Israele sequestra navi nel Mediterraneo: «Non sono arresti, è pirateria»
Almeno 22 navi fermate a quasi mille chilometri da Gaza. Un professore di diritto penale internazionale smonta la narrativa israeliana: «L'Ue ha chiuso gli occhi, ora basta»
إسرائيل تحتجز سفناً في المتوسط: «ليس اعتراضاً قانونياً، بل قرصنة»
على الأقل 22 سفينة أوقفتها إسرائيل على بُعد نحو ألف كيلومتر من غزة. أستاذ القانون الجنائي الدولي يفنّد الرواية الإسرائيلية: «الاتحاد الأوروبي أغمض عينيه، وهذا يجب أن ينتهي»
Se pensavi che il Mediterraneo fosse un mare internazionale dove valgono le stesse regole per tutti, preparati a ricrederti. Israele ha fermato almeno 22 navi in acque che non ha nessuna giurisdizione per controllare — siamo a quasi mille chilometri da Gaza — e lo ha fatto trattando quegli abbordaggi come se fossero operazioni di polizia legittime. Ma non lo sono. Lo dice chiaramente Triestino Mariniello, professore di Diritto penale internazionale, che definisce queste operazioni per quello che sono: sequestri illegali, non arresti. La differenza non è solo semantica — è la differenza tra uno Stato che applica la legge e uno Stato che la ignora.
Quello che Mariniello descrive è un meccanismo preciso: Tel Aviv ha costruito nel tempo un cosiddetto «eccezionalismo giuridico», una bolla in cui le norme internazionali sembrano non applicarsi. E la cosa più inquietante non è tanto che Israele lo faccia — è che l'Unione Europea abbia lasciato fare, senza intervenire, senza protestare con la forza che la situazione richiedeva. Per chi segue da vicino la questione palestinese, o per chi in Italia ha legami familiari o culturali con il mondo arabo, questo non è un dettaglio tecnico da lasciare agli specialisti: è la conferma che esiste un doppio standard enorme, e che quel doppio standard ha conseguenze reali su persone reali. Navi fermate vuol dire aiuti bloccati, vuol dire che chi cerca di portare qualcosa a Gaza rischia di vedersi sequestrare tutto in mezzo al mare.
La proposta di Mariniello è diretta: bisogna interrompere gli accordi con Israele. Non è una posizione estrema — è una risposta logica al fatto che un partner commerciale e politico stia operando fuori da qualsiasi cornice legale riconosciuta. Per chi vive in Italia e guarda a questa vicenda con occhi arabi o semplicemente con occhi attenti ai diritti umani, la domanda da fare ai propri rappresentanti politici è semplice: fino a quando l'Europa starà a guardare?
📌 Info utile: L'articolo originale è pubblicato su Vita.it, rivista italiana di riferimento sul terzo settore e i diritti umani. Se vuoi approfondire il tema del diritto internazionale del mare e i limiti delle operazioni navali israeliane, è un buon punto di partenza per capire il quadro legale.