"Prima gli italiani" Quali italiani, esattamente?
Lo slogan torna sempre, ma non dice mai quali italiani vengono prima, né prima di cosa.
«الإيطاليون أولاً» — أي إيطاليين بالضبط؟
الشعار يعود دائماً، لكنه لا يقول أبداً أي إيطاليين يأتون أولاً، ولا قبل ماذا.
È uno slogan pulito. Tre parole, nessuna ambiguità apparente, immediato da urlare in piazza e da stampare su una maglietta. "Prima gli italiani." Chi potrebbe essere contrario? Chi oserebbe dire "prima gli altri"? Il problema è che lo slogan non regge al primo contatto con la realtà. Non perché sia sbagliato in linea di principio — ogni governo ha il dovere di tutelare i propri cittadini — ma perché viene usato per descrivere una situazione che funziona esattamente al contrario di come lo slogan racconta.
Partiamo dai fatti. Il decreto flussi per il triennio 2026-2028 prevede complessivamente 497.550 ingressi regolari. Di questi, 230.550 sono destinati al lavoro subordinato non stagionale e al lavoro autonomo, mentre 267.000 riguardano il lavoro stagionale nei settori agricolo e turistico. Quasi mezzo milione di lavoratori stranieri programmati, voluti, richiesti. Non da qualche organizzazione umanitaria di sinistra. Dal mercato. Da Confindustria. Dalle associazioni di categoria. Dagli imprenditori del nord-est che non trovano italiani disposti a raccogliere pomodori a quattro euro l'ora, a fare i badanti, a lavorare nei magazzini della logistica, a pulire gli ospedali.
Lo stesso governo che sui manifesti scrive "Prima gli italiani" firma decreti che programmano mezzo milione di ingressi stranieri perché l'economia italiana non gira senza di loro. Non è una contraddizione accidentale. È la distanza strutturale tra la politica come comunicazione e la politica come gestione della realtà. Ma c'è una domanda più profonda che lo slogan non affronta mai: quali italiani, esattamente, vengono prima? L'italiano di settantadue anni che aspetta due anni per un'operazione alla catena in un ospedale pubblico del Sud, viene prima lui? Il ragazzo di Napoli con la laurea magistrale che emigra in Germania perché in Italia non trova lavoro qualificato, viene prima lui? La donna che lavora part-time involontario perché non esistono asili nido sufficienti, viene prima lei? Il pensionato con 600 euro al mese, viene prima lui?
Questi italiani esistono, sono milioni, e le politiche che li riguardano — sanità, istruzione, welfare, lavoro — non entrano quasi mai nel discorso di chi grida "Prima gli italiani" più forte. Perché risolvere quei problemi è complicato, costoso, richiede anni e non produce effetti visibili prima delle elezioni. Trovare un capro espiatorio, invece, è gratuito, immediato e funziona benissimo nei reel.
"Prima gli italiani" come slogan ha un pregio indiscutibile: non dice mai quali italiani, non dice prima di fare cosa, non dice chi paga il conto. È una frase che suona come una risposta ma non risponde a nulla. È un guscio vuoto con un'ottima risonanza acustica.
Nel frattempo, le fragole del Trentino le raccolgono i lavoratori marocchini. I cantieri del PNRR girano con manodopera straniera. Le RSA del Veneto funzionano grazie alle badanti ucraine e moldave. E il decreto flussi — quello vero, quello firmato, quello con i numeri dentro — dice che nel 2026 l'Italia ha bisogno di altri lavoratori stranieri per stare in piedi. Prima gli italiani. Tutti. Anche quelli che non fanno notizia.
إنه شعار نظيف. ثلاث كلمات، لا التباس ظاهري، يسهل الصراخ به في الشارع وطباعته على قميص. "الإيطاليون أولاً." من يمكن أن يعترض؟ من يجرؤ على القول "الآخرون أولاً"؟
المشكلة أن الشعار لا يصمد أمام أول احتكاك بالواقع. ليس لأنه خاطئ من حيث المبدأ — كل حكومة عليها واجب حماية مواطنيها — بل لأنه يُستخدم لوصف وضع يعمل بالضبط عكس ما يروي الشعار.
