Medio Oriente: la pace che i mercati sperano e la guerra che continua
Mentre le borse festeggiano e i diplomatici trattano, il Libano brucia ancora. Un cortocircuito che racconta tutto.
الشرق الأوسط: السلام الذي تأمله الأسواق والحرب التي تستمر
بينما تحتفل البورصات والدبلوماسيون يتفاوضون، لبنان لا يزال يحترق. قصور في التواصل يروي كل شيء.
C'è qualcosa di straniante nel vedere le borse europee toccare massimi storici — Piazza Affari ai livelli del 2000 — mentre a pochi fusi orari di distanza i raid israeliani colpiscono chiese, moschee e siti archeologici nel sud del Libano. I mercati, si sa, non ragionano per immagini: ragionano per probabilità. E la probabilità di un accordo sul nucleare iraniano — un memorandum di una pagina, 14 punti, 30 giorni per chiuderlo — ha fatto crollare il petrolio e il gas, cancellando con un tratto lo spettro di un blocco dello Stretto di Hormuz. La finanza ha già scritto il suo lieto fine. Il campo, per ora, racconta un'altra storia.
Quella storia ha un'immagine precisa: un soldato israeliano con una sigaretta in bocca infilata tra le labbra di una statua della Madonna, in Libano. L'esercito israeliano ha aperto un'indagine — «stiamo verificando», ha detto il portavoce — mentre un'altra squadra investigativa è al lavoro sui saccheggi sistematici nel sud del paese: appartamenti svuotati, negozi razziati. Non si tratta di episodi isolati. Si tratta di un pattern che la comunità internazionale fatica a nominare con la parola giusta. Nel frattempo, Netanyahu e il ministro Katz ribadiscono che «nessun terrorista gode di immunità», giustificando i raid su un comandante di Hezbollah. La retorica della sicurezza come carta bianca non è nuova, ma continua a funzionare — almeno nelle conferenze stampa.
In questo scenario, l'Italia cerca un ruolo. Il ministro Tajani ha convocato una riunione ministeriale con quaranta paesi e organizzazioni internazionali su Libano e sicurezza alimentare, dopo le tensioni legate al blocco di Hormuz. È un segnale di attivismo diplomatico che va riconosciuto, anche se il confine tra protagonismo e concreta influenza resta sottile. Roma può facilitare, non decidere. E la BCE, indifferente alle geopolitiche, valuta ancora un possibile aumento dei tassi: a ricordare che le crisi si intrecciano, e che nessuna si risolve da sola.
La vera domanda non è se ci sarà un accordo, ma cosa succederà ai paesi e alle persone che la diplomazia tende a trattare come variabili di contorno. Il Libano, già in macerie economiche prima di questa escalation, rischia di uscire da ogni tavolo come ha sempre fatto: senza garanzie reali. I mercati possono festeggiare. La storia, di solito, è meno ottimista.