Espulsione senza valutare la famiglia: il tribunale dà torto alla Prefettura
Un uomo rischiava l'espulsione e il trattenimento nonostante avesse figli minori in Italia. Il giudice ha riconosciuto che i legami familiari non possono essere ignorati.
ترحيل دون تقييم الأسرة: المحكمة تُبطل قرار المحافظة
رجل كان يواجه الترحيل والاحتجاز رغم وجود أطفاله القاصرين في إيطاليا. أقرّ القاضي بأن الروابط الأسرية لا يمكن تجاهلها.
Se hai figli minori in Italia o una famiglia radicata sul territorio, la Prefettura non può semplicemente firmare un decreto di espulsione senza prima chiedersi cosa succederà a loro. Sembra ovvio, ma nella pratica non sempre accade — e un caso recente, raccontato da Melting Pot, lo dimostra chiaramente.
La vicenda riguarda un cittadino straniero colpito da un decreto di espulsione emesso ai sensi dell'art. 13, comma 2, lettera C del D.Lgs. n. 286/98, il Testo Unico sull'Immigrazione. Non solo: senza che la Prefettura avesse fatto alcuna valutazione sui suoi legami familiari — e sulla presenza di figli minori in Italia — era stato disposto anche il suo trattenimento. In pratica, l'istituzione ha agito come se quella famiglia non esistesse. Il tribunale, però, non ha condiviso questa impostazione. I giudici hanno riconosciuto che i legami familiari e la presenza di figli minori sono elementi rilevanti che devono essere considerati prima di adottare misure così drastiche. Il decreto è stato quindi impugnato con successo, e la decisione rappresenta un precedente importante.
Perché questa storia conta per chi vive in Italia con una famiglia? Perché stabilisce — o meglio, conferma — che l'amministrazione non può operare in modo automatico, come se le persone fossero pratiche burocratiche da smaltire. Ogni caso di espulsione dovrebbe tenere conto della situazione concreta di chi viene colpito: se ha figli, se ha un nucleo familiare stabile, se ci sono interessi superiori del minore da tutelare. Questi non sono dettagli, sono diritti.
Cosa fare se ricevi un decreto di espulsione: la prima mossa è non aspettare. Rivolgiti subito a un patronato, a uno sportello legale specializzato in diritto dell'immigrazione o a un'associazione come Melting Pot. Hai diritto a opporti al decreto davanti al tribunale, e i tempi per farlo sono stretti. Se hai figli minori in Italia o un nucleo familiare consolidato, questo è un elemento che il tuo legale deve mettere al centro della difesa fin dal primo momento.