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Libano: undici bambini al giorno e un castello medievale. Il prezzo invisibile di una guerra che nessuno ferma
Jo Kassis · Pexels

Libano: undici bambini al giorno e un castello medievale. Il prezzo invisibile di una guerra che nessuno ferma

Mentre i negoziati si trascinano, i raid israeliani colpiscono minori e siti Unesco. L'Occidente osserva, gli organismi internazionali protestano — ma il conto continua a salire.

لبنان: أحد عشر طفلاً يومياً وقلعة من العصور الوسطى. الثمن الخفي لحرب لا أحد يوقفها

بينما تتعثر المفاوضات، الغارات الإسرائيلية تستهدف القاصرين والمواقع التراثية لليونسكو. الغرب يراقب، المنظمات الدولية تحتج — لكن الفاتورة تستمر في الارتفاع.

Settantasette bambini uccisi o feriti in una settimana, siti Unesco sotto attacco, colloqui di pace che avanzano mentre i soldati israeliani si avvicinano a Beirut. Il Libano paga un prezzo altissimo nel silenzio dell'Occidente.
سبعة وسبعون طفلاً قتلوا أو أصيبوا في أسبوع واحد، مواقع تراثية لليونسكو تحت الهجوم، محادثات سلام تتقدم بينما الجنود الإسرائيليون يقتربون من بيروت. لبنان يدفع ثمناً فادحاً وسط صمت الغرب.
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C'è una doppia contabilità che emerge dal Libano in questi giorni. Da una parte, quella umana: 77 bambini uccisi o feriti in una sola settimana, undici al giorno, secondo i dati Unicef. Dall'altra, quella del patrimonio: il castello di Beaufort e il sito di Chama, entrambi sotto protezione rafforzata Unesco, colpiti dai raid dell'IDF. Due dimensioni diverse dello stesso disastro, che insieme restituiscono l'immagine di un conflitto che non distingue — o non vuole distinguere — tra ciò che è umano e ciò che è umanità.

L'Unesco ha definito la situazione "profondamente allarmante", ricordando che i siti in protezione rafforzata godono di uno status speciale nell'ambito del diritto internazionale. Il castello di Beaufort, fortezza crociata che ha attraversato secoli di storia mediterranea condivisa tra culture diverse, rischia la distruzione definitiva. Non è solo una perdita archeologica: è la cancellazione di una memoria che appartiene a tutti, arabi, europei, cristiani, musulmani. Colpirla non è un effetto collaterale, è un messaggio. Nel frattempo, i colloqui di pace procedono a singhiozzo, con le truppe israeliane che avanzano fino a 60 chilometri da Beirut. Difficile leggere questa simultaneità come casuale: i negoziati sembrano funzionare più da schermo diplomatico che da percorso reale verso una de-escalation.

Il silenzio dei principali partner occidentali in questa fase è eloquente quanto le dichiarazioni che non arrivano. Chi ha voce nei contesti internazionali — e potrebbe esercitare una pressione concreta — sceglie la cautela. Gli organismi ONU protestano, documentano, chiedono. Ma protestare senza conseguenze è, ormai, un genere letterario a sé. Il diritto internazionale umanitario esiste per essere applicato, non commemorato. La protezione dei civili, e in particolare dei minori, non è una raccomandazione morale opzionale: è un obbligo vincolante per chiunque conduca operazioni militari.

Quello che emerge da queste settimane di guerra libanese è una domanda scomoda: fino a quando la comunità internazionale potrà continuare a contare i morti e i siti distrutti senza che qualcuno ne risponda? Gli undici bambini al giorno non sono una statistica, sono undici fallimenti quotidiani di un sistema che dovrebbe proteggere i più vulnerabili. E il castello di Beaufort, se cade, non potrà essere ricostruito con una risoluzione.

هناك محاسبة مزدوجة تظهر من لبنان في هذه الأيام. من جهة، المحاسبة الإنسانية: 77 طفلاً قتلوا أو أصيبوا في أسبوع واحد فقط، أحد عشر يومياً، وفقاً لبيانات اليونيسيف. من جهة أخرى، محاسبة التراث: قلعة بوفور وموقع شاما، كلاهما تحت الحماية المشددة من اليونسكو، تعرضا للقصف من قبل الجيش الإسرائيلي. بُعدان مختلفان لكارثة واحدة، معاً يعيدان صورة صراع لا يميز — أو لا يريد أن يميز — بين الإنساني وبين الإنسانية.

عرّفت اليونسكو الوضع بأنه "مثير للقلق بعمق"، مذكرة بأن المواقع تحت الحماية المشددة تتمتع بمكانة خاصة في إطار القانون الدولي. قلعة بوفور، الحصن الصليبي الذي عبر قرون من التاريخ المتوسطي المشترك بين الثقافات المختلفة، يواجه خطر التدمير النهائي. إنها ليست خسارة أثرية فقط: إنها محو لذاكرة تنتمي للجميع، العرب والأوروبيين والمسيحيين والمسلمين. استهدافها ليس أثراً جانبياً، بل هو رسالة. وفي الوقت نفسه، تتقدم محادثات السلام بشكل متقطع، مع تقدم القوات الإسرائيلية حتى 60 كيلومتراً من بيروت. من الصعب قراءة هذا التزامن باعتباره عشوائياً: يبدو أن المفاوضات تعمل أكثر كشاشة دبلوماسية من كمسار حقيقي نحو تخفيف التصعيد.

صمت الشركاء الغربيين الرئيسيين في هذه المرحلة بليغ بقدر البيانات التي لا تصل. من يملك صوتاً في السياقات الدولية — ويمكنه ممارسة ضغط ملموس — يختار الحذر. المنظمات الأممية تحتج وتوثق وتطلب. لكن الاحتجاج بدون عواقب أصبح الآن نوعاً أدبياً بحد ذاته. القانون الدولي الإنساني موجود ليُطبّق، لا ليُحتفى به. حماية المدنيين، وخاصة القاصرين، ليست توصية أخلاقية اختيارية: إنها التزام ملزم على كل من يجري عمليات عسكرية.

ما يظهر من هذه الأسابيع من الحرب اللبنانية هو سؤال محرج: إلى متى تستطيع المجتمع الدولي أن تستمر في عد القتلى والمواقع المدمرة دون أن يحاسب أحد؟ أحد عشر طفلاً يومياً ليست إحصائية، بل إحدى عشر حالة فشل يومية لنظام يجب أن يحمي الأكثر ضعفاً. وقلعة بوفور، إذا سقطت، لا يمكن أن تُعاد بناؤها بقرار.

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