Tunisia verde? Il Paese insegue la transizione mentre Gabès brucia ancora
Auto elettriche in crescita, spiagge ripulite, ma l'inquinamento industriale resta una ferita aperta: la contraddizione ambientale tunisina
تونس الخضراء؟ البلاد تسعى للانتقال بينما قابس تحترق بعد
السيارات الكهربائية في ارتفاع، الشواطئ نظيفة، لكن التلوث الصناعي يبقى جرحاً مفتوحاً: التناقض البيئي التونسي
La Tunisia si racconta sempre più spesso come un Paese in transizione ecologica. E i numeri, presi singolarmente, sembrano darle ragione: 1.100 auto elettriche vendute in soli quattro mesi, un mercato in espansione trainato dall'ingresso di nuovi marchi internazionali. E ancora: 13.000 metri cubi di rifiuti rimossi dalle spiagge dall'Apal, l'agenzia per la protezione del litorale, in vista della stagione balneare — con l'85% del materiale raccolto composto da plastica. Dati che, nel dibattito pubblico, vengono presentati come segnali di progresso. Ma il quadro reale è più complicato.
Mentre Tunisi lucida la sua immagine balneare e qualche automobilista abbandona il motore termico, a Gabès si torna in piazza. Il movimento Stop Pollution ha convocato nuove manifestazioni contro le unità del Gruppo Chimico Tunisino (Gct), l'industria dei fosfati che da decenni avvelena il golfo e i polmoni degli abitanti. Non è una protesta nuova: è una ferita che si riapre ciclicamente, ignorata dai piani di sviluppo e dai comunicati ottimisti. Gabès è simbolicamente il contrario di tutto ciò che la Tunisia vuole mostrare al mondo — e proprio per questo è così scomodo parlarne.
La contraddizione tunisina non è un'anomalia: è la stessa che attraversa molti Paesi del Mediterraneo meridionale, compresi alcuni partner del Piano Mattei italiano. Si incentivano le energie pulite in superficie mentre si tollerano — o si proteggono — industrie inquinanti che garantiscono occupazione e gettito fiscale. Il green-washing istituzionale è una tentazione globale, ma in contesti con istituzioni ancora fragili diventa più pericoloso: offre una narrativa senza la sostanza. Le auto elettriche non depurano il mare di Gabès. Le spiagge ripulite non compensano i tumori documentati nelle zone industriali del sud.
La vera transizione ecologica non si misura in unità elettriche vendute o sacchi di plastica raccolta, ma nella capacità di affrontare i conflitti di interesse che tengono in piedi il sistema inquinante. Finché Stop Pollution dovrà scendere in piazza per essere ascoltata, il verde tunisino resterà un colore di facciata. E la stagione balneare potrà cominciare.