Mille giorni di Gaza: i numeri di un disastro che sfida la coscienza del mondo
Oltre 21mila minori uccisi, città rase al suolo, bambini morsi dai topi. Il cardinale Pizzaballa e Save the Children fotografano un collasso che non ha più aggettivi sufficienti
ألف يوم في غزة: أرقام كارثة تطعن ضمير العالم
أكثر من 21 ألف طفل قتيل، مدن مدمرة، أطفال عضهم الجرذان. الكاردينال بيتزابالا ومنظمة أنقذوا الأطفال يوثقان انهياراً لم تعد الكلمات تكفيه
Ci sono momenti in cui i numeri smettono di essere statistiche e diventano accuse. Almeno 21mila minori uccisi in mille giorni a Gaza: lo certifica Save the Children in un rapporto che non lascia spazio a interpretazioni. Non è una cifra di guerra, è una generazione. Quasi l'80% dei minori della Striscia è sfollato, 245mila sono a rischio malnutrizione. Non stiamo parlando di danni collaterali: stiamo parlando di un sistema di vita che è stato sistematicamente smontato.
A dare il volto umano a quei numeri ci pensa il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, che ha visitato Gaza e ne ha restituito un'immagine che non ammette eufemismi: città rase al suolo e azzerate, fognature a cielo aperto, topi che mordono i bambini nel sonno. Pizzaballa non è un attivista politico, ma una voce religiosa che ha scelto la testimonianza diretta. E quando una figura di quella statura istituzionale usa quelle parole, il silenzio delle cancellerie europee diventa ancora più assordante. L'Italia, che pure intrattiene rapporti storici con il Medio Oriente e ospita una delle comunità palestinesi più radicate d'Europa, continua a navigare tra dichiarazioni di preoccupazione e assenza di azioni concrete.
Il nodo vero, però, è questo: dopo mille giorni, Gaza non è più un'emergenza, è una condizione. Un territorio dove l'emergenza è diventata normalità amministrata, dove la comunità internazionale ha imparato a convivere con l'insostenibile. Gli accordi sul cessate il fuoco si aprono e si chiudono come finestre sul vuoto, gli aiuti umanitari arrivano a singhiozzo, e intanto ogni giorno muoiono in media 21 bambini.
Per chi vive in Italia e guarda a questa regione — arabi, italiani, chiunque abbia ancora la capacità di indignarsi — la domanda non è più "cosa sta succedendo". La domanda è: fino a quando il mondo occidentale potrà permettersi il lusso dell'indignazione selettiva? Gaza non è lontana. È nel Mediterraneo che attraversiamo ogni estate. E quei 21mila nomi meritano qualcosa di più di un minuto di silenzio.