Beirut, sei anni dall'esplosione: ancora nessun imputato
220 morti, una città devastata e zero condannati: Aoun chiede di incriminare i responsabili.
بيروت، ستة أعوام على الانفجار: لا متهم حتى الآن
220 قتيلاً ومدينة مدمّرة وصفر إدانات: عون يطالب بمحاكمة المسؤولين
Il 4 agosto ricorre il sesto anniversario dell'esplosione al porto di Beirut, una delle deflagrazioni non nucleari più devastanti della storia. Era il 4 agosto 2020 quando tonnellate di nitrato di ammonio stoccate in modo criminalmente negligente fecero saltare in aria mezzo porto e pezzi interi della città. Il bilancio finale: 220 morti, migliaia di feriti, decine di migliaia di sfollati. Una catastrofe che il Libano porta ancora impressa nella carne.
Sei anni dopo, però, la ferita più bruciante non è quella fisica. Non è ancora stato incriminato nessuno. Zero imputati, zero processi, zero condanne. Una situazione che il presidente libanese Joseph Aoun non riesce più ad accettare in silenzio: in occasione dell'anniversario, ha sollecitato apertamente l'apertura formale delle incriminazioni contro i presunti responsabili. Un appello che le famiglie delle vittime ripetono da anni, spesso davanti a un muro di omertà istituzionale e di protezioni politiche. Il giudice incaricato dell'inchiesta, Tarek Bitar, ha subito nel tempo pressioni enormi, tentativi di destituzione e blocchi procedurali che hanno di fatto paralizzato il lavoro della magistratura.
Per la comunità libanese in Italia — una delle più radicate tra le diaspore arabe nel nostro paese — questa data è una ferita aperta. Molti hanno perso parenti, amici, case. Molti hanno lasciato Beirut proprio dopo il 4 agosto, spingendo ulteriormente un'emigrazione già in corso. Seguire questa vicenda significa anche capire perché tante famiglie libanesi hanno scelto l'Italia come nuova casa, e perché il dolore per quella città non si metabolizza facilmente a distanza. La mancanza di giustizia pesa quanto la perdita stessa.
Per saperne di più: la storia dell'esplosione e del processo che non decolla è seguita in dettaglio da Human Rights Watch e da L'Orient Today, il principale quotidiano anglofono libanese. Se vuoi conoscere le associazioni della diaspora libanese in Italia che tengono viva la memoria del 4 agosto, una ricerca su Federazione Associazioni Libanesi in Italia può essere un buon punto di partenza.
في 4 أغسطس يصادف الذكرى السادسة لانفجار مرفأ بيروت، أحد أكثر الانفجارات غير النووية تدميراً في التاريخ. كان 4 أغسطس 2020 عندما أدت أطنان من نترات الأمونيوم المخزنة بإهمال إجرامي إلى تفجير نصف المرفأ وأجزاء كاملة من المدينة. الحصيلة النهائية: 220 قتيلاً، آلاف الجرحى، عشرات آلاف المشردين. كارثة يحمل لبنان آثارها لا يزال في الجسد.
ستة أعوام بعد الانفجار، لكن الجرح الأكثر إيلاماً ليس الجرح الجسدي. لم تُوجّه تهم ضد أحد حتى الآن. صفر متهمون، صفر محاكمات، صفر أحكام إدانة. وضع لم يعد الرئيس اللبناني جوزيف عون قادراً على تقبله في صمت: بمناسبة الذكرى، طالب علناً بفتح الملاحقات الرسمية ضد المسؤولين المشبوهين. استدعاء تُكرره عائلات الضحايا منذ سنوات، غالباً أمام جدار من الكتمان المؤسسي والحماية السياسية. القاضي المكلّف بالتحقيق، طارق البيطار، تعرّض مع الوقت لضغوط ضخمة، محاولات لعزله وحجب إجرائي أفقد عمل القضاء فعليّاً كل حركة.
للجالية اللبنانية في إيطاليا — إحدى أكثر الجاليات العربية ترسخاً في بلدنا — هذا التاريخ جرح مفتوح. كثيرون فقدوا أقارب وأصدقاء ومنازل. كثيرون غادروا بيروت مباشرة بعد الرابع من أغسطس، ما عمّق هجرة كانت جارية أصلاً. متابعة هذه الحادثة تعني أيضاً فهم السبب الذي جعل عائلات لبنانية كثيرة تختار إيطاليا وطناً جديداً، ولماذا الألم لتلك المدينة لا يُستوعَب بسهولة من بعيد. غياب العدالة يثقل بقدر الفقدان ذاته.
لمعرفة المزيد: تتابع قصة الانفجار والمحاكمة التي لا تنطلق بتفاصيل دقيقة منظمة هيومن رايتس ووتش وجريدة الأورينت توداي، الصحيفة اللبنانية الناطقة بالإنجليزية الأولى. إذا أردت التعرف على الجمعيات اللبنانية في الشتات الإيطالي التي تُبقي ذاكرة الرابع من أغسطس حية، فالبحث عن الاتحاد الفيدرالي للجمعيات اللبنانية في إيطاليا يمكن أن يكون نقطة انطلاق جيدة.