Addio a Khamenei: l'Iran si ferma, il Medio Oriente aspetta
I funerali della Guida Suprema aprono una fase di incertezza per un paese sotto sanzioni, in crisi economica e al centro di tensioni regionali irrisolte
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La salma di Ali Khamenei è giunta alla Grande Moschea di Teheran, dove per giorni si svolgeranno i funerali di stato della Guida Suprema della Repubblica Islamica. Folle oceaniche, telecamere di tutto il mondo, e un rituale collettivo che l'Iran conosce bene — lo stesso schema visto nel 1989 con Khomeini, lo stesso peso simbolico che un regime teocratico porta con sé ogni volta che deve trasferire il potere supremo.
Ma al di là della cerimonia, ciò che conta davvero è quello che succede dopo. Khamenei ha governato l'Iran per oltre trent'anni, plasmando ogni istituzione, ogni equilibrio interno, ogni linea di politica estera. La sua scomparsa non è la fine di un'era soltanto nel senso retorico del termine: è un vuoto di potere reale, in un sistema dove la Guida Suprema controlla le forze armate, i Guardiani della Rivoluzione, la magistratura e i grandi fondi economici del paese. Chi siederà al suo posto non eredita solo un titolo, eredita un apparato di controllo che dovrà essere ridistribuito tra fazioni che da anni si combattono nell'ombra.
Per l'Italia e per la comunità iraniana in Europa, questa transizione ha un peso concreto. Migliaia di iraniani — molti fuggiti proprio dal regime di Khamenei, dalle repressioni del 2009, del 2019, del 2022 — seguono gli sviluppi con una speranza cauta e una diffidenza consolidata. Sanno che i funerali di stato sono spettacolo, e che il cambiamento reale, se mai arriverà, non passerà per le preghiere alla Grande Moschea. Il rischio concreto è che la successione rafforzi le ali più conservatrici e militariste, quelle che hanno tutto l'interesse a mantenere lo stato d'eccezione permanente come strumento di controllo interno.
Sul piano geopolitico, l'incertezza iraniana arriva in un momento già instabile: le negoziazioni sul nucleare sono bloccate, le tensioni con Israele restano alte, e il ruolo dell'Iran nei conflitti regionali — Yemen, Siria, Libano — è tutt'altro che risolto. Il mondo guarda i funerali. Ma le domande che contano davvero si faranno nelle settimane successive, quando si capirà chi comanda davvero a Teheran e in quale direzione intende portare il paese.