Gesti, baci, distanze e ritardi: la comunicazione non verbale in Italia
Gli italiani parlano anche con le mani, si salutano con due baci e danno del «lei» agli sconosciuti. Una piccola guida a quello che non si dice a parole, senza stereotipi: le differenze tra una regione e l'altra sono enormi.
الإيماءات والقبلات والمسافات والتأخير: التواصل غير اللفظي في إيطاليا
الإيطاليون يتحدثون بأيديهم أيضاً، يحيون بعضهم بقبلتين على الخد، ويخاطبون الغرباء بـ «lei» (صيغة احترام رسمية). دليل صغير لما لا يُقال بالكلمات، بدون نمطيات: الفروقات بين منطقة وأخرى ضخمة جداً.
Il primo giorno del corso di italiano, a Napoli, Hamza è arrivato alle nove in punto. L'insegnante è entrata alle nove e un quarto, tranquillissima, e ha cominciato la lezione con una domanda: «Allora, che cosa avete notato degli italiani in questa prima settimana?». Hamza ha alzato la mano: «Che parlano con le mani. E che il mio vicino di casa, la seconda volta che mi ha visto, mi ha dato due baci». La classe è scoppiata a ridere. L'insegnante ha risposto: «E che le lezioni cominciano un quarto d'ora dopo. Ma solo quelle».
In ogni paese c'è una lingua che non si studia sui libri: quella dei gesti, delle distanze, dei saluti, del tempo. Conoscerla evita molti equivoci.
I gesti
Gli italiani sono famosi nel mondo per i gesti, e non è solo una leggenda. La linguista Isabella Poggi, che li ha studiati a lungo, scrive nell'Enciclopedia dell'italiano Treccani che i gesti «simbolici», quelli con un significato preciso che tutti riconoscono, si contano a centinaia. Già nel 1832 un sacerdote napoletano, Andrea de Jorio, aveva scritto un intero libro sui gesti di Napoli, confrontandoli con quelli degli antichi Romani. E nel 1958 il designer Bruno Munari pubblicò un «Supplemento al dizionario italiano» fatto solo di gesti fotografati.
Alcuni sono utili da riconoscere subito. La mano con le dita unite verso l'alto, scossa avanti e indietro, è forse il gesto italiano più noto. Se il movimento è rapido e la fronte aggrottata vuol dire «che vuoi?», «che dici?»; se è lento e accompagnato da un sorriso scettico, è una critica: «ma che stai dicendo?». L'indice appoggiato sulla guancia e girato come una vite significa «buono!», di solito parlando di cibo. Il dorso della mano passato sotto il mento, dall'interno verso l'esterno, vuol dire «non me ne importa niente», ma a Napoli può significare anche un secco «no». La mano sul cuore dice «sono sincero».
Attenzione però a non generalizzare. Lo stesso studio di Poggi ricorda che in Campania e in Sicilia si gesticola moltissimo, mentre nell'interno della Sardegna le mani si muovono poco. Gli italiani non sono tutti uguali, come non lo sono gli arabi.
Gesti che cambiano significato
Alcuni gesti hanno un senso diverso da una cultura all'altra. Le «corna», l'indice e il mignolo alzati, in Italia possono essere un insulto, perché alludono a un tradimento, oppure un gesto contro la sfortuna, se puntate verso il basso. Il cerchio fatto con pollice e indice, che in molti paesi significa «tutto bene», in alcuni contesti mediterranei e mediorientali può essere letto come volgare: meglio evitarlo con chi non si conosce.
Nel senso opposto, molti arabi sanno che mostrare la suola della scarpa a qualcuno è un'offesa grave, come dimostrò al mondo il giornalista iracheno che nel 2008 lanciò le scarpe contro il presidente americano Bush. In Italia accavallare le gambe con la suola rivolta verso l'altro è normale e nessuno ci fa caso.
