Residenza convenzionale e cittadinanza: il TAR Lazio smonta una prassi sbagliata della Prefettura di Roma
Una sentenza dell'aprile 2026 dà ragione a chi era stato escluso dalla naturalizzazione per un motivo che non regge
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Se hai vissuto in Italia per anni, hai lavorato, pagato le tasse, costruito una vita qui, e poi ti sei visto bloccare la pratica di cittadinanza perché a un certo punto hai avuto la residenza in un indirizzo convenzionale — sai bene di cosa stiamo parlando. La Prefettura di Roma aveva trasformato questa cosa in un muro invalicabile, escludendo migliaia di persone dal percorso di naturalizzazione. Una prassi che andava avanti da tempo, e che ha fatto danni enormi soprattutto nelle comunità straniere residenti nella capitale — tra cui molte persone provenienti da paesi arabi.
Ora però qualcosa è cambiato, e in modo definitivo. Il TAR Lazio, con una sentenza del 10 aprile 2026, ha detto chiaramente che quella prassi era sbagliata. La residenza convenzionale — quella che viene registrata presso un indirizzo comunale o un'associazione quando una persona non ha un domicilio fisso stabile, e che qualcuno chiama impropriamente «fittizia» — non può essere usata come pretesto per bloccare o negare la cittadinanza. Non è una residenza falsa, non è un tentativo di aggirare le regole: è uno strumento legale, previsto dall'ordinamento italiano, che serve proprio a garantire che le persone più vulnerabili non spariscano dai registri anagrafici. Usarla come elemento negativo in una pratica di naturalizzazione è, secondo i giudici, semplicemente illegittimo.
Per chi segue queste vicende da vicino, la sentenza non è una sorpresa sul piano giuridico — molti avvocati e associazioni lo sostenevano già da tempo — ma è comunque una vittoria importante perché mette nero su bianco quello che la Prefettura di Roma continuava a ignorare. Adesso chi è stato escluso per questo motivo ha argomenti solidi per riaprire la propria pratica o fare ricorso.
Cosa fare se sei in questa situazione? Se la tua domanda di cittadinanza è stata respinta o bloccata citando la residenza convenzionale come problema, questa sentenza del TAR Lazio del 10 aprile 2026 è uno strumento concreto da portare al tuo avvocato o al patronato. Vale la pena rileggere il provvedimento che hai ricevuto e valutare un ricorso. Non lasciare che una prassi illegittima abbia l'ultima parola.