Cessate il fuoco in Libano: la pace che ancora non c'è
L'accordo tra Israele e Libano è un passo avanti, ma Hezbollah non lo riconosce e il ruolo dell'Italia resta tutto da costruire
وقف إطلاق النار في لبنان: السلام الذي لم يأتِ بعد
الاتفاق بين إسرائيل ولبنان خطوة إلى الأمام، لكن حزب الله لا يعترف به ودور إيطاليا لا يزال في انتظار البناء
C'è un accordo. Firmato a Washington, salutato con entusiasmo dai governi occidentali, celebrato come svolta storica. Israele e Libano si riconoscono reciprocamente la sovranità e dichiarano l'intenzione di porre fine definitivamente al conflitto. Parole importanti, sulla carta. Ma la carta, in Medio Oriente, non ha mai smesso di essere fragile.
Il problema si chiama Hezbollah. Il Partito di Dio — che controlla porzioni significative del territorio e della politica libanesi — non ha firmato nulla e, secondo Repubblica, minaccia addirittura la guerra civile. Un accordo che esclude uno degli attori armati più influenti del paese non è ancora una pace: è un cessate il fuoco con una miccia accesa. Il ritiro graduale dell'IDF dalle cosiddette "zone pilota" è un inizio, ma lo stesso Rubio ha ammesso che "resta molto da fare". Raro esempio di sobrietà diplomatica americana.
In questo scenario, l'Italia si muove con un'ambizione insolita per i suoi standard mediorientali. Meloni e Macron hanno annunciato una coalizione per costruire un meccanismo post-UNIFIL in Libano, coinvolgendo anche i Paesi del Golfo — Qatar e Arabia Saudita in testa. Tajani parla di sostegno diplomatico e di un possibile ruolo delle forze armate italiane. Palazzo Chigi benedice l'accordo e promette che "l'Italia farà la sua parte". La domanda concreta è: quale parte, con chi, e con quale mandato? Inserire Qatar e Arabia Saudita in una missione di stabilizzazione è un'idea geopoliticamente interessante — i Paesi del Golfo hanno peso su Hezbollah e credibilità nel mondo sunnita — ma anche un campo minato diplomatico che richiede ben più di una conferenza stampa congiunta.
Quel che emerge da questa settimana è uno schema ricorrente: gli accordi si annunciano, i comunicati si moltiplicano, i ruoli si rivendicano. La vera domanda è se esiste una volontà politica reale — da parte di tutti, Hezbollah compreso — di trasformare un cessate il fuoco negoziato a Washington in una pace vissuta a Beirut. Fino ad allora, ogni coalizione resta un cantiere aperto, e il Libano resta un paese che merita qualcosa di più solido delle buone intenzioni altrui.