Bracciante pakistano ucciso nel Foggiano: c'è la pista del caporalato
Sadam Houssain, 32 anni, trovato nel bagagliaio: l'autopsia conferma morte violenta.
عامل باكستاني قُتل في فوجيا: خيط العمل القسري يطفو على السطح
صادم حسين، 32 عاماً، عُثر عليه في صندوق سيارته: تشريح الجثة يؤكد موتاً عنيفاً.
Un uomo trovato nel bagagliaio della sua auto, pestato e accoltellato. Non è la scena di un film: è quello che è successo a Borgo Mezzanone, nella provincia di Foggia, dove Sadam Houssain — 32 anni, pakistano — è stato trovato morto nelle scorse ore. L'autopsia non lascia dubbi: morte violenta. E gli investigatori stanno battendo più piste, compresa quella che porta dritta al mondo del caporalato — il sistema illegale di reclutamento e sfruttamento dei braccianti agricoli che da anni infesta questa zona della Puglia.
Il Foggiano è tristemente noto come una delle capitali italiane del caporalato. Qui vivono e lavorano migliaia di migranti — molti dei quali pakistani, ma anche africani e dell'Est Europa — spesso in condizioni disumane, nei cosiddetti ghetti di campagna, senza contratti regolari, senza tutele, e con salari che arrivano spesso a pochi euro all'ora. Chi prova a ribellarsi o a denunciare rischia ritorsioni. Il caso di Sadam Houssain potrebbe essere uno di questi. Gli inquirenti non escludono che la sua morte sia legata a dinamiche interne a questo sistema di sfruttamento, magari una disputa con un caporale o con chi gestisce il lavoro nero nei campi.
Quanto successo a Borgo Mezzanone non è un caso isolato. È il segnale più drammatico di una situazione che va avanti da troppo tempo, nonostante le leggi che in Italia puniscono il caporalato — la Legge 199 del 2016 ha introdotto il reato specifico — e nonostante le campagne di sensibilizzazione. Per chi arriva in Italia senza rete di supporto, senza sapere bene la lingua e senza documenti in regola, finire in questo ingranaggio è facile. Uscirne, molto meno.
Cosa fare se sei vittima di caporalato o conosci qualcuno che lo è: in Italia puoi rivolgerti al numero antitratta 800 290 290 (gratuito, attivo h24) oppure contattare un sindacato come FLAI-CGIL, che ha sportelli dedicati ai braccianti agricoli e può aiutarti ad avere assistenza legale senza dover affrontare tutto da solo. Non aspettare: denunciare protegge te e gli altri.