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Assegno unico: cosa cambia con la legge 50/2026?
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Assegno unico: cosa cambia con la legge 50/2026?

Dal 21 aprile 2026 cadono il requisito biennale e il limite di residenza dei figli in Italia.

ما الذي يتغير في إعانة الطفل الشاملة مع القانون 50/2026؟

اعتباراً من 21 أبريل 2026، يُلغى شرط الإقامة السنتين وقيد إقامة الأبناء في إيطاليا.

Dal 21 aprile 2026 l'Assegno unico spetta dal primo mese di residenza in Italia e include i figli residenti in altri paesi UE.
اعتباراً من 21 أبريل 2026، يُستحق بدل الطفل الشامل منذ الشهر الأول للإقامة في إيطاليا، ويشمل الأبناء المقيمين في دول الاتحاد الأوروبي.
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L'art. 7-bis della legge di conversione (L. 50/2026) del D.L. 19/2026 (il cosiddetto decreto PNRR 2026) introduce cambiamenti importanti alle regole sull'Assegno unico universale (AUU) per i figli a carico. Di seguito spieghiamo le modifiche e rispondiamo alle domande più frequenti.

L'AUU, introdotto dal DL 230/2021, è un sostegno economico alle famiglie riconosciuto per ogni figlio/a a carico fino ai 18 anni, fino ai 21 anni per i figli studenti e lavoratori a basso reddito, e senza limiti d'età per i figli con disabilità. L'importo varia in base al numero di figli e alla situazione economica del nucleo familiare, calcolata sull'ISEE valido al momento della domanda; l'importo minimo (58,30 euro per il 2026) spetta indipendentemente dal reddito.

La prima modifica introdotta dalla Legge 50/2026 è l'abolizione del requisito di residenza biennale in Italia, anche non continuativa (che poteva essere sostituito dal requisito alternativo del contratto di lavoro a tempo indeterminato o a tempo determinato di durata almeno semestrale). Quindi dal mese di aprile l'assegno spetta, su domanda, a partire dal primo mese di residenza in Italia.

La seconda modifica riguarda invece il luogo di residenza dei figli per i quali si può fare domanda: il nuovo comma 2-bis dell'art. 1 DL 230/2021 prevede che ai fini dell'attribuzione dell'AUU «si considerano anche i figli residenti in un altro Stato membro dell'Unione europea che siano fiscalmente a carico ai sensi della normativa italiana vigente». Fino ad oggi, infatti, per l'assegno venivano conteggiati solo i figli residenti in Italia e conviventi, e come tali inclusi nell'ISEE.

Entrambi questi requisiti erano stati al centro di una procedura di infrazione avviata dalla Commissione UE contro l'Italia. La Commissione li aveva giudicati discriminatori perché entrambi contrastavano con il principio di libera circolazione (costituendo un ostacolo indiretto alla mobilità tra stati membri) e perché il secondo contrastava anche con l'art. 67 del Regolamento 883/04/CE, secondo cui «Una persona ha diritto alle prestazioni familiari ai sensi della legislazione dello Stato membro competente, anche per i familiari che risiedono in un altro Stato membro, come se questi ultimi risiedessero nel primo Stato membro».

Le modifiche sono quindi adottate in risposta a una procedura di infrazione che riguardava i soli cittadini UE (e rispetto a questi ha certamente effetto retroattivo). Per quanto riguarda la modifica sul luogo di residenza dei figli, resta però da chiedersi se, considerate le clausole delle direttive che garantiscono parità di trattamento almeno ai cittadini di paesi terzi titolari di permesso di lungo periodo o di permesso unico lavoro, essa non possa essere estesa anche ai cittadini stranieri per i figli residenti in paesi UE, tornando così alla stessa situazione creatasi per gli assegni al nucleo familiare (ANF) dopo le due sentenze del 25.11.2021 della Corte di Giustizia UE e la sentenza n. 67/2022 della Corte Costituzionale.

