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Permesso di soggiorno negato, revocato o mai arrivato: come fare ricorso, a chi e entro quando
Jakub Zerdzicki · Pexels

Permesso di soggiorno negato, revocato o mai arrivato: come fare ricorso, a chi e entro quando

Il preavviso di rigetto, i 60 giorni per il TAR, i casi in cui si va dal tribunale ordinario, i costi, la sospensiva e cosa fare se la Questura non risponde. Dal 22 maggio 2026 la Questura ha 90 giorni per decidere.

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إشعار الرفض، 60 يوماً للطعن أمام المحكمة الإدارية، الحالات التي تذهب للمحكمة العادية، التكاليف، الوقف الاحتياطي وماذا تفعل إذا لم ترد الكويستورا. اعتباراً من 22 مايو 2026، للكويستورا 90 يوماً للبت في الطلب.

Permesso negato o revocato: preavviso di rigetto, ricorso al TAR in 60 giorni, quando si va dal tribunale, costi, sospensiva, silenzio della Questura.

Samir fa il cuoco in un ristorante di Bologna da sei anni. A settembre gli arriva una lettera della Questura: «comunicazione dei motivi ostativi all'accoglimento dell'istanza». Dopo tre righe di linguaggio burocratico capisce il senso: il suo rinnovo rischia di essere respinto, perché il reddito dell'anno scorso risulta troppo basso. Ha passato quattro mesi in cassa integrazione. Il cugino gli dice: «Ormai è fatta, ti mandano via». Non è vero. Samir ha dieci giorni per rispondere, e dopo, se serve, ha un giudice a cui rivolgersi.

Prima del no: il preavviso di rigetto

Prima di respingere una domanda, la pubblica amministrazione deve dire perché sta per farlo. Lo prevede la legge sul procedimento amministrativo (articolo 10-bis della legge 241 del 1990), e vale anche per il rilascio e il rinnovo del permesso di soggiorno. La lettera si chiama preavviso di rigetto, o comunicazione dei motivi ostativi.

Da quando la ricevi hai 10 giorni per mandare per iscritto le tue osservazioni e i documenti che mancano. È il momento più importante, perché spesso basta un documento per chiudere la pratica: nel caso di Samir, le buste paga della cassa integrazione e il nuovo contratto. Il Consiglio di Stato ha annullato più volte dinieghi arrivati senza questo passaggio.

Il provvedimento: leggilo bene

Se la Questura respinge comunque la domanda, o revoca un permesso già concesso, deve farlo con un atto scritto e motivato, che indica anche entro quanto tempo e davanti a chi si può fare ricorso. Conserva la busta e annota la data in cui l'hai ricevuto: da quel giorno partono i termini.

A quale giudice rivolgersi

Qui c'è la prima cosa da capire, perché sbagliare giudice può costare il ricorso.

Nella maggior parte dei casi, per il permesso per lavoro, per studio, per il permesso di lungo periodo, si va al TAR, il tribunale amministrativo regionale (articolo 6 del Testo unico sull'immigrazione). Il ricorso va presentato entro 60 giorni dalla notifica. In alternativa al TAR si può fare ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, entro 120 giorni: o l'uno o l'altro.

Se il permesso riguarda la famiglia, cioè il ricongiungimento e i permessi per motivi familiari, si va invece al tribunale ordinario, nelle sezioni specializzate in immigrazione (articolo 30 del Testo unico). Allo stesso tribunale si va per la protezione internazionale e la protezione speciale, con termini più brevi, di 15 o 30 giorni, che spieghiamo in questa guida.

Diverso ancora è il caso dell'espulsione: lì il ricorso va al giudice di pace entro 30 giorni, come spieghiamo qui.

Una precisazione: in un nostro articolo sul permesso scaduto avevamo indicato per ogni diniego di rinnovo il tribunale ordinario e 30 giorni. Vale per i permessi familiari; per gli altri la strada è il TAR, con 60 giorni.

Quanto costa

Al TAR serve un avvocato. Per i ricorsi sul permesso di soggiorno il contributo unificato, la tassa per avviare la causa, è di 300 euro. A questo si aggiunge il compenso dell'avvocato.

Chi ha un reddito basso può chiedere il gratuito patrocinio, cioè l'avvocato pagato dallo Stato: il limite è 13.659,64 euro l'anno, più 1.032,91 euro per ogni familiare convivente. Per chi ha perso il permesso l'ammissione non è automatica, perché la legge parla di stranieri regolarmente soggiornanti: chiedi all'avvocato o all'ordine degli avvocati come funziona nel tuo caso. Come si chiede lo spieghiamo in questa guida.

