Palestina, il nodo delle armi e delle colonie: tutto ciò che non si vuole risolvere
Mentre Hamas rifiuta di disarmarsi e condanna l'ANP, Israele accelera sugli insediamenti. La pace resta ostaggio di chi non la vuole davvero.
فلسطين، عقدة الأسلحة والمستوطنات: كل ما لا أحد يريد حله
حماس ترفض نزع السلاح وتندد بالسلطة الفلسطينية، بينما إسرائيل تسرع في المستوطنات. السلام يبقى رهينة من لا يريدونها فعلاً.
C'è una domanda che aleggia su ogni negoziato mediorientale e che raramente viene posta con chiarezza: chi ha davvero interesse a trovare una soluzione? Le notizie degli ultimi giorni, lette insieme, offrono una risposta scomoda: probabilmente nessuno dei protagonisti principali, almeno non nelle forme che la comunità internazionale considera accettabili.
Al Cairo si sono tenuti incontri intensivi tra i leader di Hamas e i mediatori regionali. Il punto critico, secondo quanto riporta Al Arabiya, è la questione delle armi: Hamas non ha accettato di consegnarle ad alcuna componente palestinese, inclusa l'Autorità Nazionale Palestinese. Una posizione che non sorprende, considerando che Hamas ha anche pubblicamente condannato l'ANP per la sua collaborazione con Israele sul piano della sicurezza, definendola un «approccio antipatriottico». Il quadro che emerge è quello di una frattura palestinese sempre più profonda, in cui i due principali attori si legittimano a vicenda come nemici — rendendo di fatto impossibile qualsiasi fronte interno unito.
Mentre questo scenario si consuma, il governo Netanyahu non resta a guardare. Secondo Il Fatto Quotidiano, centinaia di milioni di euro sarebbero destinati alla creazione di nuove colonie in territorio palestinese occupato, in quello che appare come un tentativo di consegnare fatti compiuti prima di eventuali cambi di governo o pressioni internazionali più stringenti. Una strategia che parla da sola: quando si costruisce, non si negozia. Gli insediamenti illegali non sono mai stati un incidente nella politica israeliana — sono un progetto.
Il risultato di tutto questo è uno stallo: Hamas non si disarma, l'ANP è delegittimata, Israele cementa il controllo territoriale. Ciascuno giustifica le proprie azioni con quelle degli altri, in un circolo in cui le vittime civili — a Gaza come in Cisgiordania — restano lo sfondo fisso di una partita giocata da altri. Per chi segue questa crisi dall'Italia, la domanda non è solo geopolitica: è morale. Fino a quando la comunità internazionale potrà tollerare che la pace venga sabotata sistematicamente, da più direzioni, senza conseguenze reali per nessuno?