Tunisia al bivio: rimpatri volontari e accuse internazionali disegnano un quadro contraddittorio
Mentre l'OIM celebra i numeri dei rientri assistiti, quattro ricorsi portano Tunisi davanti alla Corte Africana per trattamenti disumani ai migranti in transito
تونس في مفترق الطرق: العودات الطوعية والاتهامات الدولية ترسم صورة متناقضة
بينما تحتفل منظمة الهجرة الدولية بأرقام العودات المدعومة، أربع طعون تقود تونس أمام المحكمة الأفريقية لاتهامات بمعاملة لاإنسانية للمهاجرين العابرين
La Tunisia occupa in questo momento due palcoscenici simultanei, e la distanza tra l'uno e l'altro racconta molto sullo stato della gestione migratoria nel Mediterraneo centrale. Da una parte, i dati dell'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni certificano che nei primi sei mesi del 2026 oltre 3.200 migranti hanno lasciato il Paese nordafricano attraverso programmi di rimpatrio volontario assistito — numeri presentati come un successo di governance, un modello di cooperazione ordinata. Dall'altra, per la prima volta nella sua storia, la Tunisia dovrà rispondere davanti a un tribunale internazionale per ciò che accade a chi quei programmi non li sceglie, o non può sceglierli.
I quattro ricorsi depositati davanti alla Corte Africana dei Diritti dell'Uomo e dei Popoli, promossi dall'ASGI e da avvocati specializzati in diritto dell'immigrazione, portano all'attenzione continentale le pratiche di respingimento, abbandono nel deserto e violenza sistematica denunciate da anni da organizzazioni umanitarie e sopravvissuti. Non si tratta di accuse generiche: si parla di quello che alcuni osservatori definiscono una vera e propria tratta di Stato, in cui le autorità tunisine — spesso finanziate da accordi con l'Unione Europea, incluso il controverso Memorandum con Roma — avrebbero partecipato attivamente al trasferimento forzato di persone verso zone di confine letali. L'ironia amara è che quei miliardi europei, presentati come investimento nella «stabilità», potrebbero ora trasformarsi in prove a carico.
Il contrasto tra i due scenari non è casuale: è strutturale. I programmi di rimpatrio volontario — finanziati dagli stessi attori internazionali che guardano altrove sui respingimenti — servono a costruire una narrazione di gestione ordinata e rispettosa dei diritti, mentre il trattamento riservato a chi non rientra in quella categoria rimane nell'ombra. È una doppia contabilità morale a cui l'Europa è abituata, e che la Tunisia ha imparato a praticare con crescente disinvoltura nel ruolo di gendarme del Mediterraneo.
La Corte Africana non ha i poteri coercitivi di un tribunale europeo, ma il valore simbolico e politico di questi ricorsi è enorme: per la prima volta un meccanismo africano di giustizia viene chiamato a giudicare le politiche migratorie di uno Stato che si è presentato come partner affidabile dell'Occidente. Se l'udienza andrà avanti, sarà un precedente difficile da ignorare — non solo per Tunisi, ma per tutti i governi europei che hanno scelto di esternalizzare le frontiere senza esternalizzare la responsabilità.
تونس تقف في هذه اللحظة على منصتين متزامنتين، والمسافة بينهما تكشف الكثير عن حالة إدارة الهجرة في البحر المتوسط الوسطي. من جهة، البيانات التي تصدرها منظمة الهجرة الدولية تؤكد أنه في الأشهر الستة الأولى من سنة 2026 أكثر من 3200 مهاجر غادروا البلد المغاربي عبر برامج العودة الطوعية المساعدة — أرقام تُعرض باعتبارها نجاحاً في الحوكمة، نموذجاً من نماذج التعاون المنظم. من جهة أخرى، وللمرة الأولى في تاريخها، ستضطر تونس للإجابة أمام محكمة دولية عما يحدث لمن لم يختاروا تلك البرامج أو لم يتمكنوا من اختيارها.
أربع شكاوى أُودعت أمام المحكمة الأفريقية لحقوق الإنسان والشعوب، تابعتها منظمة ASGI ومحامون متخصصون في قانون الهجرة، تنقل إلى المستوى القاري ممارسات الرفض والترك في الصحراء والعنف المنهجي التي تندد بها منذ سنوات المنظمات الإنسانية والناجون. لا يتعلق الأمر باتهامات عامة: الحديث يدور حول ما يعرّفه بعض المراقبين بأنه اتجار من الدولة بصيغة حقيقية، شاركت فيه السلطات التونسية — غالباً بتمويل من اتفاقيات مع الاتحاد الأوروبي، بما فيها المذكرة المثيرة للجدل مع روما — في نقل قسري للأشخاص نحو مناطق حدودية قاتلة. السخرية المرة هي أن مليارات الدولارات الأوروبية تلك، المعروضة كاستثمار في «الاستقرار»، قد تتحول الآن إلى أدلة إدانة.
التناقض بين السيناريوهين ليس من قبيل الصدفة: إنه بنيوي. البرامج الطوعية للعودة — الممولة من نفس الجهات الدولية التي تغمض عينيها عن الرفض القسري — تخدم لصياغة روايةٍ عن إدارة منظمة واحترام للحقوق، بينما المعاملة المخصصة لمن لا ينطبق عليهم هذا الوصف تبقى في الظل. إنها محاسبة أخلاقية مزدوجة اعتادت عليها أوروبا، وتعلّمت تونس ممارستها بسهولة متزايدة في دورها كـ حارسة البحر الأبيض المتوسط.
المحكمة الأفريقية لا تملك الصلاحيات الملزمة لمحكمة أوروبية، لكن القيمة الرمزية والسياسية لهذه الطعون هائلة: للمرة الأولى يُطلب من آلية أفريقية للعدالة أن تحكم على السياسات الهجرية لدولة قدّمت نفسها كشريك موثوق للغرب. إذا استمرت الجلسات، ستكون سابقة يصعب تجاهلها — ليس فقط بالنسبة لتونس، بل لجميع الحكومات الأوروبية التي اختارت نقل الحدود إلى الخارج دون نقل المسؤولية معها.