Libano-Israele: si negozia a Roma, ma la clausola dell'impunità è già firmata
Mentre i diplomatici si riuniscono all'ambasciata americana nella capitale italiana, le organizzazioni per i diritti umani smontano pezzo per pezzo l'accordo di Washington
لبنان-إسرائيل: التفاوض يتواصل في روما، لكن بند الإفلات من العقاب وقّع بالفعل
بينما يجتمع الدبلوماسيون في السفارة الأميركية بالعاصمة الإيطالية، منظمات حقوق الإنسان تفكك الاتفاق الموقّع في واشنطن قطعة تلو الأخرى
Il 14 e 15 luglio Roma ospita i negoziati tra Israele e Libano, secondo fonti diplomatiche presso l'ambasciata americana nella capitale. Un appuntamento che suona quasi paradossale: si discute il futuro mentre il passato, quello fatto di bombe, morti civili e giornalisti uccisi, è già stato archiviato con una firma. Quella apposta a Washington il 26 giugno scorso.
L'accordo siglato nella capitale americana, presentato come un passo verso la stabilizzazione, contiene secondo Amnesty International, Human Rights Watch, Reporters sans frontières e diverse organizzazioni libanesi — tra cui il Centro libanese per i diritti umani e il Sindacato dei giornalisti libanesi — una clausola che di fatto garantisce impunità per le violazioni commesse durante il conflitto. Un risultato che non sorprende chi conosce la logica degli accordi geopolitici mediorientali: la pace viene costruita sopra, non attraverso, la giustizia. Le vittime diventano variabili di aggiustamento diplomatico, non soggetti di diritto.
Che i negoziati si tengano a Roma non è solo un dettaglio logistico. L'Italia si trova sempre più spesso al centro della diplomazia mediterranea — Piano Mattei, accordi migratori, mediazioni informali — e questa scelta geografica conferma un ruolo di snodo che Roma ambisce a consolidare. Ma essere sede di trattative non equivale a essere garante del loro contenuto. E su quel contenuto, le domande rimangono aperte: chi risponderà dei crimini documentati? Chi tutelerà i giornalisti libanesi che hanno perso colleghi sul campo?
La prospettiva concreta è quella di un accordo che regge in piedi una fragile architettura di non-guerra, senza affrontare le cause profonde del conflitto né garantire meccanismi di accountability. Per le comunità libanesi in Italia, questa è una ferita aperta. Seguiranno i negoziati romani con attenzione e con la consapevolezza che la diplomazia, quando esclude la giustizia, costruisce solo il prossimo conflitto.
روما تستضيف في 14 و15 يوليو مفاوضات بين إسرائيل ولبنان، بحسب مصادر دبلوماسية لدى السفارة الأميركية في العاصمة. موعد يبدو شبه متناقض: يُناقَش المستقبل بينما الماضي — ذاك المحمّل بالقنابل والقتلى المدنيين والصحافيين المقتولين — تمت تسويته بتوقيع واحد. التوقيع الذي وُضع في واشنطن في 26 يونيو الماضي.
الاتفاق الموقّع في العاصمة الأميركية، والمُعروض على أنه خطوة نحو التثبيت الأمني، يتضمّن بحسب منظمة العفو الدولية وهيومن رايتس ووتش وأطباء بلا حدود والعديد من المنظمات اللبنانية — من بينها المركز اللبناني لحقوق الإنسان واتحاد الصحافيين اللبنانيين — بندًا يضمن عمليًا الإفلات من العقاب عن الانتهاكات المرتكبة خلال النزاع. نتيجة لا تفاجئ من يعرف منطق الاتفاقيات الجيوسياسية في الشرق الأوسط: السلام يُبنى فوق العدالة، لا عبرها. الضحايا تصبح متغيّرات في التعديلات الدبلوماسية، وليست أصحاب حقوق.
أن تُعقَد المفاوضات في روما ليس مجرّد تفصيل لوجستي. إيطاليا تجد نفسها بشكل متزايد في قلب الدبلوماسية المتوسطية — خطة ماتّيي (Piano Mattei)، اتفاقيات الهجرة، وساطات غير رسمية — واختيار هذا الموقع الجغرافي يؤكّد دورًا محوريًا تطمح روما إلى تعزيزه. لكن كون العاصمة مقرًا للمفاوضات لا يعني أنها ضامنة لمحتواها. وحول هذا المحتوى، الأسئلة لا تزال معلّقة: من سيحاسب على الجرائم الموثّقة؟ ومن سيحمي الصحافيين اللبنانيين الذين فقدوا زملاء لهم في الميدان؟
التوقعات العملية تشير إلى اتفاق يدعم بنية هشّة من عدم الحرب، دون أن يعالج الأسباب العميقة للنزاع ولا يضمن آليات محاسبة. بالنسبة للمجتمعات اللبنانية في إيطاليا، هذا جرح مفتوح. ستتابع هذه المجتمعات المفاوضات الرومانية بانتباه وبوعي منها أن الدبلوماسية، حين تستبعد العدالة، لا تبني سوى الصراع القادم.