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Iran-USA, l'accordo che Netanyahu non vuole
Mico Medel · Pexels
BBC Arabic (rassegna) · 8 giugno 2026٨ يونيو ٢٠٢٦

Iran-USA, l'accordo che Netanyahu non vuole

Interessi di potere oltre la sicurezza?

إيران وأمريكا، الاتفاق الذي لا يريده نتنياهو

مصالح قوة تتجاوز الأمن؟

Netanyahu ostacola i negoziati nucleari tra USA e Iran non solo per ragioni di sicurezza, ma per un calcolo politico interno ben preciso. Un'analisi che ribalta la narrativa dominante e invita a leggere il conflitto attraverso gli interessi reali degli attori regionali.
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C'è una domanda che circola con insistenza nelle cancellerie e nelle redazioni internazionali: perché Israele — e in particolare Benjamin Netanyahu — sembra fare di tutto per affossare un eventuale accordo nucleare tra Stati Uniti e Iran? La risposta ufficiale è sempre la stessa: la sicurezza di Israele, la minaccia esistenziale, il rischio di una bomba atomica persiana. Ma se si guarda con più attenzione al quadro, come fa il Guardian citato da BBC Arabic (rassegna), emergono dinamiche molto più terrene e molto più politiche.

Netanyahu non è solo un primo ministro preoccupato per i confini del suo paese. È un leader che governa grazie a coalizioni fragili, tenute insieme da una narrativa di minaccia permanente. Un Iran diplomaticamente reintegrato nel sistema internazionale, un Iran con cui Washington stringe un patto, è un Iran che smette di essere il mostro utile. E un mostro che smette di fare paura è un problema serio per chi ha costruito la propria carriera politica sulla paura.

Questo è il punto che la stampa britannica — e con essa la lettura che ne dà BBC Arabic — porta sul tavolo con una franchezza rara nel dibattito italiano: il calcolo di Netanyahu non è solo strategico, è innanzitutto interno. Le elezioni, i processi penali a suo carico, la tenuta della maggioranza di governo: tutto dipende dal mantenimento di uno stato di tensione che giustifichi l'uomo forte al comando.

Nel frattempo, i negoziati tra Washington e Teheran sembrano fare progressi reali, nonostante tutto. E qui emerge un altro elemento inquietante: la strumentalizzazione di casi individuali — come quello dello studente Henry Novak — trasformati in pedine negoziali o in pretesti per alzare i toni nel momento sbagliato. Le persone diventano simboli, i simboli diventano ostacoli, e gli ostacoli fanno comodo a chi non vuole che si arrivi a un tavolo.

Per il lettore italiano, abituato a seguire il Medio Oriente attraverso il filtro della sicurezza europea o delle preoccupazioni energetiche, questa prospettiva offre qualcosa di diverso: un'analisi che parte dagli interessi reali degli attori regionali, non dalla narrativa del blocco occidentale contro l'asse del male.

La domanda da porsi non è se l'Iran sia un paese affidabile — è lecito dubitarne. La domanda è: chi guadagna se i negoziati falliscono? E la risposta, almeno per ora, ha un nome e un cognome piuttosto precisi.

Rassegna a cura di Arabita · Fonte: BBC Arabic (rassegna)
عرض صحفي من إعداد عربيطا · المصدر: BBC Arabic (rassegna)
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