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Flotilla Gaza: spari, torture e Ben-Gvir in posa. Il racconto che Israele non riesce a cancellare
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Flotilla Gaza: spari, torture e Ben-Gvir in posa. Il racconto che Israele non riesce a cancellare

L'abbordaggio della Global Sumud Flotilla non è solo una violazione del diritto internazionale: è uno specchio della cultura dell'impunità che governa oggi Israele

أسطول غزة: إطلاق نار وتعذيب وبن غفير في وضعية للتصوير. الرواية التي لا تستطيع إسرائيل حذفها

الاعتراض على أسطول Global Sumud ليس مجرد انتهاك للقانون الدولي: إنه انعكاس لثقافة الإفلات من العقاب التي تحكم إسرائيل اليوم

L'abbordaggio della Global Sumud Flotilla da parte dell'esercito israeliano ha prodotto testimonianze di violenze, torture e abusi sessuali sugli attivisti fermati. La comparsa di Ben-Gvir tra i detenuti ammanettati simboleggia una cultura dell'impunità che l'Europa continua a non sanzionare.
أسفر اعتراض جيش الاحتلال الإسرائيلي لأسطول Global Sumud عن شهادات توثق أعمال عنف وتعذيب واعتداءات جنسية على النشطاء المعتقلين. ظهور بن غفير بين المحتجزين المكبلين بالأصفاد يرمز إلى ثقافة الإفلات من العقاب التي تستمر أوروبا في عدم معاقبتها عليها.
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C'è un'immagine che vale più di mille smentite ufficiali: Itamar Ben-Gvir, ministro per la Sicurezza Nazionale israeliano, che si aggira tra decine di attivisti in ginocchio, bendati e ammanettati, e pronuncia con soddisfazione il suo «benvenuti in Israele». Non è propaganda nemica — è un video diffuso mentre Tel Aviv continuava a parlare di «mezzi non letali» usati durante l'abbordaggio della Global Sumud Flotilla. Questa contraddizione è il cuore politico dell'intera vicenda.

I fatti, per quanto si riesce a ricostruire, sono gravi e documentati. L'esercito israeliano ha intercettato le sei navi della missione umanitaria diretta a Gaza, aprendo il fuoco prima dell'abbordaggio. Tra le imbarcazioni colpite c'era anche la nave Girolama, battente bandiera italiana. Poi sono arrivate le testimonianze degli attivisti fermati e trasferiti ad Ashdod: pestaggi durante il trasferimento, manette e catene alle caviglie, urla udite nelle celle, e — secondo i legali degli attivisti — abusi sessuali e torture sistematiche. Non si tratta di ricostruzioni vaghe: sono racconti raccolti da avvocati, confermati da più fonti indipendenti tra cui giornalisti italiani presenti sulle navi, come l'inviato de Il Fatto Quotidiano Alessandro Mantovani e il deputato del M5S Dario Carotenuto, rimpatriati attraverso Atene.

Il contesto politico israeliano non può essere ignorato. Ben-Gvir non è un incidente della storia: è il prodotto di una scelta deliberata di Netanyahu, che lo ha strappato dall'irrilevanza politica per tenersi in piedi la coalizione di governo. Un uomo con un lungo curriculum di dichiarazioni razziste e provocazioni ora gestisce le forze di sicurezza interne — e va a farsi fotografare tra i fermati come un trofeo. Che questo avvenga mentre parte degli attivisti ancora detenuti inizia uno sciopero della fame rende il quadro ancora più nitido: non è una crisi diplomatica passeggera, è un sistema.

Mentre gli italiani a bordo rientrano a casa, la domanda che resta è scomoda: quanto è disposto a fare il governo italiano — e l'Europa intera — oltre alle dichiarazioni di «profonda preoccupazione»? La storia delle flottiglie verso Gaza insegna che il ciclo è sempre lo stesso: abbordaggio, sdegno, silenzio. Stavolta, con cittadini italiani coinvolti direttamente, quel ciclo dovrebbe almeno incepparsi.

هناك صورة تستحق أكثر من ألف نفي رسمي: إيتامار بن غفير، وزير الأمن القومي الإسرائيلي، يتجول بين عشرات النشطاء الواقفين على الركبتين، معصوبي الأعين ومكبلي الأصفاد، وينطق برضا «أهلا وسهلا في إسرائيل». هذا ليس دعاية معادية — إنه فيديو تم نشره بينما كانت تل أبيب لا تزال تتحدث عن «وسائل غير فتاكة» استخدمت أثناء اعتراض أسطول Global Sumud. هذا التناقض هو جوهر القضية السياسية برمتها.

الحقائق، بقدر ما يمكن إعادة بناؤها، خطيرة وموثقة. اعترضت القوات الإسرائيلية ست سفن تابعة للمهمة الإنسانية المتجهة نحو غزة، وأطلقت النار قبل الاعتراض. بين السفن المستهدفة كانت هناك أيضا السفينة جيرولاما، التي تحمل العلم الإيطالي. ثم جاءت شهادات النشطاء المعتقلين والمنقولين إلى أشدود: ضرب أثناء النقل، أصفاد وسلاسل في الكاحلات، صرخات سمعت في الزنزانات، و— وفقا لمحامي النشطاء — اعتداءات جنسية وتعذيب منهجي. لا يتعلق الأمر بإعادة بناء غامضة: إنها روايات جمعها محامون، أكدتها مصادر مستقلة متعددة بما فيها صحفيون إيطاليون كانوا على السفن، مثل مراسل جريدة «الواقعة» ألساندرو مانتوفاني والنائب عن حركة خمس نجوم داريو كاروتينوتو، اللذين أعيدا إلى وطنهما عبر أثينا.

السياق السياسي الإسرائيلي لا يمكن تجاهله. بن غفير ليس حادثة تاريخية: إنه نتاج اختيار متعمد من نتنياهو، الذي سحبه من الحصار السياسي للحفاظ على ائتلاف حكومته. رجل بسجل طويل من التصريحات العنصرية والاستفزازات يدير الآن قوات الأمن الداخلي — ويذهب ليتم تصويره بين المعتقلين كجائزة. أن يحدث هذا بينما يبدأ بعض النشطاء المحتجزين لا يزالون إضرابا عن الطعام يجعل الصورة أكثر وضوحا: إنها ليست أزمة دبلوماسية عابرة، إنها نظام.

بينما يعود الإيطاليون على متن السفينة إلى الوطن، يبقى السؤال محرجا: إلى أي مدى مستعد الحكومة الإيطالية — وأوروبا جمعاء — أن تفعل أكثر من تصريحات «القلق العميق»؟ تاريخ الأساطيل المتجهة نحو غزة يعلمنا أن الدورة تكون دائما واحدة: اعتراض، غضب، صمت. هذه المرة، مع انخراط مواطنين إيطاليين بشكل مباشر، يجب على هذه الدورة أن تتعطل على الأقل.

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