لنبدأ من الوقائع.
مرسوم تدفقات العمل للفترة 2026-2028 ينص على إجمالي 497.550 دخول منتظم. منها، 230.550 موجهة للعمل المأجور غير الموسمي والعمل الحر، بينما 267.000 تخص العمل الموسمي في القطاعات الزراعية والسياحية. ما يقرب من نصف مليون عامل أجنبي مخطط لهم، مرغوب فيهم، مطلوب. ليس من أي منظمة إنسانية يسارية. من السوق. من الكونفيندوستريا (الاتحاد العام الإيطالي للصناعة). من جمعيات أصحاب الحرف والمهن. من رجال الأعمال في الشمال الشرقي الذين لا يجدون إيطاليين مستعدين لقطف الطماطم بأربعة يورو للساعة، للعمل كمرافقين صحيين للمسنين، للعمل في مستودعات اللوجستيات، لتنظيف المستشفيات.
نفس الحكومة التي تكتب على الملصقات "الإيطاليون أولاً" توقّع مراسيم تخطط لنصف مليون دخول أجنبي لأن الاقتصاد الإيطالي لا يعمل بدونهم. هذا ليس تناقضاً عرضياً. إنها المسافة البنيوية بين السياسة كتواصل والسياسة كإدارة للواقع.
لكن هناك سؤال أعمق لم يطرحه الشعار أبداً: أي إيطاليين بالضبط يأتون أولاً؟
الإيطالي ذو السبعين سنة الذي ينتظر سنتين لإجراء عملية في مفصل الركبة في مستشفى عام في الجنوب، هل هو يأتي أولاً؟ الشاب من نابولي الحاصل على درجة الماجستير الذي يهاجر إلى ألمانيا لأنه لا يجد عملاً مؤهلاً في إيطاليا، هل هو يأتي أولاً؟ المرأة التي تعمل بدوام جزئي إجباري لأنه لا توجد حضانات أطفال كافية، هل هي تأتي أولاً؟ المتقاعد الذي يتقاضى 600 يورو شهرياً، هل هو يأتي أولاً؟
هؤلاء الإيطاليون موجودون، وهم بملايين، والسياسات التي تمسّهم — الصحة والتعليم والرعاية الاجتماعية والعمل — لا تدخل تقريباً أبداً في النقاش عند من يصرخ "الإيطاليون أولاً" بأعلى صوت. لأن حل تلك المشاكل معقد، مكلف، يحتاج سنوات ولا ينتج آثاراً مرئية قبل الانتخابات. لكن إيجاد كبش فداء، بالعكس، مجاني وفوري وينجح جداً في الفيديوهات القصيرة.
"إيطاليا أولاً" كشعار له ميزة لا تُنكر: لا يحدّد أي إيطاليين، لا يقول قبل فعل ماذا، لا يقول من الذي سيدفع الثمن. إنها عبارة تبدو وكأنها إجابة لكن لا تجيب على شيء. إنها قشرة فارغة لكن لها رنين صوتي ممتاز.
في الوقت نفسه، فراولة ترينتينو يجنيها العمّال المغاربة. مشاريع الـ PNRR (خطة الانتعاش الوطنية) تدور بفضل اليد العاملة الأجنبية. دور العناية بالمسنّين في فينيتو تعمل بفضل الممرّضات الأوكرانيات والمولدافيات. والمرسوم الخاص بتدفقات العمّال — الحقيقي، الموقّع، ذو الأرقام الملموسة — يقول إنه في 2026 إيطاليا بحاجة إلى عمّال أجانب آخرين لكي تبقى واقفة على قدميها.
إيطاليا أولاً. الجميع. حتى أولئك الذين لا يصنعون أخبار.