Amendolara: quattro morti bruciati vivi nei campi. Non chiamatelo caporalato, chiamatelo schiavitù
La strage di braccianti in Calabria non è un'anomalia né una sorpresa. È il risultato prevedibile di un sistema che lo Stato conosce e tollera da decenni
أمندولارا: أربعة قتلى أحرقوا أحياء في الحقول. لا تسموها وسيطة عمل، سموها العبودية
مجزرة العمال في كالابريا ليست حالة استثنائية ولا مفاجأة. إنها النتيجة المتوقعة لنظام تعرفه الدولة وتتسامح معه منذ عقود
Quattro braccianti — originari del Pakistan e dell'India — sono stati bruciati vivi dentro un'automobile ad Amendolara, provincia di Cosenza. Si erano ribellati ai loro caporali. La presidente del Consiglio Meloni ha parlato di «barbarie». Ha ragione sulla parola, torto sul tono: la barbarie non nasce dalla notte, cresce alla luce del sole, nei campi del Sud Italia, con contratti falsi, decreti flussi usati come esca e una filiera criminale che ha radici profonde nella 'ndrangheta. Chiamarla sorpresa, a questo punto, è già una menzogna.
Le procure di Castrovillari, Matera e Potenza avevano già documentato tutto: un sistema di caporalato pakistano e indiano radicato tra la Sibaritide, il Metapontino e la Puglia, con un messaggio cristallino rivolto a chi osa ribellarsi — «qui si muore». Non è retorica: è una sentenza operativa. Eppure secondo il presidente di MCL Calabria, Leonardo De Marco, citato da Vita.it, «lo Stato conosce i responsabili, ma si gira dall'altra parte».
Esiste però un altro racconto, meno visibile ma necessario. Toor Kulwant, lavoratore indiano arrivato in Italia con un decreto flussi che nascondeva una truffa, ha denunciato i suoi caporali e oggi ha un lavoro regolare e un permesso di soggiorno. «Non sono venuto qui per fare lo schiavo», ha detto a Repubblica. Parole semplici e devastanti. E dalla Calabria alla Puglia, il Progetto Spartacus lavora da anni per costruire un'alternativa concreta al sistema del caporalato: filiere trasparenti, acquisto critico, cooperazione diretta con i lavoratori. Non è utopia — è economia applicata con una coscienza.
La strage di Amendolara interroga anche noi consumatori: ogni cassetta di pomodori comprata al prezzo più basso possibile ha un costo invisibile che qualcuno paga con il corpo. Smontare questo sistema richiede leggi applicate, non solo promulgate, procure con risorse adeguate e — forse soprattutto — una società civile che smetta di aspettare che lo Stato faccia da solo ciò che finora ha scelto di non fare.