Trenta bambini in carcere: il picco dal 2020
Il decreto Sicurezza ha eliminato la protezione automatica per madri e neonati detenuti
Trenta bambini vivono in carcere insieme alle loro madri. È il dato più alto registrato in Italia dal 2020, dopo anni di progressi verso lo svuotamento delle prigioni dai minori e la tutela delle donne incinte e neo-mamme.
Il cambiamento arriva con il decreto Sicurezza, che ha eliminato l'obbligatorietà del rinvio della pena per donne incinte e con figli nel primo anno di vita. La norma precedente garantiva quasi automaticamente che una madre con neonato evitasse la detenzione. Ora la decisione è discrezionale, e il risultato è visibile: trenta bambini crescono in ambiente carcerario nei mesi più delicati, pur non avendo commesso alcun reato. Le associazioni che seguono le detenute madri denunciano lo smantellamento di una «norma di civiltà» e di una tutela minima per chi non può difendersi.
Per le comunità migranti, in particolare le famiglie di origine araba, questa situazione aggrava una realtà già fragile. Le donne straniere sono sovrarappresentate nelle carceri italiane, con meno reti di supporto e maggiori difficoltà nell'accesso a misure alternative. I primi mesi di vita in detenzione lasciano cicatrici misurabili oltre le statistiche.
Risorse disponibili: il Garante Nazionale dei Diritti delle Persone Private della Libertà Personale e organizzazioni come Bambinisenzasbarre offrono supporto legale specializzato. Contattarli tempestivamente può fare la differenza.
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