Vannacci, un altro difensore dei miliardari al potere
Il generale europarlamentare ha comandato missioni nelle guerre arabe per il petrolio
فانّاتشي، مدافعٌ آخر عن المليارديرات في السلطة
الجنرال البرلماني الأوروبي قاد مهمات في الحروب العربية من أجل النفط
Roberto Vannacci è già uno dei volti più divisivi della politica italiana, ma c'è un dettaglio che passa spesso sotto silenzio: prima di diventare europarlamentare e bestseller da libreria, ha fatto carriera militare guidando operazioni nelle stesse guerre che oggi molti identificano come interventi guidati dagli interessi petroliferi americani. E ora eccolo lì, in prima fila a difendere logiche di potere che, guarda caso, non riguardano mai i più deboli.
Prendiamo i fatti così come sono. Vannacci ha operato in Afghanistan, dove gli Stati Uniti sono entrati ufficialmente per dare la caccia a Bin Laden — che però era saudita e si nascondeva in Pakistan. Poi c'è stato l'Iraq, travolto da un'invasione costruita su prove inesistenti di armi di distruzione di massa. Queste non sono interpretazioni: sono capitoli chiusi della storia recente, riconosciuti anche dagli stessi governi occidentali. Il punto non è colpevolizzare ogni singolo soldato, ma chiedersi cosa significa oggi rivendicare quella carriera come titolo di credibilità politica, senza mai mettere in discussione le decisioni prese dall'alto.
Per chi vive in Italia con radici nel mondo arabo, questa storia ha un sapore particolarmente amaro. Quelle guerre hanno distrutto paesi interi, alimentato ondate di rifugiati, lasciato cicatrici che durano ancora. Vedere uno dei protagonisti militari di quegli scenari trasformarsi in voce populista europea — e raccogliere consensi — fa capire quanto sia difficile che certe responsabilità vengano mai davvero discusse nel dibattito pubblico italiano. Vannacci non viene interpellato su cosa abbia lasciato in quelle regioni. Viene intervistato su migranti e identità nazionale.
La domanda concreta, allora, è questa: quando un personaggio del genere sale sui palchi e parla di difendere «il popolo», di chi sta parlando esattamente? La risposta, a giudicare dalla traiettoria, sembra essere sempre la stessa — non certo delle comunità che quelle guerre le hanno subite sulla propria pelle. Per restare aggiornati su come certe narrazioni politiche italiane intersecano il mondo arabo, continuate a seguire Arabita.
روبيرتو فانّاتشي هو أحد أكثر الوجوه إثارةً للجدل في السياسة الإيطالية، غير أن ثمة تفصيلاً يمرّ في الغالب دون أن يُلاحَظ: قبل أن يصبح برلمانياً أوروبياً ومؤلفاً لكتب تتصدر قوائم المبيعات، بنى مسيرةً عسكريةً قاد فيها عمليات في تلك الحروب ذاتها التي يصفها كثيرون اليوم بأنها تدخلات تحركها المصالح النفطية الأمريكية. والآن ها هو في الصفوف الأمامية يدافع عن منطق السلطة التي، يا للمصادفة، لا تعني أصحابها الضعفاء في يوم من الأيام.
لنأخذ الوقائع كما هي. عمل فانّاتشي في أفغانستان، حيث دخلتها الولايات المتحدة رسمياً بحجة ملاحقة بن لادن — الذي كان سعودي الجنسية ويختبئ في باكستان. ثم جاء العراق، الذي سُحق بغزو بُني على أدلة مزوّرة عن أسلحة دمار شامل لم يُعثر عليها قط. هذه ليست تأويلات، بل فصول مغلقة من التاريخ الحديث، اعترفت بها حتى الحكومات الغربية ذاتها. لا يتعلق الأمر بإدانة كل جندي على حدة، بل بالتساؤل عمّا يعنيه أن يُقدَّم هذا السجل العسكري اليوم كسند للمصداقية السياسية، دون أن تُساءَل القرارات التي اتخذها من هم في القمة.
لمن يعيش في إيطاليا وجذوره في العالم العربي، لهذه القصة طعم مرّ بشكل خاص. تلك الحروب دمّرت بلداناً بأكملها، وأذكت موجات من اللاجئين، وخلّفت جراحاً لا تزال نازفة. أن يتحوّل أحد الفاعلين العسكريين في تلك المشاهد إلى صوت شعبوي أوروبي — ويحصد الأصوات — يكشف مدى صعوبة أن تُناقَش بعض المسؤوليات فعلياً في النقاش العام الإيطالي. فانّاتشي لا يُسأل عمّا تركه في تلك المناطق، بل تُجرى معه المقابلات عن المهاجرين والهوية الوطنية.
السؤال العملي إذن هو هذا: حين يصعد شخص كهذا إلى المنابر ويتحدث عن الدفاع عن «الشعب»، فعن أي شعب يتحدث تحديداً؟ الجواب، بالنظر إلى مساره، يبدو دائماً واحداً — وليس بالتأكيد عن المجتمعات التي عانت تلك الحروب على جلدها. لمتابعة كيف تتقاطع بعض السرديات السياسية الإيطالية مع العالم العربي، تابعوا Arabita.