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Gaza: quando la guerra distrugge anche la giustizia, sono le madri a pagare il prezzo più alto
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Gaza: quando la guerra distrugge anche la giustizia, sono le madri a pagare il prezzo più alto

BBC Arabic (rassegna) · Leggi l'originale ↗ · 18 luglio 2026
Il crollo del sistema giudiziario a Gaza non è solo un danno collaterale della guerra: è una violenza aggiuntiva che colpisce le madri affidatarie, private di ogni strumento legale per ottenere gli alimenti dovuti ai figli. Un reportage di BBC Arabic ci ricorda che le guerre continuano a fare vittime anche quando le bombe tacciono.

C'è una violenza che non fa rumore di bombe ma che si abbatte con la stessa brutalità. È la violenza dell'assenza: quella degli uffici chiusi, dei giudici fuggiti, degli archivi bruciati. A Gaza, secondo quanto ricostruito da BBC Arabic (rassegna), il collasso totale del sistema giudiziario sta producendo una catastrofe silenziosa che colpisce in modo sproporzionato le donne più esposte — quelle che, separate o abbandonate, dipendevano dagli assegni di mantenimento per i figli riconosciuti per legge.

Tre storie di madri affidatarie raccontano lo stesso muro: nessun tribunale funzionante, nessuna sentenza eseguibile, nessun meccanismo per costringere un ex marito a versare quanto dovuto. La guerra ha spazzato via non solo le case, ma l'intera architettura legale che, pur imperfetta, garantiva a queste donne almeno uno strumento di tutela formale. Oggi quello strumento non esiste più. E senza di esso, la dipendenza economica diventa totale, la vulnerabilità si moltiplica, e la sopravvivenza quotidiana si trasforma in una trattativa personale — spesso impari — con chi ha già dimostrato di non voler rispettare i propri obblighi.

Questa dimensione della guerra raramente arriva nei notiziari occidentali. Il dibattito pubblico si concentra — comprensibilmente — sui numeri dei morti, sulle macerie, sui corridoi umanitari. Ma la distruzione delle infrastrutture giuridiche è essa stessa una forma di danno collettivo, difficile da quantificare e ancora più difficile da riparare. Un palazzo si ricostruisce in anni. Un sistema giudiziario credibile richiede decenni, e presuppone pace, risorse, istituzioni stabili: tutte cose che Gaza non ha oggi, e che non avrà domani.

Il punto di vista che emerge da questo tipo di reportage arabo è prezioso proprio perché lavora dall'interno della società civile gazawi, lontano dalle narrative geopolitiche che dominano la copertura internazionale. Non si parla di stati, di cessate il fuoco, di equilibri regionali. Si parla di una madre che non riesce a sfamare i figli perché non c'è un giudice che possa obbligare il padre a farlo. È una prospettiva micro che rivela una verità macro: le guerre non finiscono quando tacciono le armi, continuano a lungo nelle aule vuote, negli uffici di stato civile distrutti, nei diritti che nessuno può più far valere.

Per chi in Italia segue il mondo arabo cercando di capirlo davvero — al di là delle sintesi emergenziali — storie come queste sono essenziali. Ci ricordano che dietro ogni conflitto c'è una società intera che si disgrega, e che le prime a raccoglierne le macerie sono quasi sempre le donne.

Traduzione Arabita · Fonte: BBC Arabic (rassegna) · Articolo originale ↗
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