Mentre il ricorso è in corso

Il ricorso da solo non blocca il diniego. Per fermarne gli effetti bisogna chiedere al TAR la sospensiva, una misura cautelare che il giudice esamina prima della causa vera e propria. Secondo la Cassazione, senza sospensiva l'espulsione resta possibile anche se il ricorso è ancora aperto.

Finché la domanda di rinnovo è in esame, la ricevuta delle Poste ti permette di restare e lavorare. Questa protezione però finisce quando la Questura ti comunica i motivi del rifiuto, e la comunicazione arriva anche al datore di lavoro. Per questo i tempi contano.

Su cosa si vince

La legge chiede alla Questura di non fermarsi ai numeri. Se nel frattempo sono arrivati elementi nuovi, come un nuovo contratto, o se il problema è un'irregolarità che si può sanare, il permesso non va negato. Per chi ha la famiglia in Italia, la Questura deve valutare quanto sono reali i legami familiari, da quanto tempo la persona vive qui e quali legami ha ancora con il paese d'origine (articolo 5, comma 5).

Anche le condanne non portano sempre a un no automatico. Nel 2023 la Corte costituzionale ha stabilito che una condanna per piccolo spaccio o per vendita di merce contraffatta non basta da sola a negare il rinnovo: serve una valutazione caso per caso.

Per preparare il ricorso puoi chiedere di vedere il tuo fascicolo, con una domanda di accesso agli atti. Se te lo negano, anche questo si contesta al TAR, entro 30 giorni. Puoi anche chiedere alla Questura di riesaminare la decisione, ma attenzione: la richiesta di riesame non ferma i 60 giorni del ricorso.

Se la Questura non risponde

C'è anche il problema opposto: il permesso che non arriva mai. Dal 22 maggio 2026, con un decreto legislativo sul permesso unico (il n. 83 del 2026), la Questura ha 90 giorni per decidere sulla domanda, non più 60. Il nostro articolo sul rinnovo, scritto prima, indica ancora i 60 giorni.

Se il termine passa senza risposta, si può fare un ricorso contro il silenzio, sempre al TAR, entro un anno. Il giudice ordina all'amministrazione di decidere, di solito entro 30 giorni. A febbraio 2026, per esempio, il TAR della Toscana ha ordinato alla Questura di Firenze di decidere entro 30 giorni su un permesso di lungo periodo, e ha condannato il Ministero a pagare 1.000 euro di spese. In alcuni casi i giudici hanno fissato anche una penale per ogni giorno di ritardo, come abbiamo raccontato qui.

I ritardi non sono rari. Secondo il capo della Polizia, a fine giugno 2025 sei uffici immigrazione avevano ancora ritardi significativi, e la maggior parte delle Questure convocava entro sei mesi.

Samir ha risposto al preavviso dopo otto giorni, con le buste paga della cassa integrazione e il contratto del nuovo ristorante. A novembre lo hanno chiamato per le impronte.

Cosa fare, passo per passo

1. Quando ricevi un preavviso di rigetto, segna la data: hai 10 giorni per rispondere per iscritto.

2. Allega alla risposta tutti i documenti che risolvono il problema indicato (buste paga, contratto, certificati) e conserva la prova dell'invio.

3. Se arriva il diniego o la revoca, guarda subito quale giudice e quale termine sono indicati nell'atto.

4. Vai da un avvocato esperto di immigrazione o da un'associazione come l'ASGI nei primi giorni, non alla fine dei 60.

5. Se il reddito è basso, chiedi il gratuito patrocinio.

6. Insieme al ricorso, chiedi la sospensiva se rischi di perdere il lavoro o di essere espulso.

7. Se dopo 90 giorni dalla domanda la Questura non ha deciso, valuta con l'avvocato un sollecito scritto e poi il ricorso contro il silenzio.

Dove andare: avvocati esperti di diritto dell'immigrazione, ASGI e sportelli legali delle associazioni, patronati per la parte amministrativa, ordine degli avvocati per il gratuito patrocinio. Costi: contributo unificato di 300 euro per il TAR, più l'avvocato; gratis con il patrocinio a spese dello Stato. Tempi: 10 giorni per rispondere al preavviso, 60 per il TAR, 120 per il ricorso al Presidente della Repubblica, termini più brevi per protezione ed espulsione.

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