I saluti
In Italia il saluto cambia molto secondo il grado di confidenza. Con chi non si conosce, in un ufficio, con le persone anziane, si usa la stretta di mano e il «lei», la forma di cortesia. «Buongiorno» e «buonasera» sono la regola; «ciao» si usa solo con amici, parenti, colleghi con cui si è in confidenza e bambini. Passare al «tu» è un piccolo segnale di amicizia, e di solito lo propone la persona più anziana o di grado più alto.
Tra amici e parenti si danno due baci sulle guance, e nel Centro-Sud anche tra uomini. Nel mondo arabo i baci tra uomini sono comuni, mentre tra un uomo e una donna che non sono parenti di solito non si usano: in Italia, invece, tra conoscenti sono normali anche tra uomini e donne.
Chi per motivi religiosi non stringe la mano o non bacia una persona dell'altro sesso fa bene a dirlo con gentilezza, magari con un sorriso e la mano sul cuore. In Italia un rifiuto senza spiegazioni può essere letto come una mancanza di rispetto; spiegato con calma, quasi sempre viene accettato.
Le distanze
L'antropologo americano Edward Hall, negli anni Sessanta, divise lo spazio intorno a noi in zone: intima, personale, sociale, pubblica. Ogni cultura le misura in modo diverso. Uno studio del 2017, condotto su quasi novemila persone di 42 paesi e pubblicato sul Journal of Cross-Cultural Psychology, ha trovato una sorpresa: tra i paesi in cui si preferisce stare più lontani dagli sconosciuti, oltre 120 centimetri, c'era anche l'Arabia Saudita. L'idea dell'«arabo che sta addosso» è uno stereotipo, almeno quando si parla di estranei.
In Italia, con gli sconosciuti, si mantiene una distanza di cortesia; con gli amici si sta più vicini, e il contatto fisico, una mano sul braccio, una pacca sulla spalla, è frequente.
Il tempo
Hall distingueva anche tra culture «monocroniche», che fanno una cosa alla volta e tengono molto agli orari, e «policroniche», che fanno più cose insieme e sono più flessibili. Nei suoi schemi le culture mediterranee e quelle arabe stanno dalla stessa parte. È vero solo in parte: in Italia c'è il famoso «quarto d'ora accademico», i quindici minuti che, come spiega il vocabolario Treccani, nelle università precedono l'inizio della lezione. A una cena tra amici arrivare dieci minuti dopo è normale, arrivare prima no.
Ma nel lavoro e negli uffici pubblici le regole sono rigide. Un appuntamento in Questura, una visita medica prenotata, un colloquio di lavoro, un esame: lì si arriva in anticipo. Il ritardo può costare l'appuntamento.
Hamza, alla seconda settimana, è arrivato alle nove e dieci. L'insegnante era già in classe. «Oggi no», gli ha detto ridendo. «Oggi c'è il test».
Cosa fare, passo per passo
1. Con chi non conosci, negli uffici e con le persone anziane, usa il «lei» e saluta con «buongiorno» o «buonasera».
2. Aspetta che sia l'altra persona a proporre il «tu» o i baci sulle guance.
3. Se per motivi religiosi non stringi la mano, spiegalo con gentilezza: la spiegazione evita l'equivoco.
4. Impara a riconoscere i gesti più comuni, ma usali solo quando sei sicuro del significato.
5. Evita il gesto delle corna e il cerchio con pollice e indice con chi non conosci.
6. Per lavoro, uffici pubblici, visite mediche ed esami arriva in anticipo; per le cene tra amici, qualche minuto di ritardo è accettato.
7. Ricorda che l'Italia cambia molto da regione a regione: osserva le persone intorno a te prima di adattarti.
Dove imparare: corsi di italiano dei CPIA e delle associazioni, dove spesso si parla anche di questi temi (qui la guida ai CPIA). Costi: nessuno. Tempi: qualche settimana di osservazione basta per capire le regole principali.