Il nuovo testo è in vigore dal 21 aprile 2026.

FAQ – domande frequenti

Cosa succede alle domande già presentate che difettavano del requisito di residenza biennale?

È difficile che l'INPS interpreti la norma come retroattiva, e quindi sarà probabilmente necessario andare in giudizio sostenendo l'effetto indirettamente discriminatorio del requisito — effetto riconosciuto dalla Commissione nel momento in cui ha aperto la procedura — per le persone con cittadinanza extra UE che hanno diritto alla parità di trattamento nelle prestazioni di sicurezza sociale (sicuramente i titolari di permesso di lungo periodo ex art. 11 direttiva 2003/109, i titolari di permesso unico lavoro ex art. 12 direttiva 2011/98, i titolari di permesso per protezione internazionale ex art. 29 direttiva 2011/95).

Per le situazioni antecedenti la modifica di legge, i due anni possono essere calcolati tenendo conto della residenza di fatto e non di quella anagrafica?

Sì, su questo punto sono già intervenute alcune sentenze che hanno riconosciuto la rilevanza della residenza di fatto, anche in assenza di residenza anagrafica.

La possibilità di includere nel computo i figli a carico residenti all'estero vale anche per le persone con cittadinanza non UE?

Come detto sopra, è una posizione sostenibile alla luce degli obblighi di parità di trattamento per lungosoggiornanti, titolari di permesso unico lavoro e titolari di protezione. In senso contrario depone il fatto che la Commissione sia arrivata a tale conclusione per tutelare il diritto alla libera circolazione, del quale le persone straniere extra UE non sono titolari.

يُدخل المادة 7-bis من قانون التحويل (القانون 50/2026) للمرسوم بقانون D.L. 19/2026 (المعروف بمرسوم PNRR 2026) تعديلات مهمة على القواعد المنظِّمة لـبدل الطفل الشامل (AUU) للأبناء المعالين. فيما يلي نشرح هذه التعديلات ونجيب على الأسئلة الأكثر شيوعاً.

بدل الطفل الشامل، الذي أسّسه المرسوم بقانون 230/2021، هو دعم اقتصادي للأسر يُمنح عن كل ابن/ابنة معال/ة حتى سن 18 عاماً، وحتى سن 21 عاماً للأبناء الطلاب والعمال ذوي الدخل المنخفض، ودون حد عمري للأبناء ذوي الإعاقة. يتفاوت المبلغ بحسب عدد الأبناء والوضع الاقتصادي للأسرة المحسوب على أساس ISEE الساري وقت تقديم الطلب؛ أما الحد الأدنى للمبلغ (58,30 يورو لعام 2026) فيُمنح بصرف النظر عن الدخل.

يتمثّل التعديل الأول الذي أدخله القانون 50/2026 في إلغاء شرط الإقامة لمدة سنتين في إيطاليا، حتى وإن لم تكن متواصلة (وهو الشرط الذي كان يمكن استبداله ببديل هو عقد عمل دائم أو محدد المدة لا تقل مدته عن ستة أشهر). وبالتالي، اعتباراً من شهر أبريل، يُستحق البدل بناءً على طلب، ابتداءً من الشهر الأول للإقامة في إيطاليا.

أما التعديل الثاني فيتعلق بمكان إقامة الأبناء الذين يمكن تقديم طلب بشأنهم: إذ ينص البند 2-bis الجديد من المادة 1 من المرسوم بقانون 230/2021 على أنه لأغراض منح بدل الطفل الشامل «تُؤخذ بعين الاعتبار أيضاً الأبناء المقيمون في دولة أخرى عضو في الاتحاد الأوروبي والذين يُعدّون معالين ضريبياً وفق التشريع الإيطالي الساري». فحتى اليوم، كان البدل يُحتسب حصراً للأبناء المقيمين في إيطاليا والمتعايشين مع الأسرة، والمدرجين بوصفهم كذلك في ISEE.

