pagare con bollettino postale, bonifico o PagoPA. Dopo l'invio, la pratica passa alla Prefettura della provincia in cui vivi, che fa i controlli. Tutte le comunicazioni arrivano nell'area riservata del portale e per email: controllale spesso.
I tempi
Per legge il procedimento deve chiudersi entro 24 mesi dalla domanda, prorogabili fino a 36. Nella realtà i tempi cambiano molto da una Prefettura all'altra, e non ci sono dati ufficiali aggiornati. Se il termine passa senza una risposta, si può chiedere al tribunale amministrativo regionale (TAR) di obbligare l'amministrazione a decidere: è il ricorso contro il silenzio, che si può presentare fino a un anno dopo la scadenza del termine. Di solito si manda prima una diffida.
Se la Prefettura sta per respingere la domanda, deve prima mandarti un preavviso di rigetto: hai 10 giorni per rispondere con osservazioni e documenti. Se arriva il rifiuto, si può fare ricorso al TAR entro 60 giorni. Un caso di diniego legato all'attivismo politico lo abbiamo raccontato qui. Serve un avvocato; se non puoi permettertelo, esiste il gratuito patrocinio, spiegato qui.
Il decreto e il giuramento
Se la risposta è positiva, arriva il decreto di concessione, firmato a nome del Presidente della Repubblica. Da quando ti viene notificato hai sei mesi per giurare fedeltà alla Repubblica davanti all'ufficiale di stato civile del tuo Comune. Se non giuri entro sei mesi, il decreto perde effetto. Diventi cittadino italiano dal giorno dopo il giuramento. Da quel momento puoi votare in tutte le elezioni e chiedere il passaporto italiano.
E i figli?
I figli minorenni che vivono con il genitore diventano italiani con lui, ma dal 2025 c'è una condizione in più: devono risiedere legalmente in Italia da almeno due anni continuativi, oppure dalla nascita se ne hanno meno di due. E devono essere ancora minorenni al momento del giuramento. L'ASGI ha criticato la nuova regola, perché lascia fuori i figli arrivati da poco. Per i ragazzi nati in Italia o cresciuti qui c'è anche la strada della cittadinanza a 18 anni, e il dibattito sullo ius scholae, di cui parliamo qui.
Il dibattito
Nel giugno 2025 un referendum proponeva di ridurre gli anni di residenza da 10 a 5. I sì sono stati la maggioranza, ma ha votato circa il 30% degli aventi diritto, e senza il quorum del 50% il referendum non è valido. Le regole sono rimaste quelle di prima, e nessuna riforma della cittadinanza per residenza è stata approvata dal Parlamento.
Intanto il numero di nuovi cittadini cala. Secondo l'ISTAT, nel 2024 le acquisizioni di cittadinanza sono state 217.448, e per i cittadini di paesi fuori dall'Unione oltre il 42% è avvenuto per residenza. Nel 2025 sono scese a circa 196.000, soprattutto per effetto della legge del 2025 sui discendenti. Tra i paesi d'origine dei nuovi italiani, il Marocco è secondo solo all'Albania, con circa 23.000 persone nel 2025; nell'elenco c'è anche l'Egitto.
Khalid, per la cronaca, non ha rinunciato. Gli mancano quasi quattro anni. Nel frattempo ha messo un promemoria sul telefono: ogni volta che rinnova un documento, controlla l'anagrafe.
Cosa fare, passo per passo
1. Conta gli anni di residenza nell'anagrafe, senza buchi: chiedi al Comune un certificato storico di residenza.
2. Controlla di avere avuto un reddito dichiarato sufficiente negli ultimi tre anni.
3. Ottieni il certificato B1 di italiano, se non sei esonerato.
4. Chiedi al tuo paese d'origine l'atto di nascita e il certificato penale, legalizzati e tradotti (il penale deve avere meno di sei mesi alla domanda).
5. Paga il contributo di 250 euro e compra una marca da bollo da 16 euro.
6. Presenta la domanda su portaleservizi.dlci.interno.it, entrando con SPID o CIE, e controlla spesso l'area riservata e l'email.
7. Mantieni la residenza e il permesso in regola fino al giuramento.
8. Dopo il decreto, giura in Comune entro sei mesi dalla notifica.
9. Se dopo 24 mesi (o 36, se prorogati) non hai risposta, o ricevi un preavviso di rigetto, rivolgiti a un avvocato o a un'associazione.
Dove andare: portale del Ministero dell'Interno per la domanda, Prefettura per i controlli, Comune per anagrafe e giuramento, patronati e associazioni per aiuto. Costi: 250 euro di contributo, 16 euro di marca da bollo, più esame B1, traduzioni e legalizzazioni. Tempi: per legge fino a 24 mesi, prorogabili a 36; sei mesi dal decreto per giurare.