Palermo porta alla Consulta le procedure di frontiera
Il giudice Guarnotta sospende l'obbligo di residenza a Villa Sikania e chiama in causa la Costituzione
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Il Tribunale di Palermo ha chiesto alla Corte costituzionale di valutare la disciplina che obbliga i richiedenti asilo in procedura di frontiera a risiedere solo in un luogo stabilito. Con ordinanza del 13 ottobre 2026, il giudice Michele Guarnotta, della Sezione specializzata in materia di immigrazione, ha sollevato d'ufficio la questione di legittimità costituzionale. Nel mirino ci sono gli artt. 5-ter, 5-quater e 5-quinquies del d.lgs. 142/2015, in riferimento agli artt. 2, 3 e 10, comma 3, della Costituzione.
Tutto parte da un reclamo presentato dall'avv. Claudia Avenia, del Foro di Agrigento, per conto di un richiedente asilo. Il prefetto gli aveva imposto di risiedere nel centro Villa Sikania di Siculiana. Il Tribunale ha riconosciuto la rimessione in termini, perché la persona non era stata messa in grado di capire davvero il provvedimento e i rimedi giurisdizionali a sua disposizione. Pesano le difficoltà linguistiche emerse in audizione: il richiedente parlava solo il dialetto egiziano, non l'arabo standard usato dall'interprete. Il giudice ha poi accolto l'istanza cautelare ex art. 700 c.p.c. e sospeso l'efficacia esecutiva del provvedimento prefettizio.
Al centro c'è la cosiddetta finzione di non ingresso: una persona fisicamente presente in Italia viene considerata, sul piano giuridico, come mai entrata nel territorio nazionale. Secondo il giudice, questa costruzione rischia di comprimere il diritto di asilo, i diritti inviolabili della persona e il principio di eguaglianza. Il Tribunale richiama anche la teoria dei controlimiti, cioè il limite che i principi fondamentali della Costituzione italiana pongono alla normativa europea sulle procedure di frontiera. Il giudizio è sospeso e gli atti passano alla Consulta. Il caso nasce da un reclamo individuale, ma se la Corte dichiarasse illegittime le norme contestate gli effetti potrebbero toccare tutte le procedure di frontiera, e quindi molte persone che arrivano in Italia da fuori dall'Unione europea.
Info pratica: chi riceve un provvedimento di obbligo di residenza e non lo capisce, per lingua o altro, può rivolgersi a un avvocato o a un'associazione di assistenza legale. Il caso di Palermo mostra che la scarsa comprensione del provvedimento può giustificare la rimessione in termini per fare reclamo. In ogni caso è bene far verificare i tempi per impugnare.
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