وكلا هذين الشرطين كانا محلّ إجراء مخالفة أطلقته المفوضية الأوروبية ضد إيطاليا. وقد وصفت المفوضية الشرطين بأنهما تمييزيان، لأن كليهما يتعارض مع مبدأ حرية التنقل (بوصفهما عائقاً غير مباشر أمام التنقل بين الدول الأعضاء)، ولأن الشرط الثاني يتعارض أيضاً مع المادة 67 من اللائحة 883/04/CE التي تنص على أن «للشخص الحق في الاستحقاقات الأسرية وفق تشريع الدولة العضو المختصة، بما في ذلك لأفراد أسرته المقيمين في دولة عضو أخرى، كما لو كان هؤلاء مقيمين في الدولة الأولى».

وعليه، جاءت التعديلات استجابةً لإجراء مخالفة كان يخصّ مواطني دول الاتحاد الأوروبي حصراً (وهو ما يمنحها بالتأكيد أثراً رجعياً في مواجهتهم). غير أنه فيما يتعلق بتعديل مكان إقامة الأبناء، يبقى السؤال مطروحاً: هل يمكن، في ضوء بنود التوجيهات التي تكفل المساواة في المعاملة على أقل تقدير لمواطني الدول الثالثة الحاملين لتصريح إقامة طويلة الأمد أو تصريح عمل موحّد، تطبيق هذا التعديل أيضاً على المواطنين الأجانب بالنسبة لأبنائهم المقيمين في دول الاتحاد الأوروبي، عائدين بذلك إلى الوضع ذاته الذي نشأ بشأن إعانات الوحدة الأسرية (ANF) في أعقاب حكمَي محكمة العدل الأوروبية الصادرَين في 25.11.2021 وحكم المحكمة الدستورية رقم 67/2022.

النص الجديد ساري المفعول منذ 21 أبريل 2026.

أسئلة شائعة

ماذا يحدث للطلبات المقدَّمة سابقاً التي كانت تفتقر إلى شرط الإقامة لسنتين؟

من غير المرجح أن يفسّر INPS النص باعتباره ذا أثر رجعي، لذا سيكون من الضروري على الأرجح اللجوء إلى القضاء مستندين إلى الطابع التمييزي غير المباشر للشرط — وهو الطابع الذي أقرّت به المفوضية حين فتحت الإجراء — بالنسبة للأشخاص من مواطني دول خارج الاتحاد الأوروبي الذين يتمتعون بحق المساواة في المعاملة في مجال إعانات الضمان الاجتماعي (وتشمل بالتأكيد: حاملي تصريح الإقامة طويلة الأمد وفق المادة 11 من التوجيه 2003/109، وحاملي تصريح العمل الموحّد وفق المادة 12 من التوجيه 2011/98، وحاملي تصريح الحماية الدولية وفق المادة 29 من التوجيه 2011/95).

بالنسبة للحالات السابقة للتعديل، هل يمكن احتساب السنتين بالاعتماد على الإقامة الفعلية لا الإقامة الرسمية (القيد البلدي)؟

نعم، وقد صدرت بالفعل أحكام قضائية في هذا الشأن اعترفت بأهمية الإقامة الفعلية حتى في غياب الإقامة الرسمية.

هل تسري إمكانية إدراج الأبناء المعالين المقيمين في الخارج في الحساب على الأشخاص من مواطني الدول غير الأعضاء في الاتحاد الأوروبي أيضاً؟

كما ذُكر آنفاً، هذا موقف قابل للدفاع عنه في ضوء التزامات المساواة في المعاملة لطويلي الإقامة وحاملي تصريح العمل الموحّد وحاملي وضع الحماية. في المقابل، يُضعف هذا الموقفَ أن المفوضية توصّلت إلى هذه النتيجة تحديداً من أجل صون حق حرية التنقل، وهو حق لا يتمتع به المواطنون الأجانب من خارج الاتحاد الأوروبي.

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