Cisgiordania in fiamme: moschee bruciate, esercito in campo e una narrazione che zoppica
L'escalation di violenza in Cisgiordania rivela una crisi strutturale: coloni sempre più armati, istituzioni israeliane sempre più complici, e un'informazione italiana che fatica a chiamare le cose con il loro nome
الضفة الغربية تشتعل: مساجد تحترق والجيش في الميدان وسردية تعرج
التصعيد العنيف في الضفة الغربية يكشف أزمة هيكلية: مستوطنون مسلحون أكثر فأكثر، مؤسسات إسرائيلية متورطة بشكل متزايد، وإعلام إيطالي يكافح لتسمية الأشياء باسمها الحقيقي
In pochi giorni la Cisgiordania è diventata teatro di una spirale di violenza che ha pochi precedenti recenti per intensità e brasilità. Due israeliani uccisi in un attacco palestinese, quattro palestinesi morti, decine di case, auto e terreni dati alle fiamme dai coloni, due moschee incendiate — una nei pressi di Tulkarem, ripresa dalle telecamere di sorveglianza, l'altra a Nablus, con scritte sui muri che incitano alla vendetta contro gli arabi. Netanyahu ha annunciato una «risposta durissima» e schierato l'esercito, che ha condotto raid in decine di abitazioni arrestando almeno 80 palestinesi secondo l'agenzia palestinese Wafa.
Il quadro che emerge non è quello di uno scontro simmetrico tra due parti. È quello di una violenza strutturale a senso unico, in cui i coloni agiscono con una disinvoltura che difficilmente si spiega senza una copertura istituzionale implicita. Le Forze di difesa israeliane (IDF) non solo non hanno fermato gli attacchi ai villaggi palestinesi, ma — come documentano diverse fonti — li hanno seguiti con operazioni di arresto che hanno colpito la parte già aggredita. Bruciare una moschea e scrivere slogan di odio sui muri non è «risposta» a nulla: è un crimine, e dovrebbe essere trattato come tale da chiunque voglia dirsi Stato di diritto.
C'è poi un problema italiano, piccolo ma significativo. Secondo quanto riportato dal *Fatto Quotidiano*, il TG1 e il TG2 hanno descritto l'attacco nel villaggio palestinese di Tell come «palestinesi che attaccano un gruppo di escursionisti israeliani». Escursionisti, appunto — non coloni armati in territorio occupato. Una scelta lessicale che non è innocente: depoliticizza, decontestualizza, e alla fine disinforma. Per chi vive in Italia e segue questi eventi — sia che ababbia radici nel mondo arabo, sia che voglia semplicemente capire — questa distorsione conta. Le parole costruiscono la realtà che poi diventa opinione pubblica e infine politica.
La comunità internazionale osserva, condanna a fasi alterne e non agisce. L'escalation in Cisgiordania non è un'anomalia: è il prodotto logico di anni di impunità. Finché bruciare una moschea non avrà conseguenze reali per chi lo fa, le fiamme continueranno ad alzarsi.
في غضون أيام قليلة، تحولت الضفة الغربية إلى مسرح لحلقة عنف لم يكن لها سوابق قريبة من حيث الكثافة والوحشية. إسرائيليان قتلا في هجوم فلسطيني، أربعة فلسطينيين أسقطوا، عشرات المنازل والسيارات والأراضي أحرقتها المستوطنون، مسجدان تعرضا للإحراق — أحدهما بالقرب من طولكرم، وتقطعه كاميرات المراقبة، والآخر في نابلس عليه كتابات تحرّض على الانتقام من العرب. أعلن نتنياهو عن «رد قاسٍ جداً» ونشر الجيش، الذي شنّ غارات على عشرات المنازل واعتقل حسب وكالة الأنباء الفلسطينية وفا حوالي 80 فلسطينياً.
الصورة التي تتضح ليست صورة اشتباك متوازن بين طرفين. إنها صورة عنف بنيوي في اتجاه واحد، يتصرف فيها المستوطنون بجرأة يصعب تفسيرها دون غطاء مؤسسي ضمني. قوات الدفاع الإسرائيلية (IDF) لم تقتصر على عدم وقف الهجمات على القرى الفلسطينية، بل — كما توثقه مصادر عديدة — رافقتها بعمليات اعتقال استهدفت الطرف الذي تعرض للاعتداء بالفعل. إحراق مسجد وكتابة شعارات حقد على الجدران ليست «ردّاً» على شيء: إنه جريمة، وينبغي أن تُعامل كما يعاملها أي من يدّعي أنه دولة القانون.
C'è poi un problema italiano, piccolo ma significativo. Secondo quanto riportato dal *Fatto Quotidiano*, il TG1 e il TG2 hanno descritto l'attacco nel villaggio palestinese di Tell come «palestinesi che attaccano un gruppo di escursionisti israeliani». Escursionisti, appunto — non coloni armati in territorio occupato. Una scelta lessicale che non è innocente: depoliticizza, decontestualizza, e alla fine disinforma. Per chi vive in Italia e segue questi eventi — sia che abbia radici nel mondo arabo, sia che voglia semplicemente capire — questa distorsione conta. Le parole costruiscono la realtà che poi diventa opinione pubblica e infine politica.
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هناك مشكلة إيطالية أيضاً، صغيرة لكنها ذات معنى. وفقاً لما نشره صحيفة *فاتو كوتيديانو*، وصفت محطتا الأخبار TG1 و TG2 الهجوم على قرية تل الفلسطينية بأنه «فلسطينيون يهاجمون مجموعة من السياح الإسرائيليين». سياح، طبعاً — وليس مستوطنين مسلحين في أرض محتلة. هذا الخيار في استخدام الكلمات ليس برئ: يُزيل الطابع السياسي، يفصل عن السياق، وفي النهاية يُضلّل. لمن يعيش في إيطاليا ويتابع هذه الأحداث — سواء كان له جذور في العالم العربي أم أراد ببساطة أن يفهم — هذا التشويه يُحدث فرقاً. الكلمات تصنع الواقع الذي يصبح فيما بعد رأياً عاماً وأخيراً سياسة.
المجتمع الدولي يراقب، يدين على دفعات ولا يتحرك. التصعيد في الضفة الغربية ليس شذوذاً: إنه النتيجة المنطقية لسنوات من الإفلات من العقاب. طالما أن إحراق مسجد لن يترتب عليه عواقب حقيقية لمن يفعله، ستستمر النيران في الارتفاع.