Bonus condizionatori 2026: come funziona e chi può richiederlo
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Archiviato il bonus riscaldamento, adesso che le temperature iniziano a salire sul serio, l'attenzione di chi vuole ristrutturare o semplicemente aggiornare casa si sposta sui condizionatori. E la domanda che circola di più in questo periodo è sempre la stessa: c'è un bonus anche per il 2026? La risposta breve è sì, ma come sempre il diavolo si nasconde nei dettagli.
Il meccanismo di base funziona attraverso le detrazioni fiscali già esistenti, in particolare l'Ecobonus e il bonus ristrutturazioni. Chi sostituisce un vecchio impianto di climatizzazione con uno nuovo a pompa di calore o ad alta efficienza energetica può accedere a detrazioni che vanno dal 50% al 65% della spesa sostenuta, a seconda del tipo di intervento e della classe energetica dell'apparecchio installato. Gli importi vengono poi scalati dalle tasse in dichiarazione dei redditi, spalmati su più anni. Non è un rimborso immediato in tasca, insomma, ma alla lunga si sente. È importante che l'installazione venga fatta da un professionista abilitato e che tutta la documentazione sia in regola: fatture, schede tecniche del prodotto, e in alcuni casi anche un'asseverazione tecnica.
Per chi vive in affitto o ha una situazione abitativa meno stabile — e sappiamo bene che molte famiglie di origine araba in Italia si trovano spesso in questa condizione — la situazione è un po' più complicata. In linea di massima, il bonus spetta a chi sostiene effettivamente la spesa, ma serve comunque il consenso del proprietario di casa per intervenire sull'immobile. Vale la pena parlarne in anticipo e mettere tutto per iscritto, per evitare problemi.
Info pratica: Le domande per accedere alle detrazioni non seguono una scadenza rigida come un bando tradizionale: si gestisce tutto in fase di dichiarazione dei redditi (730 o Modello Redditi) relativa all'anno in cui si sostiene la spesa. Quindi chi installa il condizionatore nel 2026 inserirà la detrazione nella dichiarazione del 2027. Il consiglio è di rivolgersi a un CAF o a un patronato, soprattutto se non si ha dimestichezza con la burocrazia fiscale italiana, per essere sicuri di non perdere nemmeno un euro di quanto spetta.