Incendio alla moschea di Cagliari: le parole hanno conseguenze
Nella notte del 10 giugno 2026 qualcuno ha dato fuoco alla moschea Al-Hoda. Il caso è all'Antiterrorismo.
Nella notte tra il 10 e l'11 giugno 2026, qualcuno ha appiccato il fuoco all'ingresso della moschea Al-Hoda di Cagliari. Un atto doloso, deliberato, vigliacco. L'incendio ha danneggiato l'ingresso del luogo di culto e avrebbe potuto propagarsi alle abitazioni sovrastanti se i residenti non fossero intervenuti per spegnere le fiamme. Il caso è nelle mani dell'Antiterrorismo.
Non è un episodio isolato. È il risultato di qualcosa.
Il presidente dell'Unione delle Comunità Islamiche d'Italia, Yassine Baradai, è stato netto: «Questo messaggio affonda le radici in un clima in cui la retorica dell'esclusione verso i musulmani viene legittimata da chi guida. Le parole producono conseguenze. Presentare i musulmani come minaccia normalizza l'odio e crea il terreno in cui questi gesti germogliano.»
Il meccanismo è preciso: c'è chi semina islamofobia nei comizi e nei post, e c'è chi raccoglie. L'incendiario non ha operato nel vuoto, ma in un contesto culturale costruito da chi ha fatto dell'islamofobia un prodotto elettorale.
Colpire chi prega è l'atto più codardo
La preghiera è uno dei gesti più intimi e vulnerabili che un essere umano possa compiere. Colpire quel luogo significa mandare un messaggio di terrore: non siete al sicuro nemmeno qui dentro. Chi pratica la propria fede non è una minaccia. Trasformarlo in nemico richiede un lavoro di distorsione culturale.
Cagliari ha risposto
Il sindaco Massimo Zedda ha condannato l'atto definendolo caratterizzato da odio religioso. L'arcivescovo di Cagliari ha espresso solidarietà. Un presidio spontaneo si è tenuto davanti alla moschea. I residenti hanno permesso ai fedeli di pregare in strada.
L'UCOII ha scritto al ministro dell'Interno chiedendo misure di tutela dei luoghi di culto e sorveglianza. Richieste legittime dopo un attentato.
Il clima non si costruisce da solo
C'è una domanda per chi ha alimentato la retorica della paura islamica: vi sentite responsabili del clima creato? Quando si dipinge una comunità religiosa come invasione e minaccia, si sta costruendo qualcosa. E prima o poi trova le mani di chi è disposto a darle forma concreta.
Cagliari ha risposto con i tappeti stesi in strada. La politica deve rispondere con qualcosa di più.
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