I funerali della Guida Suprema aprono una fase di incertezza per un paese sotto sanzioni, in crisi economica e al centro di tensioni regionali irrisolte
Con i funerali di Ali Khamenei alla Grande Moschea di Teheran si apre una fase cruciale per l'Iran e per l'intero Medio Oriente. La successione alla Guida Suprema non è solo una questione interna: ridisegnerà equilibri regionali e avrà ricadute concrete su diplomazia, conflitti e comunità iraniane in esilio.
جنازة الولي الفقيه تفتح مرحلة غامضة لدولة تحت العقوبات وأزمة اقتصادية وفي قلب التوترات الإقليمية العالقة
مع جنازة علي خامنئي في المسجد الأزرق بطهران، تفتح إيران والشرق الأوسط كله مرحلة حاسمة. خلافة الولي الفقيه ليست مسألة داخلية فقط: ستعيد رسم التوازنات الإقليمية وسيكون لها تداعيات ملموسة على الدبلوماسية والنزاعات والجاليات الإيرانية في المهجر.
Middle East Eye mette in guardia: il copione del consenso bellico si ripete, e pochi se ne accorgono
Un editoriale di Middle East Eye traccia un parallelismo inquietante tra la copertura mediatica della guerra in Iraq del 2003 e il modo in cui oggi i grandi media occidentali stanno raccontando la crisi iraniana. Un invito a leggere le notizie con occhi critici, prima che sia troppo tardi.
I negoziati in corso tra Washington e Teheran non sembrano andare oltre i contenuti del JCPOA del 2015. Un'analisi di Mada Masr sul perché l'intesa rischi di risultare strategicamente vuota.
Mada Masr analizza perché i negoziati americano-iraniani in corso rischino di produrre un accordo privo di reale peso strategico, sostanzialmente sovrapponibile al JCPOA del 2015. Il cambiamento del contesto regionale — dalle guerre a Gaza e in Libano al ridimensionamento delle milizie filo-iraniane — riduce ulteriormente la rilevanza di un'intesa che entrambe le parti potrebbero voler presentare come successo diplomatico indipendentemente dalla sua sostanza.
Un sondaggio del Washington Post rivela che il 61% degli americani considera un errore usare la forza militare contro Teheran. Numeri che ricordano l'opposizione alle guerre in Iraq e Vietnam.
Un sondaggio del Washington Post rivela che il 61% degli americani considera un errore usare la forza militare contro l'Iran, con livelli di impopolarità paragonabili a quelli registrati durante le guerre in Iraq e Vietnam. Il dato non è solo un fatto di politica interna americana: un eventuale conflitto avrebbe ricadute immediate su tutto il Medio Oriente, con effetti diretti su migrazioni, prezzi energetici e stabilità regionale. La forte opposizione popolare rappresenta comunque un freno significativo alle opzioni militari sul tavolo di Washington.
استطلاع واشنطن بوست يكشف أن 61% من الأمريكيين يعتبرون استخدام القوة العسكرية ضد طهران خطأً. أرقام تذكّر بالمعارضة لحربَي العراق وفيتنام.
يكشف استطلاع أجرته صحيفة واشنطن بوست أن 61% من الأمريكيين يعتبرون اللجوء إلى القوة العسكرية ضد إيران خطأً، بمستويات عدم شعبية تضاهي تلك المسجّلة إبان حربَي العراق وفيتنام. هذا الرقم ليس مجرد شأن سياسي داخلي أمريكي: إذ إن أي نزاع محتمل سيُلقي بظلاله فوراً على منطقة الشرق الأوسط بأسرها، مع تداعيات مباشرة على الهجرة وأسعار الطاقة والاستقرار الإقليمي. ويُشكّل هذا المعارضة الشعبية الواسعة كابحاً مهماً أمام الخيارات العسكرية المطروحة على طاولة واشنطن.