Algeria al voto, ma quasi nessuno si presenta
Con un'affluenza del 20,79%, le legislative algerine raccontano una frattura profonda tra potere e cittadini. Le parole di Tebboune sulla fine dei brogli suonano vuote davanti alle urne deserte.
الجزائر تذهب للتصويت، لكن لا أحد يظهر تقريباً
بنسبة إقبال بلغت 20,79%، الانتخابات التشريعية الجزائرية تروي قصة انقسام عميق بين السلطة والمواطنين. كلمات تبون عن نهاية التزوير تبدو فارغة أمام صناديق الاقتراع الخاوية.
C'è qualcosa di eloquente nel silenzio di un'urna quasi vuota. Le elezioni legislative algerine del 2024 hanno registrato un'affluenza del 20,79%, il dato più basso nella storia del paese. Non è un'astensione, è un giudizio. E i cittadini algerini lo hanno espresso con la sola arma che gli rimane: restare a casa.
Il presidente Abdelmadjid Tebboune ha scelto un registro sorprendentemente aperto, dichiarando che «l'era dei brogli e delle interferenze è finita» e ricordando che la Costituzione prevede la possibilità di un governo alternativo in caso di vittoria dell'opposizione. Parole che, in un altro contesto, suonerebbero come un segnale di maturità democratica. In Algeria, nel 2024, suonano come un monologo recitato davanti a una platea che ha già abbandonato il teatro. Quando meno di uno su cinque aventi diritto si reca alle urne, il problema non è chi vince: è la legittimità stessa del processo.
L'Algeria porta ancora i segni profondi del Hirak, il movimento di protesta popolare che tra il 2019 e il 2021 ha scosso il paese chiedendo un cambiamento reale del sistema politico. Quel movimento è stato progressivamente soffocato, con arresti, processi e una gestione dell'informazione sempre più opaca. La società civile è stata compressa, i media indipendenti ridotti ai margini. Il risultato è questa fotografia: un paese che non crede più al voto come strumento di cambiamento, e che lo dimostra con dati difficilmente contestabili.
Per la diaspora algerina in Italia — una comunità numerosa e radicata — questi numeri non sono una sorpresa. Chi ha lasciato l'Algeria conosce bene la distanza tra la retorica istituzionale e la realtà quotidiana. La domanda che molti si pongono è se questo livello di disaffezione possa diventare pressione politica concreta, o se resterà una forma di resistenza passiva destinata a non cambiare nulla. La storia recente del Maghreb suggerisce che le urne vuote non bastano da sole: servono spazi di espressione che, per ora, in Algeria rimangono pericolosamente stretti.