Coltelli e smartphone: quando i nostri figli perdono l'empatia
Lo scrittore Antonio Scurati riflette sul tentato omicidio di Bergamo e sul legame inquietante tra violenza giovanile e mondo digitale
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C'è qualcosa che non torna, e lo sentiamo tutti. Antonio Scurati, uno degli scrittori italiani più lucidi del nostro tempo, si ritrova a commentare il tentato omicidio avvenuto a Bergamo mentre, ironia della sorte, stanno girando un film tratto da un suo vecchio romanzo che raccontava fatti terribilmente simili. La realtà che supera la finzione, direbbero alcuni. Ma qui non c'è nulla di letterario: c'è un ragazzo, un coltello, e una vittima che poteva non farcela.
Quello che colpisce Scurati, e che dovrebbe far riflettere tutti noi, è un'osservazione tanto semplice quanto agghiacciante: nella mente di questi giovani, la premeditazione criminale e quella digitale sono diventate la stessa cosa. Pianifichi un'aggressione come pianifichi un post sui social, con la stessa fredda distanza emotiva. La vittima non è più una persona con una famiglia, sogni, paure. È un elemento di una scena, quasi un personaggio di un videogioco. Questa totale, disumana mancanza di empatia è il vero allarme che Scurati lancia. E riguarda tutti, italiani e stranieri, perché i nostri figli crescono negli stessi ambienti digitali, frequentano le stesse scuole, respirano la stessa aria culturale.
Per le famiglie arabe in Italia, questo tema tocca corde particolarmente sensibili. Molti genitori si trovano a navigare tra due mondi: da una parte la tradizione che valorizza il rispetto, la comunità, i legami familiari stretti; dall'altra una società occidentale dove i ragazzi passano ore davanti a schermi che mostrano contenuti spesso violenti e diseducativi. Non si tratta di demonizzare la tecnologia, ma di capire che serve un lavoro educativo enorme, fatto insieme. Scuole, famiglie, comunità religiose, associazioni: tutti devono remare nella stessa direzione. Perché quando un ragazzo perde la capacità di vedere l'altro come essere umano, abbiamo fallito tutti, indipendentemente da dove veniamo.
Info pratica: Se sei un genitore preoccupato per l'uso che tuo figlio fa dello smartphone o dei social, molti Comuni italiani offrono sportelli di ascolto gratuiti per famiglie. Anche le scuole hanno spesso psicologi disponibili. Non esitare a chiedere aiuto: parlarne è il primo passo per proteggere i nostri ragazzi da un mondo digitale che, lasciato senza guida, può fare danni profondi.