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Cambio di regime in Iran: perché Israele e gli USA hanno sbagliato tutto
muaz semih güven · Pexels

Cambio di regime in Iran: perché Israele e gli USA hanno sbagliato tutto

Decenni di calcoli errati su Teheran stanno mostrando il loro conto salato. Un'analisi di quello che non ha funzionato nella grande strategia occidentale

تغيير النظام في إيران: لماذا أخطأت إسرائيل والولايات المتحدة كل شيء

عقود من الحسابات الخاطئة بشأن طهران تظهر ثمنها الباهظ. تحليل لما لم ينجح في الاستراتيجية الغربية الكبرى

Israele e gli Stati Uniti hanno puntato per decenni su una strategia di cambio di regime in Iran attraverso sanzioni, isolamento e pressione militare, ma i risultati sono stati opposti alle attese. Il regime iraniano ha mostrato una resilienza inaspettata, mentre le pressioni esterne hanno spesso rafforzato la narrativa del governo di Teheran e indebolito le forze riformiste interne. Un'analisi delle ragioni strutturali di questo fallimento strategico, con ricadute dirette sugli equilibri di tutto il Medio Oriente e del Mediterraneo.

Se c'è una cosa che la storia recente del Medio Oriente ci insegna, è che voler far cadere un governo dall'esterno è molto più complicato di quanto sembrino credere certi strateghi a Washington o Tel Aviv. Nel caso dell'Iran, questo errore di valutazione dura da decenni e continua a produrre conseguenze concrete per tutta la regione — e, di riflesso, anche per chi vive qui in Italia e segue con attenzione le dinamiche del mondo arabo e islamico.

L'idea di fondo che ha guidato Israele e gli Stati Uniti è sempre stata più o meno questa: basta isolare l'Iran, colpirlo con sanzioni pesantissime, sostenere l'opposizione interna, e prima o poi il regime cade da solo. Semplice, no? Peccato che non abbia mai funzionato. Il governo iraniano ha dimostrato una capacità di resistenza che ha sorpreso praticamente tutti. Le sanzioni hanno sì impoverito la popolazione, ma non hanno creato quella massa critica di ribellione capace di rovesciare il sistema. Al contrario, in molti casi hanno rafforzato la narrativa del regime: quella dell'Iran come vittima di un assedio imperialista. Un copione già visto, che a Teheran sanno recitare molto bene.

C'è poi un altro elemento che viene spesso sottovalutato: la complessità interna iraniana. Pensare all'Iran come a un monolite compatto da abbattere è una semplificazione che costa cara. La società iraniana è attraversata da tensioni reali, da una gioventù che vuole cambiamenti profondi, da correnti riformiste che esistono davvero — ma questi processi hanno bisogno di spazio per crescere dall'interno, non di essere schiacciati tra le sanzioni esterne e la repressione interna che inevitabilmente si intensifica quando il paese si sente sotto assedio. Ogni pressione militare o economica troppo aggressiva finisce paradossalmente per fare il gioco dei conservatori più duri.

Per chi segue questi temi dall'Italia — sia che si tratti di cittadini con radici nel mondo arabo o persiano, sia che si tratti di italiani interessati alla geopolitica mediterranea — capire questa dinamica è fondamentale. Le tensioni attorno all'Iran influenzano i prezzi dell'energia, i flussi migratori, gli equilibri in Libano, Iraq e Yemen. Non è una questione lontana: è una partita che si gioca anche nel nostro Mediterraneo. Vale la pena tenerla d'occhio con occhi critici, senza appiattirsi sulle narrative ufficiali di nessuna delle parti in causa.

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