Scuole in rivolta, piazze in tensione: l'Italia risponde ai ragazzi con il decreto sicurezza
Dalle occupazioni di Torino agli scontri di Milano, la protesta giovanile si intreccia con la stretta del governo. Ma tra infiltrati, caos normativo e leggi 'anti-maranza' resta senza risposta la domanda sul futuro dei ragazzi
مدارس في تمرد وساحات تحت التوتر: إيطاليا تواجه الشباب بمرسوم الأمن
من احتلال المدارس في تورينو إلى المواجهات في ميلانو، تتداخل احتجاجات الشباب مع تشديد الحكومة. لكن بين المندسين وفوضى القوانين وقوانين "مكافحة المعارين" يبقى السؤال عن مستقبل هؤلاء الشباب بلا جواب.
In pochi giorni la protesta degli studenti è diventata un caso nazionale. Più di venti scuole occupate a Torino, una decina a Roma, altre a Milano, Napoli, Bologna e Genova. Il 'No Meloni Day' porta in piazza il carovita, il degrado delle strutture, la 'scuola caserma' e le misure del decreto scuola sugli alunni con background migratorio. Sullo sfondo c'è l'ondata di rivolte in Francia e Spagna. Molte ragioni degli studenti sono concrete: un liceo dove piove in classe pesa più di qualunque slogan. E questa volta in molti istituti sono con loro professori, dirigenti e genitori.
Poi c'è la parte che ha preso i titoli. A Torino quaranta giovani incappucciati hanno devastato scuole, ferito un carabiniere con il lancio di sassi e svuotato estintori in una scuola elementare. Per il prefetto e per più di una dirigente si tratta di soggetti esterni che strumentalizzano le occupazioni. Anche gli studenti mobilitati hanno paura e chiedono di isolarli: la violenza, dicono, toglie loro la voce. Altro fronte: le perquisizioni 'preventive' della Digos a Padova e le immagini di un ragazzo immobilizzato su un autobus, che hanno spinto Avs a presentare interrogazioni. Distinguere chi protesta da chi distrugge è il primo dovere di chiunque governi: trattare tutti come nemici significa regalare consenso proprio agli incappucciati.
Il governo ha scelto la linea dura. Il decreto sicurezza, firmato da Mattarella dopo il confronto con il Colle, prevede misure cautelari per i minori, pene più severe per devastazione e saccheggio, genitori chiamati a risarcire i danni e un nuovo reato di partecipazione violenta a manifestazione. Saltano però i poteri di polizia giudiziaria ai 500 militari inviati a Milano, tra le tensioni tra Crosetto e il Viminale. Intanto la Lega presenta una proposta di legge 'anti-maranza' sulla cittadinanza e fatica a spiegare cosa il termine significhi: tra i reati citati, strage e sfruttamento del lavoro. Per le famiglie immigrate il rischio è chiaro: un'etichetta vaga, usata come categoria giuridica, trasforma in sospetto chi è cresciuto in Italia e fa pesare sui figli la colpa di pochi.
Il caso dei due studenti milanesi, prosciolti dopo nove mesi di messa alla prova, mostra che esiste un'altra strada: lavori socialmente utili, mediazione penale, ascolto. Come ricorda chi invoca una scuola 'ripensata in modo diffuso', servono équipe educative, psicologi e mediatori culturali, non solo sanzioni. Con un gruppo Telegram che promette 'mobilitazione permanente ogni sabato' e un vertice a Palazzo Chigi, la scelta è tra reprimere una generazione e ascoltarla. Le piazze del sabato diranno quale delle due strade prevarrà.
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