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Il Mediterraneo si fa digitale: cavi sottomarini e nuova geopolitica dei dati
Nic Wood · Pexels

Il Mediterraneo si fa digitale: cavi sottomarini e nuova geopolitica dei dati

Con ViaTunisia già operativo e un progetto Algeria-Tunisia-Italia in cantiere, il fondo del mare diventa il nuovo terreno di competizione strategica tra Europa e Africa del Nord

المتوسط يصبح رقميًا: الكابلات تحت البحر والجيوسياسة الجديدة للبيانات

مع تشغيل فياتونسيا بالفعل ومشروع جزائري تونسي إيطالي قيد الإنجاز، قاع البحر يتحول إلى أرض منافسة استراتيجية جديدة بين أوروبا وشمال أفريقيا

ViaTunisia è già operativo, mentre Algeria e Tunisia studiano un nuovo cavo verso l'Italia. Il Mediterraneo digitale prende forma, ma la vera domanda è chi ne trarrà vantaggio concreto.

C'è un'infrastruttura che non si vede, non fa rumore e non occupa titoli di prima pagina, eppure decide chi controlla i dati, la velocità delle connessioni e, in ultima analisi, i rapporti di forza economici tra continenti. Sono i cavi sottomarini. E il Mediterraneo, quel mare che divide e unisce da millenni, sta diventando il palcoscenico di una silenziosa ma decisiva partita digitale.

Il primo segnale concreto è già operativo: ViaTunisia, il corridoio sottomarino che collega Marsiglia a Biserta, è attivo e rafforza la connettività digitale tra l'Unione Europea e il Nord Africa. Non è un dettaglio tecnico da lasciare agli specialisti — è la prova che il Mediterraneo digitale esiste, funziona e ha già un indirizzo. Il secondo segnale arriva da una commissione tecnica mista riunita a Tunisi, dove Algeria e Tunisia hanno iniziato a studiare insieme un nuovo cavo sottomarino verso l'Italia. Due paesi del Maghreb che collaborano su infrastrutture tecnologiche con l'Europa: uno scenario che fino a pochi anni fa avrebbe sorpreso.

Questa convergenza non è casuale. Va letta dentro una cornice più ampia: il Piano Mattei, la crescente competizione con la Cina per le infrastrutture africane, e la consapevolezza europea che la dipendenza digitale — esattamente come quella energetica — può diventare una vulnerabilità geopolitica. L'Europa ha bisogno di diversificare i propri corridoi di dati, e il Maghreb offre posizione geografica, interesse politico e — almeno sulla carta — stabilità sufficiente per investire. Per Tunisia e Algeria, invece, ospitare nodi di connettività significa potere negoziale, entrate economiche e integrazione in un ecosistema tecnologico da cui rischiano altrimenti di restare ai margini.

Resta però una domanda che nessun comunicato ufficiale risponde: chi beneficia davvero di questi cavi? La connettività migliorata serve le popolazioni locali, le imprese, le università? O serve prevalentemente a instradare traffico europeo attraverso il Mediterraneo a costi più bassi? La differenza non è tecnica, è politica. E finché i progetti vengono annunciati senza piani chiari di ricaduta locale, il rischio è che il fondo del mare diventi un'autostrada digitale che attraversa il Sud del mondo senza fermarcisi. Il Mediterraneo merita meglio di un cavo che passa senza lasciare nulla.

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