C'è chi occupa e chi è occupato, non facciamo finta di non saperlo
Il patriarca latino di Gerusalemme scrive alla sua diocesi e non usa mezze parole: la guerra è diventata un idolo, e gli algoritmi decidono chi deve morire
هناك من يحتل وهناك من هو محتل، لا نتظاهر بأننا لا نعرف ذلك
البطريرك اللاتيني في القدس يكتب إلى أبرشيته ولا يستخدم نصف العبارات: الحرب أصبحت صنماً، والخوارزميات تقرر من يجب أن يموت
Cardinale Pierbattista Pizzaballa non è tipo da comunicati diplomatici. Nella sua ultima lettera alla diocesi di Gerusalemme ha detto quello che molti si aspettano da un pastore cattolico in mezzo a una guerra: la verità, anche quando fa male a tutti. E ha usato parole nette, senza l'imbottitura del linguaggio ecclesiale. "La guerra è diventata oggetto di un culto idolatra", scrive. Non un male necessario, non una tragedia da gestire: un idolo. Qualcosa a cui si sacrifica tutto, comprese le vite civili.
Il punto che colpisce di più, però, è un altro. Pizzaballa riconosce che tutti soffrono — israeliani, palestinesi, chiunque si trovi in mezzo — ma si rifiuta di fermarsi lì, al comodo "soffrono tutti". Dice esplicitamente che c'è una differenza strutturale: c'è chi occupa e chi è occupato. Una distinzione che nel dibattito pubblico italiano viene spesso evitata come se fosse una presa di posizione politica, quando invece è semplicemente una descrizione giuridica della realtà. E poi c'è quella frase sugli algoritmi che decidono chi deve morire: un riferimento diretto ai sistemi di targeting automatizzato usati a Gaza, una tecnologia che trasforma l'omicidio in un processo burocratico e solleva domande enormi su responsabilità e diritto internazionale.
Sulla Cisgiordania, Pizzaballa è altrettanto diretto: aggressioni in aumento, insediamenti che continuano ad espandersi. Niente di nuovo per chi segue la regione, ma sentirlo dire dal patriarca latino — figura che vive lì, che conosce le persone, che non parla da un ufficio a Roma o Bruxelles — dà un peso diverso alle parole. Per la comunità araba in Italia, spesso palestinese o di origine levantina, queste parole arrivano come una forma rara di riconoscimento pubblico da parte di una voce cattolica di primo piano. E per gli italiani che seguono il conflitto, è un promemoria che alcune distinzioni non sono propaganda: sono fatti.
Se vuoi leggere la lettera integrale di Pizzaballa alla diocesi di Gerusalemme, è disponibile sul sito ufficiale del Patriarcato Latino di Gerusalemme (lpj.org). Vale la pena leggerla per intero, non filtrata.