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Egitto, dieci anni dopo la rivoluzione: come Sisi ha spento il sogno di una nuova repubblica
Ahmed fahmy · Pexels

Egitto, dieci anni dopo la rivoluzione: come Sisi ha spento il sogno di una nuova repubblica

La controrivoluzione egiziana spiegata senza filtri: dal 2011 a oggi, un paese che sembrava cambiare e invece è tornato al punto di partenza — o forse anche peggio

مصر، عشر سنوات بعد الثورة: كيف أطفأ السيسي حلم جمهورية جديدة

الثورة المضادة المصرية موضحة بدون تصفية: من 2011 إلى اليوم، بلد بدا أنه يتغير لكنه عاد إلى نقطة البداية — أو ربما إلى ما هو أسوأ

A dieci anni dalla rivoluzione di Piazza Tahrir, Middle East Eye ripercorre come il presidente Abdel Fattah al-Sisi abbia sistematicamente smantellato le speranze di democratizzazione dell'Egitto. Dal colpo di stato del 2013 al massacro di Rabaa, fino alla repressione capillare di oppositori, giornalisti e attivisti, il paese si trova oggi con decine di migliaia di detenuti politici e istituzioni svuotate di ogni reale autonomia. Una controrivoluzione che tocca da vicino anche l'Italia, patria di oltre 130.000 egiziani e ancora alle prese con la vicenda irrisolta dell'omicidio di Giulio Regeni.
بعد مرور عشر سنوات على ثورة ميدان التحرير، تعيد Middle East Eye تتبع الطريقة التي قام بها الرئيس عبد الفتاح السيسي بتفكيك آمال الديمقراطية في مصر بشكل منهجي. من الانقلاب العسكري في 2013 إلى مذبحة رابعة، وصولاً إلى القمع الشامل للمعارضين والصحفيين والنشطاء، تجد البلاد نفسها اليوم مع عشرات آلاف السجناء السياسيين والمؤسسات المفرغة من أي استقلالية حقيقية. ثورة مضادة تقترب بشكل مباشر من إيطاليا أيضاً، موطن أكثر من 130.000 مصري وتعاني لا تزال من قضية غير محلولة بشأن جريمة قتل جوليو ريجيني.

Ti ricordi Piazza Tahrir? Gennaio 2011, milioni di egiziani in strada, il mondo con gli occhi incollati sullo schermo. Sembrava l'inizio di qualcosa di nuovo. E invece, a distanza di anni, l'Egitto di oggi assomiglia molto più a una caserma che a una repubblica. Middle East Eye ricostruisce come quella stagione di speranza si sia trasformata in una delle più dure controrivoluzione che il mondo arabo abbia mai visto — con Abdel Fattah al-Sisi come protagonista assoluto.

Il punto di svolta è il 2013. Morsi, il presidente islamista eletto dopo la caduta di Mubarak, viene deposto con un colpo di stato militare. Sisi — allora capo delle forze armate — si presenta come il garante della stabilità. Poi arriva il massacro di Rabaa, agosto 2013: centinaia di manifestanti uccisi in piazza mentre protestavano contro il golpe. Da lì in poi è tutto in discesa. La Costituzione viene riscritta, le elezioni diventano uno spettacolo senza suspense, gli oppositori finiscono in carcere — o peggio. Oggi l'Egitto ha una delle popolazioni carcerarie politiche più alte al mondo: si parla di decine di migliaia di detenuti. Giornalisti, avvocati, attivisti, semplici cittadini che avevano osato pubblicare qualcosa sui social.

Perché questa storia interessa a chi vive in Italia? Perché gli egiziani sono una delle comunità arabe più presenti nel nostro paese — si stima oltre 130.000 persone, concentrate soprattutto a Milano, Roma e Torino. Molti di loro hanno parenti là, mandano rimesse ogni mese, seguono la situazione con un'apprensione che chi non ha vissuto quella realtà fatica a capire. E poi c'è il caso Regeni — Giulio, il ricercatore italiano torturato e ucciso al Cairo nel 2016 — che ha reso l'oppressione egiziana una questione che riguarda direttamente anche noi. I rapporti diplomatici tra Roma e Il Cairo restano complicati, la verità su quel caso ancora non è emersa del tutto, e il governo italiano continua a fare i conti con questa eredità scomoda.

Se vuoi approfondire, l'articolo originale di Middle East Eye è disponibile online in inglese. Per chi segue la diaspora egiziana in Italia, vale la pena tenersi aggiornati: le condizioni nel paese d'origine incidono direttamente su richieste d'asilo, ricongiungimenti familiari e clima politico all'interno della comunità.

هل تتذكر ميدان التحرير؟ يناير 2011، ملايين المصريين في الشارع، والعالم بعينيه معلقة على الشاشة. بدا الأمر وكأنه بداية شيء جديد. لكن بعد مرور سنوات، مصر اليوم تشبه ثكنة عسكرية أكثر من كونها جمهورية. تعيد Middle East Eye بناء كيف تحولت تلك الفترة من الأمل إلى واحدة من أقسى ثورات مضادة شهدها العالم العربي من قبل — مع عبد الفتاح السيسي كبطل مطلق.

نقطة التحول هي 2013. مرسي، الرئيس الإسلامي المنتخب بعد سقوط مبارك، يتم عزله بانقلاب عسكري. السيسي — القائد الأعلى للقوات المسلحة آنذاك — يقدم نفسه كضامن للاستقرار. ثم تأتي مذبحة رابعة، أغسطس 2013: مئات المتظاهرين قُتلوا في الميدان وهم يحتجون على الانقلاب. من هناك فصاعداً، كل شيء في الانحدار. تُعاد كتابة الدستور، الانتخابات تصبح عرضاً بلا مفاجآت، المعارضون ينتهي بهم الحال في السجن — أو أسوأ. اليوم مصر لديها واحدة من أعلى السكان السجناء السياسيين في العالم: يتحدث الناس عن عشرات آلاف السجناء. صحفيون، محامون، ناشطون، مواطنون عاديون أقدموا على نشر شيء ما على وسائل التواصل الاجتماعي.

لماذا تهم هذه القصة لمن يعيش في إيطاليا؟ لأن المصريين هم واحدة من أكثر المجتمعات العربية حضوراً في بلادنا — يُقدر العدد بأكثر من 130.000 شخص، متركزين بشكل خاص في ميلانو وروما وتورينو. الكثير منهم لديهم أقارب هناك، يرسلون التحويلات كل شهر، يتابعون الوضع بقلق يصعب على من لم يعش تلك الواقعية أن يفهمه. وبعدها قضية ريجيني — جوليو، الباحث الإيطالي الذي تم تعذيبه وقتله في القاهرة في 2016 — جعلت الاضطهاد المصري مسألة تخصنا بشكل مباشر أيضاً. العلاقات الدبلوماسية بين روما والقاهرة تبقى معقدة، الحقيقة حول تلك القضية لم تظهر بالكامل بعد، والحكومة الإيطالية تستمر في التعامل مع هذه الإرث المزعج.

إذا كنت تريد التعمق أكثر، المقالة الأصلية من Middle East Eye متاحة عبر الإنترنت باللغة الإنجليزية. بالنسبة لمن يتابع الشتات المصري في إيطاليا، يستحق الأمر أن تبقى محدثاً: الظروف في البلد الأصلي تؤثر بشكل مباشر على طلبات اللجوء وم الم لم الشمل والمناخ السياسي داخل المجتمع.

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